Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13605 del 21/06/2011

Cassazione civile sez. III, 21/06/2011, (ud. 12/05/2011, dep. 21/06/2011), n.13605

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMATUCCI Alfonso – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.B., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE CARSO 77, presso lo studio dell’avvocato PONTECORVO

EDOARDO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato DELLA

CAPANNA ENRICO giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

I.T.A.S. ASSICURAZIONI SPA – Istituto Trentino Alto Adige per

Assicurazioni -, in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione in carica, dott. B.E., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA L BISSOLATI 76, presso lo studio

dell’avvocato SPINELLI GIORDANO Tommaso, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato DIVAN ANTONIO giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

VE.MA.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 432/2005 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

Sezione Seconda Civile, emessa il 15/11/2005, depositata il

17/12/2005; R.G.N. 84/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/05/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI CARLEO;

udito l’Avvocato PONTECORVO EDUARDO;

udito l’Avvocato RIVELLESE NICOLA, (per delega dell’Avvocatao

SPINELLI GIORGANO TOMMASO);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per accoglimento per quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione notificata in data 13 novembre 2001 V.M. conveniva in giudizio Ve.Ma. e B.B. per sentirli condannare, in solido, al risarcimento dei danni alla persona subiti in conseguenza di un incidente avvenuto il (OMISSIS). Esponeva che la B., nell’effettuare una manovra di retromarcia alla guida di un’autovettura di proprietà del marito V.M., che era altresì suo nipote, lo investiva procurandogli gravi lesioni personali. In esito al giudizio, in cui i convenuti si costituivano ammettendo la propria responsabilità e Ve.Ma. chiamava in garanzia L’ITAS Assicurazioni S.p.a, il Tribunale di Trento accoglieva la domanda risarcitoria proposta nei confronti della B., respingeva invece le domande spiegate nei confronti di Ve.Ma. – per difetto di prova dell’elemento soggettivo – e nei confronti della compagnia assicuratrice sia per carenza di legittimazione, della B., all’azione di manleva sia perchè non era operante la copertura assicurativa essendo il sinistro avvenuto in area privata. Avverso tale decisione proponevano appello sia Ve.Ma. sia la B. ed in esito al giudizio, nel corso del quale decedeva l’originario attore V.M., la Corte di Appello di Trento con sentenza depositata in data 17 dicembre 2005 dichiarava inammissibile l’impugnazione del V. e rigettava gli appelli proposti dalla B. e da Ve.Ma.

in proprio.

Avverso la detta sentenza la B. ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in un unico motivo. Resiste con controricorso la compagnia assicuratrice.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’unica doglianza, svolta dalla ricorrente, articolata sotto il profilo dell’erronea interpretazione della clausola contrattuale del contratto di assicurazione, della violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 1 e 4 e della motivazione contraddittoria su un punto decisivo della controversia, si fonda essenzialmente sulla considerazione che la Corte territoriale, nell’individuare i soggetti potenzialmente titolari dei benefici derivanti dall’obbligo assicurativo, avrebbe sbagliato nell’escludere da tale novero il contraente assicurato.

Ed invero, essendo l’ambito soggettivo di operatività della copertura assicurativa tracciato dalla L. n. 990 del 1969, art. 4 come modificato dalla L. n. 142 del 1992 e già in precedenza oggetto di declaratoria di illegittimità costituzionale con sentenza 2.5.1991, per terzi vanno intesi – così scrive la ricorrente – tutti coloro che abbiano riportato danni alla persona ad eccezione del conducente. Conseguentemente, sarebbe errata la tesi della Corte territoriale secondo cui, essendo l’assicurato V. divenuto il soggetto danneggiato per effetto di successione ereditaria, non troverebbe applicazione il contratto di assicurazione per l’inconciliabile contraddizione logica sussistente tra l’essere danneggiato e essere il soggetto la cui responsabilità verso i terzi è coperta da assicurazione.

La censura merita attenzione. A riguardo, è opportuno premettere che l’impugnata decisione della Corte di appello risulta conforme a numerosi precedenti di questa Corte la quale, per sinistri verificatisi nel periodo antecedente all’entrata in vigore della L. n. 142 del 1992, avevano escluso dal novero dei terzi aventi diritto al risarcimento dei danni derivanti da sinistro stradale sia il coniuge trasportato sulla vettura assicurata, in comunione legale dei beni con il conducente, (cfr Cass. n. 13868/03; Cass. n. 2283/05) sia l’assicurato medesimo. E ciò, in linea con il testo originario della L. n. 990 del 1969, art. 4 il quale escludeva dai benefici dell’assicurazione obbligatoria, dichiarandoli non terzi, oltre a quelli la cui responsabilità doveva essere coperta dall’assicurazione, tutte quelle persone i cui rapporti con gli assicurati potevano indurre ad ipotizzare possibili collusioni in danno dell’assicuratore persino in caso di lesioni personali.

Fatto sta che sono successivamente intervenute, dapprima, la Corte Costituzionale con sentenza n. 188/1991 (la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 4 citato nella parte in cui escludeva dai benefici, per i danni alle persone, il coniuge, gli ascendenti e discendenti legittimi, naturali o adottivi della lett. a) della disposizione) e, quindi, la riforma disposta dalla L. n. 142 del 1992, la quale, mutando il testo dell’art. 4 in esame, ha disposto che non è considerato terzo e non ha diritto ai benefici derivanti dal contratto di assicurazione obbligatoria il solo conducente del veicolo responsabile del sinistro, con la conseguenza che tutti gli altri soggetti di cui all’art. 2054 c.c., comma 3, i loro congiunti e persino lo stesso proprietario o comproprietario del veicolo hanno diritto di ottenere dall’assicuratore il risarcimento del danno alla persona.

Naturalmente, questo nuovo regime si applica con riguardo ai sinistri, come quello in esame, accaduti dopo l’entrata in vigore della L. n. 142 del 1992 anche se questa Corte – la circostanza merita di essere sottolineata – ha ritenuto che l’art. 3 della direttiva n. 84/5/CEE, che vieta di escludere, a motivo del legame di parentela, i membri della famiglia (anche) del conducente dal beneficio dell’assicurazione per la responsabilità civile riguardante i danni alla persona, dovesse trovare diretta applicazione, in luogo della L. n. 990 del 1969, art. 4, lett. a), nel testo anteriore alla novella recata dalla L. n. 142 del 1992, art. 28 nel caso di danni alla persona del coniuge trasportato comproprietario dell’autovettura in regime di comunione di beni a seguito di sinistro verificatosi successivamente alla scadenza del termine (31 dicembre 1988), imposto dall’art. 5 della stessa direttiva, trattandosi di una norma generale ed incondizionata, che si sovrappone alla normativa italiana difforme per il principio della gerarchia delle norme, anche in considerazione della ratio legis volta ad accordare ai membri della famiglia dell’assicurato, del conducente e di qualsiasi altro responsabile una posizione analoga a quella della vittima per quanto riguarda i danni alla persona. (cfr Cass. n. 2379/08 in motivazione).

Tutto ciò premesso, posto che la legge sull’assicurazione obbligatoria mira a garantire la responsabilità, tra gli altri, anche del conducente la vettura investitrice (quale era nel caso di specie la ricorrente B.), ritenuto che, a seguito della riforma disposta dalla L. n. 142 del 1992, non ha diritto ai benefici derivanti dal contratto di assicurazione obbligatoria il solo conducente del veicolo responsabile del sinistro, ne consegue che tutti gli altri soggetti, la cui responsabilità è coperta dall’assicurazione, e quindi anche lo stesso proprietario o comproprietario del veicolo assicurato, nonchè i loro congiunti e l’assicurato medesimo hanno diritto di ottenere dall’assicuratore il risarcimento del danno alla persona.

Con la conseguenza ulteriore che, alla stregua delle predette ragioni, il ricorso per cassazione, siccome fondato, deve essere accolto e che la sentenza impugnata, che ha fatto riferimento, in modo non corretto, ad una regula iuris diversa, deve essere cassata.

Ne deriva che, occorrendo un rinnovato esame da condursi nell’osservanza del principio richiamato, la causa va rinviata alla Corte di Appello di Trento, in diversa composizione, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio della causa alla Corte di Appello di Trento, in diversa composizione, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di Consiglio, il 12 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2011

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