Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13600 del 02/07/2020

Cassazione civile sez. I, 02/07/2020, (ud. 25/02/2020, dep. 02/07/2020), n.13600

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27042/2015 proposto da:

Comune di Montoro, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Via Mordini n. 14, presso lo studio

dell’avvocato Petrillo Giovanni, rappresentato e difeso

dall’avvocato Gabrieli Leonida Maria, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

T.G., elettivamente domiciliato in Roma, Via

dell’Assunzione n. 154, presso lo studio dell’avvocato Arieta

Giuseppe, che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

Comune di Montoro, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Via Mordini n. 14, presso lo studio

dell’avvocato Petrillo Giovanni, rappresentato e difeso

dall’avvocato Gabrieli Leonida Maria, giusta procura a margine del

ricorso principale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 1604/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 07/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/02/2020 dal cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza emessa in data 25 luglio 2009 il Tribunale di Avellino, accogliendo parzialmente la domanda proposta da T.G. diretta ad ottenere il risarcimento del danno subito in conseguenza dell’illecita attività di occupazione ed ablazione, da parte del Comune di Montoro Inferiore, della superficie scoperta del terreno di proprietà dell’attore, individuata catastalmente come in atti, condannava il Comune di Montoro Inferiore al pagamento a favore di T.G. della somma di Euro 95.786,63 oltre rivalutazione monetaria e interessi come precisato nella motivazione della stessa sentenza.

2. Con sentenza n. 1604/2015 depositata in data 7/4/2015 la Corte d’appello di Napoli rigettava l’appello principale proposto dal Comune di Montoro Inferiore, accoglieva per quanto di ragione l’appello incidentale di T.G. e, in parziale riforma della sentenza impugnata, condannava il Comune di Montoro Inferiore al pagamento a favore di T.G. dell’ulteriore somma di Euro 37.377, oltre rivalutazione monetaria e interessi come regolati dalla sentenza appellata. La Corte territoriale ha confermato la sentenza appellata circa la sussistenza della giurisdizione del Tribunale ordinario, la configurabilità, nella specie, di occupazione usurpativa, nonchè circa l’esatto computo della superficie effettivamente impegnata, così rigettando l’appello principale del Comune. In parziale accoglimento dell’appello incidentale del T. ha riconosciuto l’ulteriore voce di danno relativa al costo per la realizzazione, ad opera del T. stesso, della pavimentazione del piazzale, successivamente distrutto dal Comune.

3. Avverso questa sentenza il Comune di Montoro propone ricorso, affidato a due motivi, resistito con controricorso da T.G., che propone ricorso incidentale affidato ad un motivo. Il Comune ha depositato controricorso in replica al ricorso incidentale.

4. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il Comune ricorrente lamenta “Violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 – Motivazione insufficiente ed inidonea a sostenere il dictum della sentenza- omesso esame di un decisivo fatto principale (esatta individuazione della porzione occupata e sua reale estensione), risultante dagli atti processuali e dalla C.T.U., oggetto di discussione dei giudizi di merito – Violazione dell’art. 360, n. 3 in relazione all’art. 112 c.p.c.”. Deduce, riportando ampi passi della sentenza e della C.T.U. D., che non era stata mai occupata l’intera superficie del piazzale del T., ma che l’area oggetto della presunta occupazione usurpativa ad opera del Comune era quella rappresentata dalla superficie pavimentata ed asfaltata di un’ampiezza di presumibili mq. 498,06, e non anche dei marciapiedi. Ad avviso del ricorrente principale, il C.T.U. ing. F. erroneamente ha individuato, nella propria relazione del maggio 2013, nell’intera (OMISSIS) la porzione di terreno ablata, con l’estensione di mq. 1011,62, quando, invece, la superficie appresa era il solo spiazzo destinato a parcheggio, come rimarcato dal CTP del Comune Della Valle, di estensione variabile tra i 44 mq. e i 455,94 mq.. Ad avviso del Comune, inoltre, la Corte territoriale ha riconosciuto, con motivazione insufficiente ed inidonea, un bene della vita diverso da quello richiesto dal T., in violazione dell’art. 112 c.p.c..

2.Con il secondo motivo il ricorrente principale lamenta “Violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione agli artt. 2043,2058,2697 c.c. e art. 112 c.p.c. – Violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione agli artt. 99,112 e 345 c.p.c., all’art. 117 Cost., comma 1, alla L. n. 244 del 2007 e dei principi di cui alla sentenza n. 349/2007 Corte Cost. e della Suprema Corte di Cassazione, quanto di criteri di liquidazione del danno”. Adduce che la Corte territoriale aveva invertito le regole dell’onere della prova, in violazione dell’art. 2697 c.c., quantificando il danno subito dal T. in relazione all’intera particella e non alla superficie effettivamente impegnata. Adduce, inoltre, che il danno era stato quantificato in misura eccedente rispetto al valore di mercato del bene occupato e che nell’atto di appello, il cui testo riporta in ricorso per la parte di interesse (pag. n. 19), era stato contestato il valore attribuito al suolo dal C.T.U.. Rileva che nelle consulenze espletate non era stata accertata la situazione di fatto e di diritto esistente al momento consumativo dell’illecito, nè la situazione urbanistica del bene. Il proprietario danneggiato, in caso di pregiudizio ulteriore, ha l’onere di provare lo stesso, ed invece nella specie non era provato che il piazzale del T., solo pavimentato, fosse stato distrutto, avendo erroneamente interpretato la Corte d’appello un passaggio della consulenza F., che trascrive nel ricorso. La Corte territoriale aveva erroneamente recepito le conclusioni del C.T.U., pur in assenza di prova, avendo peraltro il proprietario optato solo per la tutela risarcitoria. Richiama, sul punto, la sentenza della Corte Costituzionale n. 349/2007 e ribadisce che solo il valore venale del suolo costituisce pieno e integrale del danno subito dal proprietario.

3. Con l’unico motivo di ricorso incidentale il T. denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c., dolendosi della statuizione di compensazione delle spese di lite, degli esborsi e delle spese di CTU. Deduce di essere risultato quasi integralmente vittorioso nel giudizio d’appello e pertanto le spese andavano poste integralmente a carico del Comune, parte soccombente.

4. Preliminarmente devono essere disattese le eccezioni, sollevate dal controricorrente, di carenza del mandato conferito dal Comune e di inesistenza del ricorso principale in virtù dell’estinzione del Comune di Montoro Inferiore, avvenuta nel dicembre 2013 per effetto della sua fusione con il Comune di Montoro Superiore.

La procura a margine del ricorso per cassazione è stata rilasciata dal Sindaco del Comune di Montoro, giusta autorizzazione della Giunta Municipale del 24-8-2015, ossia di data successiva all’anzidetta fusione. La procura ed il ricorso sono univocamente riferibili al nuovo soggetto Comune di Montoro, successore a titolo universale dei due enti preesistenti, come da L.R. Campania n. 16 del 2013 e ai sensi degli artt. 15 e 16 T.U.E.L. (D.Lgs. n. 267 del 2000) e della L. n. 56 del 2014, e, quindi, soggetto legittimato a proporre il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 110 c.p.c., applicabile anche al giudizio di legittimità (Cass. S.U.n. 9693/2013). Resta da aggiungere che la qualità del Comune di Montoro di ente successore a titolo universale del Comune di Montoro Inferiore è pacifica in causa, in quanto affermata dallo stesso controricorrente (pag.n. 6 controricorso), e che, alla stregua delle suindicate risultanze, può ritenersi frutto di mero refuso l’errore, rinvenibile nell’intestazione del ricorso, nella parte in cui è indicato il Comune di Montoro Inferiore quale parte ricorrente. Deve essere disattesa anche l’eccezione di nullità della notifica del ricorso per cassazione perchè effettuata al procuratore nominato per il solo giudizio d’appello e non domiciliatario, nonchè non abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori.

Nel caso di specie, dalla relata di notifica del ricorso principale in atti risulta attestato dall’Ufficiale Giudiziario che il procuratore domiciliatario del T. era deceduto, sicchè il ricorso è stato correttamente notificato all’altro procuratore che assisteva il T. nel giudizio di appello (Cass. n. 3125/2012). Inoltre l’iscrizione all’Albo Speciale per il patrocinio innanzi alle magistrature superiori è prescritta per la proposizione del ricorso per cassazione e del controricorso, non per il difensore destinatario della notifica del ricorso per cassazione.

5. Il primo motivo di ricorso principale è in parte infondato e in parte inammissibile.

5.1. Sono inammissibili le censure concernenti “l’insufficienza e l’inidoneità a sostenere il dictum della motivazione” della sentenza impugnata. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte “In seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un fatto storico, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia decisivo ai fini di una diversa soluzione della controversia” (Cass. S.U. n. 8053/2014 e tra le tante da ultimo Cass. n. 22598/2018).

Premesso che nella fattispecie in esame trova applicazione l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come novellato nel 2012 – la sentenza impugnata è stata depositata il 7 aprile 2015 -, le censure di cui trattasi sono inammissibili in quanto formulate secondo il paradigma previgente del vizio motivazionale.

5.2. Sono manifestamente infondate le censure concernenti l’omesso esame del fatto decisivo, consistente nell’esatta individuazione dell’area occupata, erroneamente, ad avviso del Comune, riconosciuta di maggiore estensione rispetto a quella effettiva, atteso che, invece, l’esame di quel fatto è stato compiutamente effettuato dalla Corte territoriale (pag. 9 della sentenza impugnata) ed è stata rinnovata la C.T.U. nel grado d’appello “onde accertare l’esatta consistenza dell’area occupata dal Comune, particella 323, e la destinazione della stessa prima della realizzazione della strada pubblica” (pag.19 della sentenza impugnata), essendosi, quindi, espletato l’approfondimento istruttorio anche per verificare l’esatto ingombro dell’area occupata dal Comune.

5.3. Inammissibile è la doglianza relativa alla denunciata violazione di legge, con riferimento all’art. 112 c.p.c., per avere la Corte d’appello “riconosciuto un bene della vita diverso (e addirittura di valore superiore) da quello effettivamente richiesto dal T.”. Nell’illustrare la censura, il Comune richiama, diffusamente e in modo non lineare, le risultanze delle consulenze d’ufficio e di parte, affastellando una serie di dati fattuali, senza neppure specificamente precisare quale fosse la pretesa azionata dall’attore. La doglianza è, quindi, generica e inoltre si risolve nell’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sub specie del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non ricorrente, nella specie, per quanto già detto (cfr. Cass. n. 24054/2017).

6. Anche il secondo motivo di ricorso principale è inammissibile. 6.1. Il ricorrente principale, nel dedurre, apparentemente, la violazione di norme di legge, mira, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (Cass. n. 8758/2017).

Il Comune svolge, infatti, una serie di doglianze sulla valutazione delle risultanze probatorie e sulla quantificazione del danno derivante dall’occupazione usurpativa, riproponendo, peraltro, la questione dell’errata estensione dell’area occupata, nonchè, genericamente, contestazioni sulla destinazione urbanistica di quest’ultima, che, peraltro, neppure risultava censurata con i motivi d’appello, in base a quanto il Comune stesso espone in ricorso (pag. n. 3 ricorso; così anche alle pag. n. 18 e n. 19, ove riporta le deduzioni di cui all’appello, con cui contestava il valore attribuito all’area occupata perchè iperbolico per un esigua zona di terreno).

La Corte d’appello, con motivazione adeguata, in base alle risultanze istruttorie, ha ritenuto dimostrato anche un danno ulteriore rispetto alla perdita di proprietà, consistente nel costo di realizzazione della pavimentazione della piazzetta, eseguita dal T. prima dell’occupazione usurpativa ed andata distrutta con l’occupazione illecita dell’area da parte del Comune. Le doglianze si sostanziano, per contro, in generiche deduzioni circa il regime giuridico della responsabilità ex art. 2043 c.c., nonchè nell’allegazione di circostanze fattuali e di valutazioni di merito.

7.11 ricorso incidentale è infondato.

7.1. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di spese processuali, il potere del giudice di disporre la compensazione delle stesse per soccombenza reciproca ha quale unico limite quello di non poter porne, in tutto o in parte, il carico in capo alla parte interamente vittoriosa, poichè ciò si tradurrebbe in un’indebita riduzione delle ragioni sostanziali della stessa, ritenute fondate nel merito (da ultimo Cass. n. 10685/2019).

7.2. Premesso che nella specie trova applicazione l’art. 92 c.p.c. nella formulazione anteriore alla novella di cui alla L. n. 46 del 2009 (il giudizio di primo grado è iniziato nel 1999), il T. non è affatto risultato totalmente vittorioso nel giudizio d’appello, atteso che più censure svolte dallo stesso con l’appello incidentale sono state rigettate (da pag. 11 a pag. 14 della sentenza impugnata: voci aggiuntive di danno per aiuole, per deprezzamento proprietà residua, danno “urbanistico” per perdita posti auto, quantificazione effettuata dal Tribunale, indennità di occupazione temporanea dal 2000), ed è stata accolta solo la doglianza relativa al rimborso del costo della pavimentazione del piazzale, di cui si è detto.

Non ricorre, pertanto, il vizio denunciato, sussistendo la reciproca soccombenza, essendo altresì insindacabile la scelta, rimessa al potere discrezionale del giudice di merito, tra compensazione parziale o totale (Cass. n. 19613/2017).

8. In conclusione, devono essere rigettati sia il ricorso principale, sia il ricorso incidentale.

9. Valutata la reciproca soccombenza, nonchè la rilevanza delle relative domande in ordine all’esito complessivo della lite, non potendosi tener conto, a tal fine, del rigetto delle eccezioni preliminari sollevate dal controricorrente (Cass. n. 18503/2014), le spese del presente giudizio sono compensate per un terzo e il ricorrente principale va condannato alla rifusione dei restanti due terzi delle spese di lite, liquidate, per l’intero, come in dispositivo.

10. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte sia del ricorrente principale che del ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto, rispettivamente, per il ricorso principale per cassazione e per quello incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale e rigetta il ricorso incidentale. Condanna il ricorrente principale alla rifusione dei due terzi delle spese di lite del giudizio di legittimità, liquidate per l’intero in 3.000 per compensi ed Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge, compensando il residuo terzo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte sia del ricorrente principale che del ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto, rispettivamente, per il ricorso principale per cassazione e per quello incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2020

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