Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1360 del 23/01/2014


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1360 Anno 2014
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: BARRECA GIUSEPPINA LUCIANA

SENTENZA

sul ricorso 30643-2007 proposto da:
SPEROLINI GIANFRANCO SPRGFR61D23L388S, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA ANAPO 29, presso lo studio
dell’avvocato GIZZI MASSIMO, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato DEL TORRE CARLO
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013
2077

contro

ITALFONDIARIO 00880671003 nella sua qualità di
mandataria di CASTELLO FINANCE S.R.L. successore di
INTESA GESTIONE CREDITI S.P.A. in persona della

1

Data pubblicazione: 23/01/2014

Dott.ssa

LAURA

SERINI

nella

sua

qualità

di

Amministratore Delegato e Legale Rappresentante,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA
GRAZIOLI 15, presso lo studio dell’avvocato GARGANI
BENEDETTO, che la rappresenta e difende unitamente

atti;
PAGANINI ALDERICO PGNLRC56M14L483C,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 145,
presso lo studio dell’avvocato LOMBARDI ROBERTO,
rappresentato e difeso dall’avvocato AGOSTINIS ENRICO
giusta delega in atti;
– controricorrenti nonchè contro

BANCA DI CIVIDALE S.P.A., BANCA DI ROMA S.P.A., ROLO
BANCA 1472 S.P.A., MARTINI ANDREA, CASSA DI RISPARMIO
DI PORDENONE E UDINE, BANCA DI CREDITO COOPERATIVO
CASSA RURALE ED ARTIGIANA DI LUCINICO FARRA E
CAPRIVA, BANCA NAZIONALE DEL LAVORO S.P.A., CASSA DI
RISPARMIO DI GORIZIA S.P.A., BANCA ANTONIANA VENETA
S.P.A., OSTROMANN RODOLFO, CASSA DI RISPARMIO DI
TRIESTE S.P.A., CONDOMINIO MARTINI DI GRADO , GORDINI
RICCARDO, MARTINI ALESSANDRA;
– intimati –

.

avverso la sentenza n. 379/2007 del TRIBUNALE di
GORIZIA, depositata il 19/07/2007, R.G.N. 1225/2004;

2

all’avvocato DEVESCOVI FABRIZIO giusta delega in

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/11/2013 dal Consigliere Dott.
GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;
udito l’Avvocato MASSIMO GIZZI;
udito l’Avvocato FABRIZIO DE VESCOVI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha concluso
per l’accoglimento p.q.r.;

3

udito l’Avvocato ROBERTO LOMBARDI per delega;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
l.-

Con la decisione ora impugnata, pubblicata il 19 luglio

2007, il Tribunale di Gorizia ha rigettato l’opposizione agli
atti esecutivi proposta, con ricorso depositato il 3 febbraio
2004, da Gianfranco Sperolini, nell’ambito della procedura

32/97 R.G.E., nella quale si era provvisoriamente aggiudicato,
all’esito dell’incanto dell’8 gennaio 2004, l’immobile
pignorato.
L’opponente deduceva che in data 2 febbraio 2004 gli era stato
comunicato il provvedimento del 29 gennaio 2004, col quale il
giudice dell’esecuzione aveva fissato una nuova gara al 1 0
aprile 2004, a seguito di presentazione di un’offerta di
aumento di sesto ai sensi dell’art. 584 cod. proc. civ., nel
testo all’epoca vigente; che non era riuscito ad ottenere copia
dell’istanza in aumento onde verificare l’identità
dell’offerente; che, ove si fosse trattato di Adelchi Furlan,
che già aveva partecipato all’incanto dell’8 gennaio 2004,
l’istanza di sarebbe dovuta considerare inammissibile poiché
quest’ultimo, in quell’occasione, aveva espressamente
dichiarato di rinunziare a presentare nuove offerte; che,
invece, ove si fosse trattato di soggetto diverso, questi
sarebbe risultato carente di legittimazione, da riconoscersi
soltanto in capo a coloro che avevano partecipato al precedente
incanto. Chiedeva perciò la revoca o l’annullamento del

4

esecutiva immobiliare, pendente dinanzi a quel Tribunale col n.

provvedimento del 29 gennaio 2004, di fissazione della nuova
gara.
1.2.-

Resistevano all’opposizione l’offerente in aumento di

sesto, Alderico Paganini, che deduceva che la propria
legittimazione si fondava sull’orientamento espresso dalle

del 1993, che era citata anche nel ricorso in opposizione,
nonché le creditrici intervenute Intesa Gestione Crediti s.p.a.
e Credito Cooperativo – Cassa Rurale e Artigiana di Lucinico,
Farra e Capriva S.c.r.1., che eccepivano, la prima,
l’inammissibilità del ricorso, la seconda, la sua infondatezza.
1.3.- Il Tribunale, come detto, ha rigettato l’opposizione agli

atti esecutivi. Ha condannato l’opponente al pagamento delle
spese in favore delle parti costituite, liquidate, per il
Paganini, nell’importo complessivo di C 14.036,42, per Intesa
Gestione Crediti S.p.a. nell’importo complessivo di C 5.923,05
e per il Credito Cooperativo nell’importo complessivo di E
6.087,36.
2.-

Avverso la sentenza Gianfranco Sperolini propone ricorso

straordinario per cassazione affidato a sei motivi, illustrati
da memoria.
Resistono con distinti controricorsi Alderico Paganini e
Italfondiario S.p.A., quale mandataria di Castello Finance
s.r.l. (cessionaria quest’ultima di Intesa Gestione Crediti
S.p.a.); entrambi hanno depositato memoria.
Non si difendono gli altri intimati.

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Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 8187

MOTIVI DELLA DECISIONE
l.- Preliminarmente va rigettata l’eccezione di improcedibilità
del ricorso sollevata dal resistente Paganini, per essere stato
il ricorso depositato nella cancelleria della Corte il 12
dicembre 2007, quindi oltre il termine di venti giorni

1’8 novembre 2007.
L’eccezione è infondata perché il termine di cui all’art. 369
cod. proc. civ. decorre dall’ultima notificazione alle parti
contro le quali il ricorso è proposto e, nel caso di specie,
l’ultima notificazione risulta perfezionata il 3 dicembre 2007
nei confronti di Alessandra Martini.
2.-

I primi tre motivi riguardano proprio la posizione di

quest’ultima, debitrice esecutata opposta, rimasta contumace
nel giudizio di merito, introdotto dall’odierno ricorrente,
Gianfranco Sperolini.
Questi deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 n. 3
e n. 4 cod. proc. civ., per avere il Tribunale ritenuto
validamente eseguita, nei confronti della Martini, la
notificazione presso il domicilio eletto, in mancanza di
un’elezione di domicilio risultante da atto scritto (primo
motivo); vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 n. 5 cod.
proc. civ., per avere il Tribunale ritenuto validamente
eseguita detta notificazione, senza alcuna motivazione in
ordine alla prova dell’intervenuta elezione di domicilio
(secondo motivo); violazione dell’art. 101 cod. proc. civ., in

6

decorrente dalla notificazione effettuata, nei suoi confronti,

relazione all’art. 360 n. 4 cod. proc. civ., per non essere
stata la sentenza pronunciata nei confronti di tutti
litisconsorti necessari.
2.1.- I motivi sono infondati.

Alessandra Martini, debitrice esecutata, quindi litisconsorte

figura quale destinataria della notificazione dell’atto
introduttivo da parte dello stesso Sperolini, opponente in
primo grado. Il Tribunale ha dato conto di ciò nella sentenza
impugnata e, nel dichiarare la contumacia della parte opposta,
ha espressamente accertato la

«rituale notifica del ricorso

introduttivo e del decreto dd. 4.2.2004 del G.E.>>.
Non vi è pertanto il vizio di violazione dell’art. 101 cod.
proc. civ., denunciato col terzo motivo, a meno che non si
ritenga

l’error in procedendo

del giudice nel verificare

l’esistenza e la validità della notificazione nei confronti del
litisconsorte necessario.
2.2.- Di tale ultima questione si occupano i primi due motivi,

relativi appunto ad una pretesa nullità della notificazione del
ricorso introduttivo nei confronti della Martini.
Va premesso che la questione, invece, dell’inesistenza della
notificazione per essere stata effettuata in luogo o a persona
non riconducibili in alcun modo al destinatario della medesima
è stata posta per la prima volta con la memoria depositata dal
ricorrente ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. ed, essendo
estranea ai motivi di ricorso, è da reputarsi oramai preclusa.

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necessaria del giudizio di opposizione agli atti esecutivi,

Ed, invero, sia il primo che il secondo motivo si limitano ad
argomentare in merito alla mancanza, agli atti del giudizio di
primo grado, di un atto scritto, ai sensi dell’art. 47 cod.
civ., proveniente dalla Martini, di elezione di domicilio
presso il procuratore destinatario della notificazione, laddove

non vi è cenno in ricorso al fatto che la Martini non avesse
mai intrattenuto rapporto alcuno con lo studio Donato
Gottardelli, presso il quale la notificazione è stata
regolarmente ricevuta.
Escluso pertanto che si verta in ipotesi di notificazione
inesistente, si avrebbe tutt’al più un’ipotesi di nullità della
notificazione per non essere state osservate le disposizioni
circa la persona alla quale consegnare la copia, specificamente
le disposizioni concernenti l’elezione di domicilio e la
notificazione al domiciliatario ex art. 141 cod. proc. civ.
Si tratta tuttavia di nullità sanabile ai sensi dell’art. 157
cod. proc. civ., richiamato dall’art. 160 cod. proc. civ.
Dispone il terzo comma dell’art. 157 cod. proc. civ. che la
nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato
causa: l’attuale ricorrente è l’autore della notificazione del
ricorso in opposizione e del decreto del giudice
dell’esecuzione presso il domicilio eletto della Martini, dallo
stesso notificante individuato come tale.
Conseguentemente il primo ed il secondo motivo di ricorso non
meritano di essere accolti, così come il terzo.

8

f)

3.

Col quarto motivo è denunciata violazione e/o falsa

applicazione dell’art. 17 cod. proc. civ. e degli artt. 57 e 60
del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578, nonché dell’art. 6, cap.
I, D.M. 8 aprile 2004 n. 127, in relazione all’art. 360 n. 3
cod. proc. civ., per avere il Tribunale escluso che la causa di

ai fini della liquidazione delle spese di lite.
In particolare, il ricorrente censura la liquidazione delle
spese effettuata a suo carico ed in favore di Alderico
Paganini, perché il valore della controversia è stato
determinato con riferimento all’importo per il quale il bene
staggito è stato definitivamente aggiudicato allo stesso
Sperolini. Quest’ultimo deduce che oggetto di opposizione era
un atto meramente ordinatorio del processo, vale a dire la
fissazione di un nuovo incanto, dopo la presentazione di
un’offerta in aumento di sesto; che questo atto si dovrebbe
considerare di valore indeterminabile, alla stregua della
giurisprudenza di legittimità richiamata in ricorso, perché
avente ad oggetto la decisione di questioni che attengono al
processo ed i cui effetti indiretti di ordine patrimoniale non
si prestano ad essere precisamente individuati e quantificati;
che, pertanto, il Tribunale avrebbe dovuto applicare gli artt.
57 e 60 del R.D. n. 1578 del 1933, considerando come oggetto di
vera contestazione il provvedimento di fissazione di nuovo
incanto, di valore non determinabile.

9

opposizione agli atti esecutivi fosse di valore indeterminabile

Il ricorrente, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ.
(applicabile ratione temporis,

in considerazione della data di

pubblicazione della sentenza impugnata – 19 luglio 2007),
formula il seguente quesito di diritto:
«dica il Supremo Collegio se, ai fini della determinazione dei

cause di opposizione agli atti esecutivi nelle quali si censuri
la regolarità del provvedimento di fissazione di un nuovo
esperimento d’asta a seguito dell’aumento di sesto, debbano
considerarsi di valore indeterminabile>>.
Il collegio ritiene che la risposta al quesito di diritto debba
essere positiva e che, pertanto, il motivo di ricorso sia
fondato.
4.- Il Tribunale ha liquidato le spese giudiziali in favore di

Alderico Paganini nell’importo complessivo di C 14.036,42,
tenendo conto del valore di C 705.000,00, pari al prezzo di
aggiudicazione definitiva del bene pignorato (indicato in
sentenza come

<>),

cioè del valore

espressamente considerato nella nota spese depositata dal
Paganini, ed ha invece liquidato importi inferiori in favore
degli altri opposti, poiché le note di questi ultimi erano
riferite ad uno scaglione di valore inferiore. Nell’effettuare
questa liquidazione il Tribunale ha richiamato il precedente di
questa Corte del 24 maggio 2006 n. 12354, senza tuttavia
soffermarsi sulle conseguenze applicative al caso di specie del
principio di diritto ivi espresso.

10

diritti e degli onorari spettanti al difensori delle parti, le

4.1.-

Il controricorrente Paganini richiama, a sua volta,

quest’ultimo principio di diritto, rilevando che il Tribunale
ne avrebbe fatto corretta applicazione poiché «l’effetto
economico sperato con l’opposizione dallo Sperolini>> e/o <> si dovrebbero

dell’aggiudicazione definitiva.
5.- Il principio espresso da Cass. n. 12354/06 è il seguente:

<< In tema di liquidazione delle spese del giudizio nelle cause di opposizione agli atti esecutivi, nel caso di espropriazione forzata, il valore della causa va determinato, con riferimento alla fase antecedente l'inizio dell'esecuzione,cioèavutoriguardo al valore del credito per cui si procede; invece, con riferimento alla fase successiva all'inizio dell'esecuzione (fatta eccezione per l'ipotesi di opposizione concernente l'intervento di un creditore, nella quale si deve far riferimento al valore del solo credito per il quale l'intervento viene effettuato) va determinato avendo riguardo agli effetti economici dell'accoglimento o del rigetto dell'opposizione predetta; qualora, poi, non sia possibile applicare tale criterio di determinazione del valore, in quanto l'accoglimento od il rigetto non producano effetti economici ben identificabili, la causa va ritenuta di valore pari a quello del bene o del beni oggetto dell'atto opposto. In ogni caso detto valore della causa non può essere ritenuto superiore né all'importo del credito totale per cui si procede, né al11parametrare alla somma di C 705.000,00, prezzovalore dei predetti effetti economici, né al valore del bene o dei beni oggetto dell'atto opposto>>.
Il collegio ritiene che il principio necessiti delle
precisazioni e delle integrazioni di cui appresso.
Si condivide il superamento della giurisprudenza di legittimità
più risalente (di cui è espressione, da ultimo, Cass. n.
6394/04), per la quale i giudizi di opposizione agli atti
esecutivi avrebbero dovuto essere considerati sempre e comunque
di valore indeterminabile. Piuttosto, si ritiene che, anche a
questi giudizi, vada applicato il principio per il quale, in
mancanza di norme che dettino specificamente i criteri di
determinazione del valore della controversia ai fini della
competenza e siano perciò utilizzabili per determinare lo
stesso anche ai fini della liquidazione delle spese (come è per
le cause di opposizione agli atti esecutivi, alle quali non è
riferibile alcuna norma del codice sulla cui base stabilire
tale valore, essendo l’art. 17 cod. proc. civ. riferibile
esclusivamente alle cause di opposizione all’esecuzione), debba
essere fatto riferimento al “peso” economico della
controversia, cioè al valore in denaro dell’oggetto del
contendere.
Si condividono quindi le considerazioni svolte nel citato
precedente, riguardo a quest’ultimo principio ed alle
differenti conseguenze applicative a seconda che l’opposizione
agli atti esecutivi sia stata proposta prima o dopo l’inizio
del processo esecutivo.

12

Quanto a questa seconda ipotesi, e limitando l’esame al
processo espropriativo immobiliare, si condividono, in via
prioritaria, i criteri di determinazione del valore della causa
ai fini della liquidazione delle spese indicati dal richiamato
precedente. Pertanto, il valore va determinato con riguardo
agli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto
dell’opposizione proposta ovvero, quando tali effetti non siano
ben identificabili, con riguardo al valore del bene.
Tuttavia, il collegio ritiene che quest’ultimo non possa essere
assunto come criterio residuale, di chiusura del sistema, sia
che lo si intenda riferito

al valore del «bene oggetto

dell’esecuzione>> (come risulta dalla motivazione della
sentenza n. 12354 del 2006) sia che il riferimento venga fatto
al valore del «bene oggetto dell’atto opposto>> (come risulta
dalla massima sopra riportata).
5.1.- Ed, invero, il valore del bene oggetto dell’esecuzione,

cioè del bene pignorato, è, in primo luogo, rappresentato dal
valore attribuito allo stesso ai sensi dell’art. 568 cod. proc.
civ., vale a dire dal valore determinato dal giudice
dell’esecuzione sulla base della stima effettuata dall’esperto
ai sensi del terzo comma di questa norma e dell’art. 173 bis
disp. att. cod. proc. civ.; quindi, dal valore corrispondente
al prezzo base fissato nell’ordinanza di vendita ai sensi
dell’art. 569, comma terzo, nonché dell’art. 572 per la vendita
senza incanto e dell’art. 576 per la vendita con incanto.

13

A questo valore

corrisponderà anche

il valore della

controversia di opposizione agli atti esecutivi se non sarà
possibile identificare gli effetti economici dell’accoglimento
o del rigetto dell’opposizione (in ossequio al principio di
diritto sopra enunciato). Il criterio residuale del valore del
bene sarà perciò applicabile senza alcun dubbio ogniqualvolta
venga opposto un atto del processo esecutivo che riguardi il
bene in quanto tale e/o direttamente il valore ad esso
attribuito

(come ad esempio nel caso in cui venga opposta

l’ordinanza di vendita per vizi suoi propri oppure per vizi
attinenti al procedimento di stima da parte dell’esperto).
Peraltro, il medesimo criterio è applicabile, sempre

in via

residuale (quindi sempreché non siano identificabili altrimenti
gli effetti

economici dell’accoglimento o del

rigetto

dell’opposizione), qualora venga opposto ogni altro atto del
processo esecutivo immediatamente riferibile al bene pignorato,
pur se il valore del bene, e quindi della controversia,
potrebbe non essere più quello determinato ai sensi dell’art.
568 cod. proc. civ. Si pensi all’ipotesi in cui siano opposti
l’ordinanza

di

aggiudicazione

oppure

il

decreto

di

trasferimento: sia nell’uno che nell’altro caso il valore del
sarà venuto a determinare

bene oggetto dell’atto si

nell’importo finale del prezzo di aggiudicazione ed a tale
valore andrà commisurato il valore della controversia di
opposizione agli atti esecutivi che riguardi l’uno o l’altro
dei detti due provvedimenti del giudice dell’esecuzione.

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In tutte le ipotesi sopra considerate vi è un bene oggetto
immediato dell’atto opposto al cui valore si fa riferimento per
determinare il valore della causa di opposizione agli atti.
Questo valore potrebbe non essere in contestazione, in sé, ed
allora non sorgerebbe alcuna questione di determinabilità dello

dell’opponente (nel senso che, per esempio, sia in
contestazione, in sede di opposizione ad ordinanza di vendita,
la determinazione fatta dal giudice dell’esecuzione ai sensi
dell’art. 568 cod. proc. civ.), ma allora la determinazione del
valore del bene costituirebbe essa stessa oggetto della
controversia, nel senso che questa sarebbe deputata a dirimere
proprio la contestazione in merito al valore del bene oggetto
dell’atto opposto. In tale ultima eventualità, il valore della
controversia ai fini della liquidazione delle spese si
determinerà tenendo conto del valore del bene come accertato
all’esito della lite.
5.2.- Peraltro, si può verificare che sia opposto un atto del

processo esecutivo che abbia soltanto come oggetto mediato il
bene pignorato, ma che in via immediata contenga un atto di
parte o un comando del giudice dell’esecuzione a rilevanza
esclusivamente processuale.
In tale caso se l’opposizione riguarda profili formali
dell’atto esecutivo, ma non mette in discussione né influisce
sul valore del bene oggetto dell’esecuzione, cioè del bene
pignorato, così come stimato dall’esperto o risultante dal

15

stesso; potrebbe essere invece contestato da parte

prezzo finale di aggiudicazione,

ben può tale valore

costituire, sempre in via residuale, il parametro di
riferimento per la liquidazione delle spese del giudizio di
opposizione agli atti esecutivi (come nel caso, preso ad
esempio anche nel precedente n. 12354/06, in cui, con
l’opposizione, si chieda l’annullamento e la ripetizione
dell’atto).
Tuttavia, può darsi il caso, quale è quello oggetto del ricorso
in esame, che il provvedimento del giudice dell’esecuzione
opposto ai sensi dell’art. 617 cod. proc. civ. sia di portata
tale che la decisione della causa di opposizione influisca
sulla determinazione del valore del bene pignorato, pur non
avendo come oggetto immediato quest’ultima. In questa
situazione processuale, la determinazione del valore del bene
pignorato -cioè del “peso” economico della controversia- non
risulta essere oggetto della decisione assunta ex artt. 617 e
618 cod. proc. civ., ma, pur essendone influenzata, dipende da
eventi esterni al giudizio di opposizione, perché propri del,
distinto, processo esecutivo.
In tale situazione, si deve ritenere che gli atti del giudizio
di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. non offrano, in sé
considerati, elementi utili per la stima del valore del bene,
ai fini della determinazione del valore della controversia. La
situazione appare assimilabile a quella contemplata dall’art.
15, ult. co ., cod. proc. civ. per la determinazione del valore
delle cause relative a beni immobili, laddove è previsto che,

16

quale criterio sussidiario (rispetto a quello stabilito dai
primi due comma), << il giudice determina il valore della causa secondo quanto emerge dagli atti; e se questi non offrono elementi per la stima, ritiene la causa di valore indeterminabile>>.
Allora il principio di diritto espresso dal precedente n.
12354/06 va precisato nei termini che seguono:

«In tema di

liquidazione delle spese del giudizio nelle cause di
opposizione agli atti esecutivi, nel caso di espropriazione
forzata, il valore della causa va determinato, con riferimento
alla fase antecedente l’inizio dell’esecuzione, avuto riguardo
al valore del credito per cui si procede; invece, con
riferimento alla fase successiva all’inizio dell’esecuzione
(fatta eccezione per l’ipotesi di opposizione concernente
l’intervento di un creditore, nella quale si deve far
riferimento al valore del solo credito per il quale
l’intervento viene effettuato) va determinato avendo riguardo
agli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto
dell’opposizione predetta; qualora, poi, non sia possibile
applicare tale criterio di determinazione del valore, in quanto
l’accoglimento od il rigetto non producano effetti economici
ben identificabili, la causa va ritenuta di valore pari a
quello del bene o dei beni oggetto dell’atto opposto,

a meno

che questo valore risulti non determinabile in base a quanto
emerge dagli atti del giudizio di opposizione, perché
dipendente dall’ulteriore sviluppo del processo esecutivo. In

17

tale ultima eventualità, la causa va ritenuta di valore
indeterminabile>>.
6.- Il principio di diritto appena espresso applicato al caso

di specie comporta l’accoglimento del quarto motivo di ricorso,
in ragione delle vicende processuali e delle considerazioni di

Le prime vanno riassunte nei seguenti termini:
all’incanto dell’ 8 gennaio 2004 Gianfranco Sperolini si
aggiudicava il bene immobile pignorato per l’importo di
400.000,00,

e

superiore al prezzo base d’asta, che era stato

fissato nell’importo di e 380.000,00;
in data 19 gennaio 2004 Alderico Paganini, che non aveva
partecipato all’incanto, proponeva offerta in aumento di sesto
(ai sensi dell’art. 584 cod. proc. civ., nel testo applicabile
ratione temporis);
il giudice dell’esecuzione, con provvedimento del 29
gennaio 2004, verificata la regolarità dell’offerta, indiceva
un nuovo incanto per il l ° aprile 2004;
in data 3 febbraio 2004 lo Sperolini proponeva ricorso in
opposizione avverso il provvedimento del 29 gennaio 2004,
comunicato il 2 febbraio 2004;
non essendo stato sospeso il processo esecutivo, veniva
tenuto il nuovo incanto, all’esito del quale lo Sperolini si
aggiudicava nuovamente il bene per il maggior prezzo di
705.000,00;

18

e

cui appresso.

a seguito di questa aggiudicazione, chiedeva che fosse
dichiarata cessata la materia del contendere sull’opposizione
agli atti esecutivi, ma il Tribunale di Gorizia rigettava
l’opposizione e condannava l’opponente al pagamento delle spese
di lite, ritenendo insussistenti i presupposti per dichiarare

opposizione (estranei al presente ricorso).
6.1.- Date le vicende di cui sopra, il criterio prioritario di
determinazione del valore della controversia costituito dagli
effetti economici (dell’accoglimento o) del rigetto
dell’opposizione non risulta applicabile, poiché, nel caso in
esame, questi effetti non sono determinabili nel loro ammontare
tenendo conto soltanto del rigetto dell’opposizione.
Infatti, l’atto impugnato era il provvedimento del giudice che
fissava la nuova gara, in conseguenza della presentazione di
un’offerta in aumento di sesto, dopo un’aggiudicazione
provvisoria, ad un prezzo più alto di quello di stima.
Si potrebbe sostenere che effetto del rigetto dell’opposizione
sia stato l’aumento del prezzo di aggiudicazione, vale a dire
la differenza tra tale prezzo finale, pari ad E 705.000,00, ed
il prezzo della prima aggiudicazione, pari ad E 400.000,00, e
quindi che il valore della controversia potrebbe essere fissato
nell’importo differenziale di C 305.000,00.
Tuttavia, va rilevato che questa differenza non consegue
affatto in via immediata alla decisione conclusiva del giudizio
di opposizione agli atti esecutivi,

19

ma è conseguenza

cessata la materia del contendere ed infondati i motivi di

dell’indizione e dello svolgimento del nuovo incanto, vale a
dire di una vicenda esterna al giudizio di opposizione, tale
cioè che non si sarebbe potuto dire a priori, quindi prima ed
indipendentemente dello svolgimento della nuova gara, ed in
ragione soltanto dell’esito del giudizio di opposizione, quale

La vicenda è solo apparentemente assimilabile a quella presa in
esame dal precedente di questa Corte n. 6186/09, che ha
ribadito l’applicazione, in via prioritaria, del criterio di
determinazione del valore con riguardo agli effetti economici
in un caso in cui era stata proposta l’opposizione agli atti
esecutivi avverso l’ammissione di un’offerta, che l’opponente
reputava illegittima ma che era stata presa a base per lo
svolgimento della gara. In quel caso, infatti, al momento della
proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi, i possibili
effetti economici del rigetto,

o come accaduto della

dichiarazione di inammissibilità dell’opposizione

(perché

reputata tardiva), erano già delineati, tanto che vennero
commisurati

«alla somma che rappresenta la differenza fra la

somma di aggiudicazione e quella minore per cui
l’aggiudicazione sarebbe potuta avvenire ove fosse stata
espunta l’offerta oggetto di opposizione)…e
l’aggiudicazione fosse avvenuta sulla base dell’offerta fatta
dalla ricorrente senza alcun rialzo per la gara>>

(Cass. n.

6189/09, in motivazione). Infatti, in quel caso, già al momento
dell’opposizione agli atti esecutivi era definita l’alternativa

20

ne sarebbe stato l’effetto economico per le parti coinvolte.

tra due valori oramai determinati e non dipendenti da vicende
ulteriori da svolgersi al di fuori del giudizio di opposizione.
o

Nel caso oggetto della sentenza qui impugnata l’effetto
economico derivante dal rigetto dell’opposizione agli atti
esecutivi non è determinato in via diretta da tale rigetto,

esecutivo, quale è stato il nuovo incanto. E’ vero che questo
incanto si è tenuto ed ha conservato validità grazie al fatto
che l’opposizione non ha avuto esito positivo, ma il suo
effetto “economico”, cioè il prezzo finale di aggiudicazione,
non solo non dipende in alcun modo dalle vicende del giudizio
oppositivo, ma nemmeno si sarebbe potuto prevedere sulla base
degli atti di quest’ultimo, essendo determinabile soltanto

ex

post.
Il principale criterio di determinazione del valore della
controversia di opposizione agli atti risulta perciò
inapplicabile, come d’altronde ha ritenuto anche il giudice

a

quo.
6.2.-

Il Tribunale di Gorizia, infatti, prendendo a base il

prezzo di aggiudicazione di C 705.000,00 ha fatto espresso
riferimento al valore del bene «oggetto dell’atto opposto>>,
così richiamando il criterio residuale di cui a Cass. n.
12354/06, citata in sentenza.
Ma l’atto opposto, vale a dire il provvedimento di fissazione
di un nuovo incanto, non aveva ad oggetto immediato il bene
pignorato, poiché, come pure rileva il ricorrente, oggetto del

21

bensì dal compimento di un’attività propria del processo

provvedimento, a carattere ordinatorio, era esclusivamente il
nuovo incanto, ed il bene pignorato potrebbe essere considerato
tutt’al più oggetto dell’incanto, e non del provvedimento.
Né quest’ultimo era idoneo, in sé considerato, a fissare o a
determinare il valore del bene pignorato, poiché lasciava

finale. Il “peso” economico del giudizio di opposizione non
appare perciò riferibile né al valore di stima (C 380.000,00),
né al valore di prima aggiudicazione (C 400.000,00), ma neanche
all’aumento di sesto (C 466.666,00) o al valore finale di
aggiudicazione (C 705.000,00) del bene pignorato.
In applicazione del principio di diritto sopra precisato, si
ritiene che,

ai fini della liquidazione dei diritti e degli

onorari di avvocato, sia di valore indeterminabile la causa di
opposizione agli atti esecutivi, quando, essendo indeterminati
gli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto, sia
opposto un atto che non abbia ad oggetto immediato il bene
pignorato ed il valore di quest’ultimo non sia determinabile
sulla base degli atti del processo di opposizione, ma dipenda
dal successivo sviluppo del processo esecutivo.

In particolare,

riprendendo il quesito di diritto di cui al quarto motivo di
ricorso, va affermato che

ai fini della determinazione dei

diritti e degli onorari spettanti ai difensori delle parti, la
causa di opposizione agli atti esecutivi nella quale si censuri
la regolarità del provvedimento di fissazione di un nuovo

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all’esito incerto dell’incanto la determinazione del prezzo

esperimento d’asta a seguito dell’aumento di sesto, deve
considerarsi di valore indeterminabile.
7.-

L’accoglimento del quarto motivo di ricorso comporta

l’assorbimento del quinto (proposto in via condizionata, per il
caso in cui non si fosse ritenuta la causa di valore

non avrebbe potuto essere commisurato al prezzo finale di
aggiudicazione, risultando in tal caso violate le norme ivi
indicate ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ.) e del sesto
(collegato al quinto, al fine denunciare il vizio di
motivazione sull’individuazione del valore della controversia
commisurato al prezzo finale di aggiudicazione).
La sentenza impugnata va cassata limitatamente al capo di
condanna di Gianfranco Sperolini al pagamento delle spese di
lite in favore di Alderico Paganini, liquidate nell’importo
complessivo di C 14.036,42, mentre resta ferma nel resto. La
causa va rimessa al Tribunale di Gorizia, in persona di diverso
magistrato, affinché provveda a liquidare le spese in favore di
Alderico Paganini ed a carico di Gianfranco Sperolini
considerando la causa di valore indeterminabile. Pertanto,
parti del giudizio di rinvio dovranno essere esclusivamente il
Paganini e lo Sperolini.
Sussistono giusti motivi per compensare tra tutte le parti,
compresi questi ultimi, le spese del giudizio di cassazione,
atteso l’accoglimento parziale dei motivi di ricorso.
Per questi motivi

23

indeterminabile, al fine di denunciare che comunque il valore

La Corte, rigettati i primi tre motivi, accoglie il quarto,
assorbiti il quinto ed il sesto; cassa la sentenza impugnata
limitatamente al capo di condanna di Gianfranco Sperolini al
pagamento delle spese di lite in favore di Alderico Paganini,
liquidate nell’importo complessivo di C 14.036,42, e rinvia la

persona di diverso magistrato.
Compensa tra tutte le parti le spese del giudizio di
cassazione.
Così deciso in Roma, il 12 novembre 2013.

causa tra Sperolini e Paganini al Tribunale di Gorizia, in

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