Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13586 del 04/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 04/06/2010, (ud. 12/01/2010, dep. 04/06/2010), n.13586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. DI DOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in Roma, via Domenico

Millelire 6, presso lo studio dell’avvocato Lelio Cremisini che lo

rappresenta e difende, unitamente all’avv.to Gianfelice Luigi, per

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Agenzia delle Entrate ed elettivamente

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 43/28/06 della Commissione tributaria

regionale di Roma, emessa il 22 marzo 2006, depositata il 14 aprile

2006, R.G. 1768/05;

udita la relazione della causa svolta all’udienza del 12 gennaio 2010

dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni;

udito l’Avvocato Luigi Gianfelice;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Cons.

Dott. DE NUNZIO Wladimiro che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente impugnava la cartella esattoriale con la quale era stato intimato il pagamento di 1.416,85 Euro a titolo di omesso o carente versamento dell’Irpef per l’anno 1998 e di tardivo versamento dell’IVA per lo stesso anno. Deduceva il contribuente di aver usufruito del pagamento rateale dell’IVA e di avere, utilizzando lo strumento del cd. ravvedimento operoso, riversato al fisco la differenza di somme impropriamente portate in compensazione per l’anno 1998.

La C.T.P. accoglieva il ricorso.

Tale decisione è stata riformata dalla C.T.R. che ha accolto l’appello dell’amministrazione finanziaria.

Ricorre per cassazione il contribuente affidandosi a quattro motivi di impugnazione.

Si difende con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c. e pone il seguente quesito di diritto se gli art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c. siano applicabili anche nella materia tributaria.

Il quesito è palesemente inammissibile perchè pone una questione inidonea a definire la controversia e priva in ogni caso di qualsiasi legame con la decisione impugnata che non ha affatto disconosciuto il valore probatorio di documenti acquisiti al processo anche se prodotti dalla parte contro cui dovrebbero essere considerati probanti.

Con il secondo motivo si deduce la omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio (il pagamento del saldo dell’IVA dovuta per il 1998 e la restituzione al fisco del credito di imposta utilizzato in eccedenza per l’anno 1998 per L. 833.000 oltre interessi e sanzioni). La censura oltre ad apparire diretta a ottenere un riesame nel merito della controversia è sfornita degli elementi di riferimento che rendano possibile un effettivo riscontro delle deduzioni del ricorrente tali da poter esprimere un giudizio sulla dedotta carenza di motivazione. Nè tale riscontro ha un esito favorevole alla tesi del ricorrente se rapportato alle deduzioni spese a sostegno del precedente motivo (a parte l’assorbente considerazione della formulazione inadeguata del secondo motivo di ricorso privo sul punto, che indica come centrale ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. di autosufficienza) perchè la documentazione poco comprensibilmente trascritta dal ricorrente non attesta affatto una carenza di motivazione da parte della C.T.R. ed anzi per stessa ammissione del ricorrente la pretesa “sanatoria” dei debiti fiscali non controversi è stata imputata ad imposte ed esercizi fiscali errati di cui non si è comprovata affatto l’avvenuta correzione.

Con il terzo motivo di ricorso si deduce la contraddittoria motivazione rispetto allo stesso fatto. Secondo il ricorrente la sentenza della C.T.R. è contraddittoria perchè afferma che dall’esame della documentazione prodotta dall’Ufficio emerge il comportamento non corretto del contribuente mentre gli atti prodotti documentano il contrario.

Il motivo è palesemente inammissibile perchè prospetta del tutto apoditticamente una diversa valutazione di merito rispetto a quella della C.T.R..

Con il quarto motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per omessa comunicazione al contribuente della data d’udienza del giudizio di appello. La deduzione di nullità è infondata. Come questa sezione della Corte di Cassazione ha ritenuto (con sentenza n. 24520 del 21 novembre 2005) è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 31 nella parte in cui non prevede. Anche la comunicazione della data fissata per la trattazione del ricorso debba essere data anche alla parte non costituita (nella specie, nel giudizio di appello). Con la stessa sentenza la Corte ha affermato che nel processo tributario il diritto della parte all’informazione è condizionato ad un atto di diligenza processuale, rappresentato dalla costituzione in giudizio, la cui omissione, corrispondendo ad una scelta legittima della stessa parte, le impedisce di dolersi della lesione del suo diritto di difesa.

Il ricorso va pertanto respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione che liquida in complessivi Euro 1.000 di cui 200 per spese, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 12 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2010

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