Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1358 del 19/01/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 2 Num. 1358 Anno 2018
Presidente: BIANCHINI BRUNO
Relatore: GRASSO GIANLUCA

SENTENZA
sul ricorso 26044/2013 proposto da:
MOSCHIANO EMIDDIA, in proprio e nella qualità di erede di
PILATO CARMINE, PILATO ANTONELLA e PILATO LAURA,
entrambe nella qualità di eredi di PILATO CARMINE,
rappresentati e difesi in forza di procura in calce al ricorso
dall’Avvocato Antonio Servino ed elettivamente domiciliati in
Roma, Piazza SS. Pietro e Paolo 50, presso lo studio
dell’Avvocato Vincenzo Mauro;
– ricorrenti contro
SALERNO ANNA MARIA, rappresentata e difesa in forza di
procura in calce al controricorso dall’Avvocato Giovanni Palamara

Data pubblicazione: 19/01/2018

ed elettivamente domiciliata in Roma, Via Francesco Crispi 36,
presso lo studio dell’Avvocato Maria Antonietta Lamberti;
– controricorrente
nonchè contro
SALERNO FRANCESCA ANTONIA, SALERNO CONCETTA ROSARIA,

CHIARA, SALERNO GIORGIA, nella qualità di eredi di SALERNO
GIUSEPPE ANTONIO e PILATO CARMELA, CASTALDO ANNA, in
proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sui
minori PILATO GIANMARCO e PILATO FEDERICO, eredi di PILATO
FRANCESCO;
– intimati avverso la sentenza n. 1141/2012 della Corte d’appello di
Catanzaro, depositata il 25 ottobre 2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 9
novembre 2017 dal Consigliere Gianluca Grasso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale
Corrado Mistri che ha concluso per l’inammissibilità e comunque
il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato Vincenzo Mauro.
FATTI DI CAUSA

1. – Con atto di citazione del 30 maggio 1985, Carmine
Pilato e Emiddia Moschiano convenivano in giudizio, dinanzi al
Tribunale di Catanzaro, Giuseppe Antonio Salerno e Carmela
Pilato, assumendo di aver acquistato un terreno edificabile della
superficie di 800 mq circa con scrittura privata stipulata tra le
parti in data 3 aprile 1977. Deducevano di aver costruito un
fabbricato di tre piani e di avere appreso in seguito che una
striscia dell’area del terreno acquistato era interessato da una
procedura di esproprio di pubblica utilità. Sulla base di tali

-2-

SALERNO MARIA RITA, GALLELLI RITA CONCETTA, SALERNO

presupposti, gli attori chiedevano, in primo luogo, l’emissione di
una sentenza ai sensi dell’art. 2932 c.c. che tenesse conto il
contratto non concluso, attribuendo l’acquisto della proprietà del
terreno descritto nel contratto preliminare. In secondo luogo, sul
presupposto che una parte del terreno oggetto della

in forma specifica dei danni subiti, ai sensi dell’art. 2058 c.c.,
mediante il trasferimento della proprietà di un ulteriore e diverso
lotto, della stessa estensione di quello espropriato, da
individuarsi in altra parte dello stesso terreno. Chiedevano infine
che venisse accertato che i convenuti, a causa del prolungato
inadempimento, avevano fatto maggiorare il costo di
registrazione dell’atto, di cui dovevano rispondere.
I convenuti restavano contumaci.
Emendata la domanda originaria di pronuncia ex articolo
2932 c.c. in azione di accertamento della scrittura privata quale
contratto già concluso, allo scopo di ottenere un titolo
suscettibile di trascrizione, il Tribunale di Catanzaro, con
sentenza non definitiva, dichiarava l’autenticità delle
sottoscrizioni apposte al contratto e disponeva la prosecuzione
del giudizio.
Costituitisi in giudizio i convenuti, espletata consulenza
tecnica d’ufficio, con sentenza definitiva n. 413 del 2006, il
Tribunale accoglieva la domanda di reintegrazione in forma
specifica e assegnava agli acquirenti il terreno identificato dalla
CTU.
2. – Avverso la pronuncia definitiva veniva interposto appello
dai venditori e la Corte d’appello di Catanzaro, espletata una
nuova CTU, con sentenza depositata il 25 ottobre 2012,
accoglieva il secondo motivo di gravame, con il quale gli
appellanti avevano dedotto l’insussistenza di un esproprio alla

compravendita era stato espropriato, chiedevano il risarcimento

data di stipulazione della scrittura privata, rigettando la domanda
di risarcimento del danno in forma specifica.
3. – Per la cassazione della decisione della corte d’appello
hanno proposto ricorso Emiddia Moschiano, Laura Pilato e
Antonella Pilato, queste ultime in qualità di eredi del genitore

Anna Maria Salerno si è costituita con controricorso.
In prossimità dell’udienza, i ricorrenti hanno depositato
memoria difensiva ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. – Con l’unico motivo di ricorso si denuncia l’omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto
controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360,
comma 1, n. 5, c.p.c. Si contesta, in particolare, l’errore in cui
sarebbe incorsa la corte d’appello ritenendo che con la CTU fosse
stata accertata l’inesistenza di un atto prodromico
all’espropriazione rispetto alla scrittura privata del 3 aprile 1977.
La corte avrebbe inoltre errato nel ritenere che non potesse
essere contestata la vendita poiché alla data della stipula sul
terreno non esisteva alcun acquedotto e nessun decreto di
espropriazione.
Al riguardo, i ricorrenti producono, in sede di legittimità,
documenti rilasciati in data 10 aprile 2013 in copia autentica,
presenti presso gli Uffici della Cassa per il Mezzogiorno, relativi
alla costruzione dell’acquedotto “Alaca” che ha dato origine alla
presente causa (il verbale di consistenza del 27 ottobre 1976; la
nota dell’UTE di Catanzaro prot. 2038/386/82, contenente
trasmissione dei prospetti contenenti la determinazione delle
indennità di esproprio; il prospetto relativo all’indennità da
corrispondere ai coniugi Salerno Giuseppe Antonio e Pilato
Carmela; la lettera racc. del 5 giugno 1989, diretta al Pretore di
Badolato e alla Prefettura di Catanzaro, avente ad oggetto
-4-

Carmine Pilato, sulla base di un unico motivo.

richiesta di emissione di ordinanza di deposito delle somme
liquidate e titolo di indennità). Secondo quanto argomentato nel
ricorso, tale produzione documentale definirebbe la vicenda,
risultando provata la circostanza che già in data 27 ottobre 1976
i venditori erano a conoscenza che il terreno venduto agli attuali

dalla procedura di espropriazione per la costruzione
dell’acquedotto da parte della Cassa per il Mezzogiorno.
I ricorrènti osservano altresì che la corte territoriale non ha
tenuto conto della valenza del verbale di consistenza del 27
ottobre 1976, documento che, sebbene privo del visto di
conformità, era stato prodotto in atti già nella fase introduttiva
del giudizio di primo grado ed era stato richiamato sia dal primo
sia dal secondo CTU.
Si evidenzia, infine, che la sentenza impugnata, anche in
assenza delle verifiche effettuate dai ricorrenti e dei documenti
prodotti in copia autentica, è comunque contraddittoria e
insufficientemente motivata in ordine a fatti controversi e decisivi
per il giudizio.
2.1. – Va dichiarata, innanzitutto, l’inammissibilità della
produzione dei documenti allegati al ricorso.
L’art. 372 c.p.c., in tema di deposito di documenti nuovi in
sede di legittimità, non consente la produzione di atti non
prodotti nei precedenti gradi di giudizio se non quelli relativi alla
nullità della sentenza impugnata e all’ammissibilità del ricorso e
del controricorso, in cui la giurisprudenza di questa Corte
ricomprende ogni documento incidente sulla proponibilità,
procedibilità e proseguibilità del ricorso medesimo, inclusi quelli
diretti ad evidenziare l’acquiescenza del ricorrente alla sentenza
impugnata per comportamenti anteriori all’impugnazione, ovvero
la cessazione della materia del contendere per fatti sopravvenuti
che elidano l’interesse alla pronuncia sul ricorso purché
-5-

ricorrenti con scrittura privata del 3 aprile 1977 era interessato

riconosciuti ed ammessi da tutti i contendenti (Cass. 29 febbraio
2016, n. 3934).
Non rientrano in tale nozione i documenti acquisiti presso gli
Uffici della Cassa per il Mezzogiorno, tesi a suffragare la
fondatezza della domanda, sia pur sotto i profili indicati in

di consistenza) rispetto a quello allegato in atti e della
contraddittorietà della pronuncia.
2.2. – Il motivo proposto è inammissibile.
2.3. – In base alla nuova formulazione dell’art. 360, comma
1, n. 5, c.p.c., è consentito denunciare in cassazione oltre
all’anomalia motivazionale che si esaurisce nella “mancanza
assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella
“motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra
affermazioni inconciliabili”, nella “motivazione perplessa e
obiettivamente incomparabile” (Cass., Sez. Un., 7 aprile 2014, n.
8053), solo il vizio specifico, relativo all’omesso esame di un
fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal
testo della sentenza o dagli atti processuali, e che sia stato
oggetto di discussione tra le parti, ed abbia carattere decisivo
(Cass. 23 marzo 2017, n. 7472).
Nel caso di specie, non rientrano nell’art. 360, comma 1, n.
5, c.p.c. riformulato i profili di doglianza concernenti la
motivazione contraddittoria e insufficiente della pronuncia
d’appello.
Non risulta invece determinante la questione concernente il
verbale di consistenza – atto meramente prodromico
all’esproprio – che, sebbene privo del visto di conformità, era
stato già prodotto in atti nella fase introduttiva del giudizio di
primo grado e valutato dal consulente d’ufficio in sede di
rinnovazione della perizia. Non sono stati infatti dedotti elementi
tali da cui poter desumere’ [‘identità tra il terreno oggetto della
-6-

memoria della dimostrazione dell’identità del documento (verbale

compravendita e quello indicato nel verbale in questione, né di
definire l’esatto punto di attraversamento dell’acquedotto al fine
di verificare se il terreno acquistato sia stato oggetto della
procedura espropriativa realizzata soltanto diversi anni dopo.
2. – Il ricorso va pertanto respinto.

da dispositivo.
3. – Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30
gennaio 2013 ed è rigèttato, sussistono le condizioni per dare
atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre
2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha
aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di
versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa
impugnazione.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso
delle spese processuali sostenute dalla controricorrente, che si
liquidano in complessivi euro 2.200,00, di cui euro 200,00 per
esborsi, oltre a spese generali nella misura del 15% e ad
accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del
2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012,
dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da
parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma
1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
Sezione civile, il 9 novembre 2017.
Il Presidente

Il onsiglie j estensore
,

fAA

etAnA

-7-

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come

• -Fut s’ziottat
Denaiella Al‘1″»

TO N civicaulak

DEP

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA