Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13545 del 30/05/2017


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Cassazione civile, sez. I, 30/05/2017, (ud. 19/04/2017, dep.30/05/2017),  n. 13545

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4648/2011 R.G. proposto da:

G.M.P., (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso

dall’avv. Mario Marino, elettivamente domiciliato in Roma, presso la

cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

Fallimento della (OMISSIS) s.r.l., in persona del curatore pro

tempore;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Marsala, depositato il 22

dicembre 2010. Sentita la relazione svolta nella camera di consiglio

del 19 aprile 2017 dal Consigliere Giuseppe Fichera.

Fatto

FATTI DI CAUSA

G.M.P. impugna per cassazione il decreto del Tribunale di Marsala depositato il giorno 22 dicembre 2010, che respinse l’opposizione allo stato passivo del fallimento della (OMISSIS) s.r.l., relativa ad un credito derivante dal rapporto di lavoro svolto alle dipendenze della società poi fallita.

Ritenne il tribunale che l’opposizione fosse inammissibile, essendo stata notificato il ricorso oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione da parte del curatore dell’esito della verifica dello stato passivo; soggiunse il giudice che, comunque, difettava la prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente tra l’opponente e la fallita in bonis.

Il ricorso è affidato a quattro motivi; il curatore del fallimento intimato non ha depositato controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione della L. Fall., artt. 98 e 99, avendo il tribunale erroneamente ritenuto che l’opposizione allo stato passivo andava notificata al curatore, entro il termine di trenta giorni dalla sua comunicazione del provvedimento reso dal giudice delegato.

Con il secondo motivo si duole del vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo omesso il giudice di merito di motivare sulle ragioni per cui ha ritenuto non provato il rapporto di lavoro tra l’istante e la società fallita.

Con il terzo motivo assume la violazione dell’art. 2113 c.c. e art. 2735 c.c., comma 1, e dell’art. 411 c.p.c., considerato che il tribunale ha ritenuto non provata l’esistenza del rapporto di lavoro, nonostante il verbale di conciliazione sottoscritto tra le parti innanzi ai rispettivi organi sindacali.

Con il quarto motivo denuncia violazione dell’art. 2094 c.c., nonchè vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), poichè il giudice dell’opposizione ha omesso di motivare le ragioni per cui ha ritenuto l’insussistenza di un vincolo di subordinazione tra il ricorrente e la società poi fallita.

2. Il primo motivo è manifestamente fondato.

Ai sensi della L. Fall., art. 99, comma 1, – nel testo attualmente vigente, applicabile ratione temporis – le impugnazioni dei crediti, compresa quindi l’opposizione allo stato passivo, “si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui all’art. 97”.

Poichè è pacifico che la comunicazione del curatore intervenne in data 21.4.2010, è all’evidenza che ai fini della tempestività del ricorso in esame, rilevava esclusivamente il suo deposito nella cancelleria del tribunale, entro trenta giorni dalla detta comunicazione e non certo, come invece erroneamente ritenuto dal tribunale, la data della successiva notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza al curatore fallimentare.

3. Il secondo, terzo e quarto motivo, da esaminare congiuntamente stante la stretta connessione, sono tutti manifestamente fondati.

Invero, il giudice di merito ha affermato in maniera apodittica che difettava la prova del rapporto di lavoro tra il ricorrente e la società poi fallita, omettendo di motivare, sia pure succintamente, sulle ragioni che giustificavano una siffatta conclusione e, in particolare, tralasciando del tutto di considerare l’esistenza di un verbale di conciliazione sottoscritto tra le parti innanzi ai rispettivi organi sindacali, dal quale era consentito trarre diverso convincimento.

4. In definitiva, accolto integralmente il ricorso, il decreto impugnato va cassato con rinvio al Tribunale di Marsala, in diversa composizione, per un nuovo esame della causa e per provvedere anche sulle spese del grado.

PQM

 

Accoglie il ricorso.

Cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti; rinvia al Tribunale di Marsala, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 19 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2017

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