Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13568 del 02/07/2020

Cassazione civile sez. I, 02/07/2020, (ud. 10/09/2019, dep. 02/07/2020), n.13568

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18438/2018 proposto da:

S. o S.S. o S., elettivamente domiciliato in Roma Via

Torino, 7, presso lo studio dell’avvocato Barberio Laura che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 08/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/09/2019 da Dott. SAN GIORGIO MARIA ROSARIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- Il Tribunale di Roma, con decreto dell’8 maggio 2018, ha rigettato il ricorso proposto da S. (o S.) S. (o S.) nei confronti del provvedimento della competente Commissione Territoriale di diniego della sua domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e delle altre forme di protezione. Il ricorrente aveva dichiarato di essere cittadino del (OMISSIS); di aver lasciato il suo Paese per seguire il padre che, avendo partecipato ad un tentativo di colpo di Stato, si era rifugiato in Senegal per non essere arrestato. Successivamente si erano trasferiti entrambi a lavorare in Libia, quindi egli era giunto in Italia il 1 settembre 2016. Egli aveva timore di tornare nel suo Paese di origine perchè, all’epoca in cui era al governo il vecchio presidente, il dittatore J., di cui il padre era oppositore, temeva di essere arrestato al posto del padre, mentre ora non sapeva come si sarebbe comportato nei suoi confronti il nuovo governo.

Il Tribunale, rilevato che la situazione politica in Gambia è profondamente mutata e che è stata inaugurata una stagione politica nuova di apertura delle istituzioni in senso democratico, ha concluso che non sono ravvisabili nella specie motivi di persecuzione riconducibili ad aspetti previsti dalla Convenzione di Ginevra.

Relativamente alla domanda di protezione sussidiaria il Tribunale ha ritenuto mancanti i requisiti del danno grave di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) e, quanto alla lett. c), ha osservato che non sussiste nella zona di origine del richiedente un conflitto interno od una situazione di violenza generalizzata.

Quanto alla domanda di protezione umanitaria, il Tribunale la ha rigettata per non essere stati allegati nè comprovati seri motivi di carattere umanitario o fattori di particolare vulnerabilità che possano in caso di rimpatrio esporre il richiedente a rischi di apprezzabile entità. Il ricorrente ha depositato un certificato di accesso all’ambulatorio del pronto soccorso dell’Ospedale (OMISSIS) il giorno (OMISSIS), ove gli è stato diagnosticato un lipoma adiposo di natura benigna.

2.- Per la cassazione di tale decreto ricorre S. (o S.) S. (o S.) affidandosi a due motivi. Resiste con controricorso il Ministero dell’Interno.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo mezzo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3 e art. 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, per l’inadempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria incombente sul giudice della protezione internazionale in ordine alla situazione attuale in Gambia. Il Tribunale avrebbe dovuto compiere uno specifico accertamento sulla capacità della polizia gambiana di offrire tutela ai cittadini nei confronti di minacce ed uccisioni, sugli arresti e le detenzioni arbitrarie, sulla diffusione della tortura da parte della polizia e sulle condizioni carcerarie in Gambia.

2. – Il motivo è destituito di fondamento.

Il Tribunale si è fatto carico del suo obbligo di cooperazione istruttoria, ed ha dato conto, puntualmente citandole, delle fonti delle informazioni sulla attuale condizione del Paese, che, pur non stabile, non dà luogo a situazioni di violenza indiscriminata. Al riguardo, ha precisato che il Gambia attraversa una fase di transizione, dopo una feroce dittatura, seguita da nuove elezioni il cui esito inizialmente non era stato accettato dal vecchio dittatore. Ne era seguita una situazione di forte tensione. Ma, una volta che il Presidente J. ha lasciato il Paese, è stata restaurata la democrazia, e, con essa, sono stati riaffermati i diritti umani e la condanna della violenza. Il Governo si è impegnato a riformare le leggi repressive e le forze di sicurezza, pur nella previsione della necessità di un lungo periodo per la rifondazione dell’intero sistema penale e carcerario.

Alla stregua delle esposte argomentazioni il giudice di merito ha escluso la sussistenza nella zona di provenienza del ricorrente di una situazione di violenza generalizzata che consenta il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). L’attuale ricorrente, attraverso la deduzione della violazione della normativa in materia, tende all’evidenza a conseguire una revisione della valutazione di merito operata dal Tribunale, inibita nella presente sede di legittimità.

3.- Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 6, TUI e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, relativamente ai presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria. Il giudicante avrebbe dovuto valutare la vulnerabilità del ricorrente per riconoscergli la protezione umanitaria, anche alla luce della documentazione medica prodotta. 4. – Anche questo motivo è infondato.

Come chiarito dalle SS.UU. di questa Corte, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, sia operata la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza (Cass., SS.UU., sent. n. 29459 del 2019).

Nella specie, il Tribunale ha correttamente operato tale comparazione, escludendo, per un verso, il pregiudizio in conseguenza del rimpatrio del ricorrente, considerando, per l’altro, la mancata allegazione di un percorso di inserimento in Italia, e valutando le condizioni di salute dedotte dallo stesso ricorrente inidonee a suffragare una particolare vulnerabilità, essendo stata documentata una formazione adiposa benigna, agevolmente asportabile.

5.- Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato. In ossequio al criterio della soccombenza, le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, vanno poste a carico del ricorrente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del Ministero controricorrente, liquidate nella somma di Euro 2.100,00, per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 10 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2020

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