Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13558 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. II, 18/05/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 18/05/2021), n.13558

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24096-2019 proposto da:

A.A., rappresentato e difeso dall’avvocato Andrea Cannata;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Brescia, depositata il

11/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/11/2020 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– A.A., cittadino del (OMISSIS), ha impugnato per cassazione il decreto di rigetto del ricorso proposto avverso il diniego dello status di rifugiato nonchè della protezione sussidiaria e di mancato riconoscimento delle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– a sostegno delle domande di protezione egli ha dichiarato di essere partito dal (OMISSIS) con un visto per motivi di lavoro, che per finanziare il suo viaggio la madre aveva venduto l’attività e che viveva con il restante danaro; aveva aggiunto che l’aiutava mandandole dei soldi; aveva chiesto asilo anche in Francia, ma la sua domanda non era stata accolta;

– il tribunale bresciano aveva ritenuto, così come la Commissione territoriale, che il racconto del richiedente asilo era credibile ma che non vi erano i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato nè per la protezione sussidiaria nelle forme individualizzate; il tribunale non ha neppure ritenuto sussistente la condizione socio-politica della zona di provenienza del richiedente rilevante ai fini della sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c);

– inoltre, nel racconto non è stata riconosciuta alcun presupposto per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– la cassazione del decreto impugnato è chiesta sulla base di tre motivi;

– nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimato Ministero

dell’interno.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– il primo motivo, con cui si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 5,6 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per avere il giudice di 1^ grado fondato la propria valutazione negativa in ordine alla credibilità della narrazione del ricorrente su parametri diversi da quelli normative, è inammissibile poichè non si confronta con la motivazione del decreto impugnato che, diversamente da quanto sostenuto nella censura dal ricorrente, lo ha ritenuto pienamente credibile fondando il diniego sulla mancanza dei presupposti previsti per la protezione richiesta; -il secondo motivo, con cui si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 per non avere il giudice di prime cure fondato la propria valutazione negativa in ordine alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione umanitaria, su parametri diversi da quelli normativi limitandosi di fatto a dichiarare che non vi sono presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, è inammissibile;

– il tribunale ha dato atto della documentazione medica consegnata dal richiedente e riguardante l’effettuazione di una radiografia toracica, della quale tuttavia non vi è il referto, e della analisi delle urine; il tribunale ha, inoltre, evidenziato come il dolore alle reni dichiarato dal richiedente per sua stessa ammissione si presenta saltuariamente e passa con l’assunzione di farmaci che il richiedente prendeva anche in (OMISSIS); il tribunale ha, pertanto, ritenuto inesistente un profilo di soggettiva vulnerabilità connesso a problematiche di salute, così come ha escluso profili di vulnerabilità oggettivi connessi alla situazione socio-politica del (OMISSIS);

– tali valutazioni non risultano efficacemente confutate da allegazioni in senso contrario tempestivamente svolte dal ricorrente;

– il terzo motivo, con cui si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 per avere il giudice di secondo grado erroneamente considerato che il paese di provenienza del ricorrente, e cioè il (OMISSIS), non presentava particolari problematiche, è inammissibile poichè non indica, a fronte dei report aggiornati e specificamente indicati dal tribunale (cfr. pagg. 4,5 e 6) quali fonti informative alternative, se esaminate, avrebbero consentito di concludere diversamente (cfr. Cass. 22769/2020; id. 21932/2030);

– in conclusione, l’inammissibilità di tutti i motivi comporta l’inammissibilità del ricorso;

– nulla è dovuto per le spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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