Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13599 del 30/05/2013

Civile Sent. Sez. 2 Num. 13599 Anno 2013
Presidente: TRIOLA ROBERTO MICHELE
Relatore: MANNA FELICE

SENTENZA

sul ricorso 24520-2006 proposto da:

A.A.

– ricorrente –

2013

contro

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SANTURRO RITA, SANTURRO BRUNO;
– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ROMA, depositata

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Data pubblicazione: 30/05/2013

il 02/11/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/01/2013 dal Consigliere Dott. FELICE
MANNA;
udito

l’Avvocato Angelino Aldo difensore del

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

I

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ordinanza del 2.11.2005 emessa nell’ambito di una causa civile tra
Rita e Bruno Santurro, il Tribunale di Roma, accogliendo l’opposizione

decreto di liquidazione del compenso al c.t.u., A.A., riduceva
l’importo originariamente liquidato.
Per la cassazione di tale ordinanza ricorre A.A., che con
unico motivo d’annullamento denuncia la violazione e falsa applicazione
degli artt. 2697 e 2966 c.c. e degli artt. 136 e 170 c.p.c. e 170 D.P.R.
n.115/02, nonché il difetto di motivazione su un punto decisivo della
controversia.
Nessuna delle parti intimate ha svolto attività difensiva.
Deduce, al riguardo, che il ricorso ex art.170 D.P.R. cit. è stato presentato
da Rita Santurro il 3.12.2004, e quindi ben oltre il termine di decadenza per
proporre l’opposizione avverso il decreto di liquidazione, emesso il
12.1.2004, depositato il 2.3.2004 e comunicato al difensore di detta parte
1’8.4.2004 nel domicilio eletto risultante agli atti di causa, e poi il 27.5.2004
nel nuovo domicilio, sulla base della presunta conoscenza da parte della
cancelleria del mutato indirizzo dello studio professionale del difensore. In tal
modo, prosegue parte ricorrente, il Tribunale ha di fatto esonerato l’opponente
dall’onere di provare il fatto impeditivo della decadenza, ossia l’aver
comunicato alla cancelleria la variazione del luogo del domicilio eletto.
Richiama, quindi, giurisprudenza di questa Corte secondo cui in caso di
trasferimento in altro indirizzo dello studio professionale del difensore

proposta ai sensi dell’art.170 D.P.R. n.115/02 da Rita Santurro avverso il

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domiciliatario, questi ha l’onere di informarne la cancelleria, a nulla rilevando
l’eventuale comunicazione effettuata al consiglio dell’ordine d’appartenenza.
Pertanto, conclude parte ricorrente, la notifica

(rectius, comunicazione

nel luogo in cui la parte aveva eletto domicilio era da ritenersi valida, sicché
non ricorrevano le condizioni di rimessione in termini per proporre
l’opposizione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. – Il ricorso è infondato.
Dall’esame degli atti, cui questa Corte ha accesso diretto trattandosi della
verifica di un fatto processuale, si rileva che del decreto di liquidazione del
compenso al c.t.u., depositato in cancelleria il 2.3.2004, furono effettuate al
difensore di Rita Santurro tre comunicazioni, mediante notifica dell’ufficiale
giudiziario, il 31.3.2004, 1’8.4.2004 e il 18.5.2005, tutte e tre senza esito a
causa del trasferimento del difensore domiciliatario.
Risulta che andò a buon fine, invece, la comunicazione effettuata presso il
nuovo studio professionale di quest’ultimo il 5.6.2004 (e non il 27.5.2004,
come si legge nel ricorso) di talché rispetto a tale data il ricorso in
opposizione ex art. 170 D.P.R. n. 115/02, depositato dalla Santurro il
24.6.2004, deve ritenersi tempestivo.
Orbene, il fatto che il difensore domiciliatario abbia l’onere di comunicare
alla cancelleria le variazioni del proprio studio e che, per contro, quest’ultima
non abbia l’obbligo di ricercare il nuovo recapito professionale cui indirizzare
le comunicazioni, le quali pertanto possono eseguirsi e perfezionarsi nel luogo

mediante notifica) del decreto di liquidazione del compenso al c.t.u. effettuata

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risultante agli atti del processo (così Cass. nn. 5079/10 e 7394/08), non
esclude che la comunicazione debba comunque essere effettuata mediante
consegna dell’atto a persona che si dichiari legittimata a riceverlo per conto

perfezioni qualsivoglia il procedimento di comunicazione.
Né varrebbe equiparare quoad effectum il caso di specie all’ipotesi di cui
all’art. 82 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, secondo cui gli avvocati, i quali
esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della
circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della
costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede
l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, intendendosi, in
caso di mancato adempimento di detto onere, lo stesso eletto presso la
cancelleria dell’autorità giudiziaria adita. Anche in tal caso, infatti, l’ufficiale
giudiziario incaricato dalla cancelleria di effettuare la comunicazione
dell’avviso di deposito del provvedimento mediante notificazione, avrebbe
dovuto depositare in cancelleria il relativo biglietto, facendo constare il tutto
con la consueta relata di notifica.
Pertanto, essendo mancata la consegna dell’avviso prima della notifica del
5.6.2004, e dovendo il giudice verificare d’ufficio le condizioni di
ammissibilità dell’opposizione ex art. 170 D.P.R. cit., deve concludersi che
l’opposizione sia stata tempestivamente proposta.
2. – In conclusione il ricorso va respinto.
3. – Nulla per le spese, in difetto di attività difensiva della parte intimata.
P. Q. M.

del difensore, perché la consegna è requisito indispensabile affinché si

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La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della seconda sezione civile

della Corte Suprema di Cassazione, il 9.1.2013.

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