Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13589 del 04/07/2016

Cassazione civile sez. lav., 04/07/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 04/07/2016), n.13589

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTOPNIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2908-2011 proposto da:

COMUNE SAN PIETRO VERNOTICO, C.F. (OMISSIS), in persona del

Sindaco pro tempore elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA

APOLLODORO 26, presso lo studio dell’avvocato PAOLO VITTORIO LELLI

rappresentato e difeso dall’avvocato GUIDO MASSARI giusta delega in

atti;

– ricorrente-

contro

D.V.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA A. BAIAMONTI 4, presso lo studio dell’avvocato ILARIA

SCIAMANNA, rappresentata e difesa dall’avvocato COLOMBA VALENTINI,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

AZIENDA SANITARIA LOCALE (OMISSIS), C.F. (OMISSIS);

– intimata –

Nonchè da:

AZIENDA SANITARIA LOCALE (OMISSIS), C.F. (OMISSIS), in

persona del Direttore Generale pro tempore, elettivamente domiciliata

in ROMA, CORSO RINASCIMENTO 11, presso lo studio dell’avvocato

GIOVANNI PELLEGRINO, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCO

DELL’ANNA, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

D.V.L. C.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA BAIAMONTI 4, presso lo studio dell’avvocato ILARIA

SCIAMANNA, rappresentato e difeso dall’avvocato COLOMBA VALENTINI,

giusta delega in atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

e contro

COMUNE SAN PIETRO VERNOTICO C.F. (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1870/2010 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 21/07/2010 R.G.N. 2229/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato MASSARI GUIDO;

udito l’Avvocato DEL VECCHIO ARNALDO per delega Avvocato VALENTINI

COLOMBA;

udito l’Avvocato L’ABBATE AMINO per delega Avvocato DELL’ANNA

FRANCO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello di Lecce, con la sentenza in data 21.7.2010, ha respinto gli appelli, proposti dalla Azienda Sanitaria Locale di (OMISSIS) e dal Comune di San Pietro Vernotico, avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Brindisi li aveva condannati a contrattualizzare il rapporto di lavoro con D.V.L. ai sensi della L.R. Puglia n. 19 del 2006, art. 68, comma 1.

2. La Corte territoriale ha ritenuto che l’eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dagli Enti appellanti era infondata, sul rilievo che l’art. 68 della L.R. n. 19 del 2006, art. 68 afferma con chiarezza l’obbligo dei Comuni, singoli o associati, dl utilizzare, al fine di evitare duplicazioni di esborsi finanziari, gli operatori non sanitari che risultavano in servizio alla data del 30.5.2006 presso l’AUSL di riferimento, ai sensi e per le finalità della L.R. n. 16 del 1987, a condizione che i medesimi operatori avessero operato nel regime di convenzione indiretta con le AUSL continuativamente per almeno ventisette mesi dal 31 giugno 1999 e sino alla data di entrata di vigore della legge, ovvero che fossero titolari di una convenzione alla data del 31.10.1988; che il rapporto di servizio si costituiva in capo alla ASL di riferimento.

3. Ha ritenuto che, ai sensi dell’art. 68, era irrilevante la circostanza che la D.V. avesse prestato la sua attività presso un istituto di istruzione secondaria superiore, di competenza della Provincia e che, correlativamente all’obbligo del Comune di procedere alla contrattualizzazione del rapporto, sussisteva in capo agli operatori il diritto soggettivo alla stipula del contratto di lavoro.

4. Ha rilevato che non era oggetto di contestazione il fatto che la D.V. possedesse i requisiti previsti dalla L.R. n. 19 del 2006, art. 68.

5. Avverso detta sentenza il Comune di San Pietro Vernotico ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

6. Hanno resistito con controricorso D.V.L. e la Azienda Sanitaria Locale di Brindisi; quest’ultima ha, a sua volta, proposto ricorso incidentale affidato ad un unico motivo, rispetto ai quale il Comune e la D.V. non hanno resistito.

7. Il Comune ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

8. Il motivi dei ricorsi.

9. Il ricorso principale.

10. Con il primo motivo il Comune denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., lamentando che la Corte di territoriale avrebbe travisato i fatti, avrebbe omesso di fondare la decisione sulle risultanze probatorie e avrebbe interpretato la legislazione regionale in maniera arbitrarla.

11. Sostiene che la Corte territoriale non avrebbe spiegato le ragioni della affermata Irrilevanza della circostanza che la D. V. avesse prestato la sua attività presso un istituto scolastico di istruzione secondaria e che avrebbe trascurato di accertare se il disabile risiedeva o meno nel Comune, quale istituto scolastico frequentava e quale relazione era intervenuta il medesimo ed esso Comune.

12. Deduce che la D.v. non aveva avuto alcun rapporto organico e di servizio con esso Comune, e che, di contro, aveva lavorato, tra il 1999 ed il 2005 per la ASL in qualità di lavoratore dipendente di una Cooperativa e dal 2006, in virtù di un contratto di co.co.co stipulato con la ASL. 13. Con il secondo motivo il Comune denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, sostenendo che la Corte territoriale non avrebbe dato alcun rilievo alle risultanze probatorie, avrebbe trascurato la reale organizzazione del servizio di integrazione scolastica e le competenze generali e specifiche in materia.

14. Deduce di non avere ricevuto alcun finanziamento in relazione all’attività prestata dalla D.V., la quale non aveva prestato alcuna attività per esso Comune.

15. Con il terzo motivo il Comune denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 139 e della L.R. Puglia n. 19 del 2006, art. 68.

16. Sostiene che, ai sensi del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 139 i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione superiore, per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio, sono di competenza della Provincia e che detta disposizione non è stata modificata dalla L.R. n. 19 del 2006; lamenta che la Corte territoriale non avrebbe motivato in ordine al dedotto trasferimento alle Province delle funzioni già spettanti ai comuni, previsto dalla L.R. n. 16 del 1987.

17. Deduce che l’ampliamento delle competenze dei Comuni non era stato accompagnato dal proporzionale ampliamento delle risorse a disposizione e che la Provincia aveva continuato ad espletare le proprie competenze, con oneri a carico del suo bilancio, delegando le ASL alla stipula dei relativi contratti individuali di lavoro o di servizio, per quanto riguardava la frequenza scolastica presso istituti di istruzione secondaria.

18. Il ricorso incidentale.

19. Con l’unico motivo l’Azienda Sanitaria denunzia violazione dell’art. 91 c.p.c,) lamentando che la Corte territoriale, dopo avere affermato che l’obbligo della contrattualizzazione del rapporto grava sul Comune, ha condannato essa ricorrente incidentale al pagamento delle spese del giudizio.

20. Esame dei motivi.

21. I primi due motivi del ricorso principale, da esaminarsi congiuntamente, perchè correlati alle valutazioni del materiale istruttorio, sono inammissibili.

22. Il ricorrente, in violazione della disposizione contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 ha omesso di indicare le ragioni per le quali la Corte territoriale avrebbe violato gli artt. 115 e 116 c.p.c. (ex multis 16368/2014). Non ha indicato le risultanze probatorle alle quali la Corte territoriale ha riconosciuto valore diverso da quello attribuito dall’ordinamento, e nemmeno ha chiarito In quali termini e perchè la regola del prudente apprezzamento sia stata violata.

23. La statuizione relativa alla non contestazione della sussistenza, in capo alla D.V., dei requisiti di cui all’art. 68, non risulta avversata da allegazioni concrete in ordine al contenuto delle difese svolte nei giudizi di merito, i cui atti non risultano riprodotti nel ricorso, nemmeno nei passi salienti e rilevanti, nè a questo risultano allegati e nemmeno ne è indicata la sede della loro produzione.

24. Il motivo con il quale sono addebitati alla sentenza vizi motivazionali è inammissibile nella parte in cui addebita alla Corte territoriale di non avere dato rilievo alle risultanze probatorie. Il ricorrente non ha, infatti, indicato quali elementi probatori la Corte territoriale avrebbe omesso di valutare.

25. E’, del pari, inammissibile la censura di omessa valutazione dell’organizzazione del servizio di integrazione scolastica, non risultando precisato se della questione la Corte territoriale sia stata investita, e in quali termini, e quali siano le risultanze probatorie che sul punto sarebbero state acquisite al giudizio.

26. Infine, è infondata la doglianza di omessa, contraddittoria, insufficiente motivazione in punto di affermata irrilevanza della circostanza relativa all’Istituto scolastico ove la D.V. aveva prestato la sua attività, perchè la Corte territoriale ha esposto in maniera puntuale, lineare ed esaustiva le ragioni della statuizione, richiamando la disposizione contenuta nella L.R. n. 19 del 2006, art. 68 e ricostruendone la portata.

27. Il terzo motivo con il quale è dedotta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 112 del 1998, art. 139 e della L.R. n. 19 del 2006, art. 68 è infondato.

28. Le prospettazioni difensive svolte dal ricorrente principale, sia con riguardo alla portata di dette disposizioni, sia con riguardo al sistema dei finanziamenti, rendono utile la ricostruzione, del quadro normativo, di fonte legale statale e regionale, nel quale si inserisce la vicenda in esame.

29. la L. n. 104 del 1992, art. 12 garantisce il diritto all’educazione e all’istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie (comma 2), stabilendo che l’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione (comma 3) e che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento, nè da altre difficoltà derivanti dalle difficoltà connesse all’handicap. 30. Il successivo art. 13, afferma, al comma 1, che l’integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni di ogni ordine e grado (e nell’università) si realizza, per quanto qui interessa, anche attraverso la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio – assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti o privati, evidenziando che, a tale scopo, gli enti locali, gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, nell’ambito delle rispettive competenze, stipulano appositi accordi di programma, finalizzati alla predisposizione, attuazione e verifica congiunta di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione, nonchè a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività integrative extrascolastiche.

31. Il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (“Attuazione della delega di cui alla L. 22 luglio 1975, n. 382, art. 1 Trasferimento di funzioni a regioni ed enti locali”) all’art. 42 (“Assistenza scolastica”) ha stabilito che “Le funzioni amministrative relative alla materia assistenza scolastica concernono tutte le strutture, i servizi e le attività destinate a facilitare, mediante erogazioni e provvidenze in denaro o mediante servizi individuali o collettivi, a favore degli alunni di istituzioni scolastiche pubbliche o private, anche se adulti, l’assolvimento dell’obbligo scolastico nonchè, per gli studenti capaci e meritevoli ancorchè privi di mezzi, la prosecuzione degli studi”, ed ha precisato, al successivo art. 45 (“Attribuzione ai comuni”), che “le funzioni amministrative indicate nell’art. 42 sono attribuite ai comuni che le svolgono secondo le modalità previste dalla legge regionale” (comma 1).

32. Il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo 1 della L. 15 marzo 1997, n. 59”), all’art. 139 ha attribuito alle province, in relazione all’istruzione secondaria superiore, e ai comuni, In relazione agli altri gradi inferiori di scuola, i compiti e le funzioni concernenti, fra l’altro “…c) i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio”.

33. Il sopra richiamato D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 139 ai fini della individuazione delle funzioni e dei compiti amministrativi, definisce i “servizi sociali” come “tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonchè quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia”.

34. La L. 8 novembre 2000, n. 328, Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di Interventi e servizi sociali, dopo avere dettato i principi generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali, ha delineato un sistema di concertazione e di cooperazione tra i diversi livelli istituzionali, nell’ambito del quale ai Comuni è stata riservata una posizione di centralità (art. 4, comma 2), in ragione della loro prossimità ai reali bisogni del territorio.

35. Le funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali a livello locale sono state, infatti, attribuite ai Comuni (art. 6), i quali (art. 14) predispongono, su richiesta dell’interessato, un progetto individuale, secondo quanto stabilito al comma 2, per la realizzazione della piena integrazione delle persone disabili di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 3nell’ambito della vita familiare e sociale, nonchè nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro, d’intesa con le Aziende Unità Sanitarie Locali, e definiscono (art. 19, comma 2) I “piani di zona” volti ad individuare, tra l’altro, le risorse strutturali e professionali (art. 19, comma 1, lett. b) e le forme di concentrazione con l’Azienda Unità Saniatria Locale (art. 19, comma 1, lett. g).

36. Alle nuove, ampie, funzioni amministrative attribuite ai Comuni sono stati correlati i trasferimenti di risorse e di finanziamenti (art. 4, comma 4) 37. Alle Province (art. 7) la legge Quadro attribuisce funzioni di concorso nella programmazione del sistema Integrato di interventi sociali e di raccolta dei dati delle conoscenze e dei bisogni.

38. Alle Regioni (art. 8) la legge Quadro attribuisce funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi sociali, di verifica della rispettiva attuazione a livello territoriale e di disciplina dell’integrazione degli interventi stessi, con particolare riferimento all’attività sanitaria e socio-sanitaria ad elevata integrazione sanitaria, di cui alla L. 30 novembre 1998, n. 419, art. 2, comma 1, lett. n).

39. Nel solco tracciato dalla legge Quadro, la L.R. Puglia 10 luglio 2006, n. 19 (“Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini In Puglia”) ha individuato le competenze ed i compiti degli enti che concorrono alla attuazione del sistema integrato dei servizi.

40. Essa ha attribuito alla Regione (art. 1) funzioni di programmazione e coordinamento per la concreta attuazione sul territorio del sistema integrato di interventi e servizi sociali per le persone, le famiglie ed i nuclei di persone al fine di garantire la qualità della vita, le pari opportunità, la non discriminazione ed i diritti di cittadinanza.

41. Alle Province (art. 17) ha attribuito funzioni di progettazione e gestione degli interventi materia di assistenza scolastica e istruzione, ai sensi del D.L. 18 gennaio 1983, n. 9, art. 5 convertito con modificazioni dalla L. 18 marzo 1993, n. 67 in applicazione della L. n. 328 del 2000, art. 8, comma 5 con specifico riferimento agli interventi per audiolesi e videolesi, nonchè la progettazione e la gestione degli interventi, di cui dalla L. n. 284 del 1997, art. 3, comma 1, (riabilitazione visiva e integrazione sociale dei ciechi pluriminorati).

42. Ai Comuni (art. 16, comma 1), sono state attribuite “tutte le funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale”, e la competenza per l’adozione, sul piano territoriale, degli assetti organizzativi e gestionali più funzionali alla gestione della rete dei servizi, alla spesa ed al rapporto con i cittadini, ed, inoltre, la definizione del piano sociale di zona (art. 10).

43. Per quanto più da vicino interessa la vicenda dedotta in giudizio, l’art. 16, comma 2, lett. c) ha attribuito ai Comuni, la progettazione e la gestione, d’intesa con le istituzioni scolastiche autonome presenti sul territorio, degli interventi in materia di assistenza scolastica e istruzione ai sensi del D.L. 18 gennaio 1993, n. 9, art. 5 convertito con modificazioni dalla L. 18 marzo 1993, n. 67 in applicazione della L. n. 328 del 2000, art. 8, comma 5.

44. Il finanziamento del sistema integrato è disciplinato dall’art. 15, che dispone, al comma 2, che la Regione provvede ad assegnare ai Comuni singoli e/o associati la quota del Fondo nazionale per le politiche sociali ed il Fondo Regionale socio-assistenziale.

45. Nel contesto delle fonti legali sopra richiamate, che, come già evidenziato, riconoscono, in piena coerenza tra loro, posizione decisiva e fondamentale ai Comuni, singoli o associati, si colloca l’art. 68 (Disposizioni per il personale adibito ai servizi sociali d’integrazione scolastica dei portatori di handicap,di cui alla L.R. n. 16 del 1987), che il ricorrente assume malamente interpretato ed applicato alla vicenda dedotta in giudizio.

46. Esso dispone al comma 1 che “Fatte salve le disposizioni di cui alla L.R. 12 luglio 2002, n. 13, art. 6, comma 1, (Individuazione degli ambiti territoriali e disciplina per la gestione associata dei servizi socio-assistenziali), e quelle ministeriali sulle definizioni delle figure professionali sociali di cui alla L. n. 328 del 2000, art. 12 i Comuni, singoli o assodati, per le particolari prestazioni d’integrazione e sostegno sociali di cui all’art. 14, comma 1, (si tratta della piena integrazione delle persone disabili di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 3 nell’ambito della vita familiare e sociale, nonchè nei percorsi dell’istruzione scolastica), all’art. 16, comma 3, lett. e) (si tratta della valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari), e all’art. 22, comma 2, lett. F, (si tratta degli interventi per la piena integrazione delle persone disabili ai sensi dell’art. 14), della L. n. 328 del 2000, utilizzano, allo scopo di evitare duplicazioni di esborsi finanziari, gli operatori non sanitari che risultano in servizio al 30 maggio 2006 presso l’AUSL di riferimento ai sensi e per finalità della L.R. n. 16 del 1987, a condizione che gli stessi abbiano operato nel regime di convenzione indiretta con le AUSL, anche non continuativamente, per almeno ventisette mesi dal 31 dicembre 1999 e sino alla data di entrata in vigore della presente legge ovvero che siano titolari di una convenzione al 31 ottobre 1998”.

47. Il senso della disposizione, desunto dal significato proprio delle parole e della loro connessione, esclude, dunque, ogni ripartizione tra la provincia, per quanto riguarda l’istruzione secondaria superiore, e i comuni, per quanto concerne gli altri gradi inferiori di scuola, dei compiti relativi alla stipula dei contratti di lavoro con i soggetti da utilizzare al fine di realizzare la piena integrazione delle persone disabili nei percorsi dell’istruzione scolastica.

48. L’art. 68, comma 1 individua, infatti, senza alcuna ambiguità, nel solo Comune l’organo competente a stipulare i contratti di lavoro con I soggetti individuati nella stessa disposizione.

49. Il dato letterale, d’altra parte, è coerente con la ratio dell’intero impianto normativo, desumibile dalle disposizioni sopra richiamate, che pongono il Comune, in quanto ente prossimo alle situazioni di bisogno, al centro del complesso sistema integrato dei servizi sociali per la dignità ed il benessere delle persone in Puglia.

50. Va precisato che gli obblighi individuati dall’art. 68, lungi dal costituire mere norme di azione, mirano a rendere concreti gli interventi previsti dall’art. 16, comma 2, lett. c) della legge, in materia di assistenza scolastica e Istruzione, ai sensi del D.L. 18 gennaio 1983, n. 9, art. 5 convertito con modificazioni dalla L. 18 marzo 1993, n. 67 in applicazione della L. n. 328 del 2000, art. 8, comma 5.

51. Infine, deve osservarsi che, contrariamente a quanto prospetta il ricorrente, gli Interventi nella materia della integrazione dei servizi sociali in ambito scolastico a favore degli alunni portatori di handicap devono ritenersi ricompresi nell’ambito dei servizi integrati sociali alla persona, trattandosi di particolari modalità di concreta attuazione del diritto allo studio ed all’integrazione scolastico e non possono in alcun modo essere ricompresi nell’ambito del “supporto organizzativo” del servizio di Istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio”, che il D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 139, comma 1, lett. c), attribuisce alla competenza delle Province.

52. Sul ricorso incidentale.

53. Il ricorso va respinto in quanto la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione del principio di soccombenza dl cui all’art. 91 c.p.c., avendo rigettato, con statuizione non oggetto di specifica censura, l’appello proposto dalla odierna ricorrente Incidentale.

54. Sulla scorta delle conclusioni svolte il ricorso principale e quello incidentale vanno rigettati.

55. le spese seguono la soccombenza.

PQM

LA CORTE Rigetta il ricorso principale.

Rigetta il ricorso incidentale.

Condanna il ricorrente principale e la ricorrente Incidentale a rifondere a D.V.L., le spese del giudizio, liquidate per ciascuno, in Euro 2.000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso forfettarlo spese generali, oltre accessori, con distrazione in favore del difensore della D.V., Avv.to Colomba Valentini.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, ilo 13 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2016

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