Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13542 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 18/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 18/05/2021), n.13542

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1168-2020 proposto da:

S.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato STEFANIA MARIANI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia ope legis in

ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 13661/2019 del TRIBUNALE di ANCONA, depositata

il 12/11/2019 R.G.N. 1092/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con decreto 13661/2019 il Tribunale di Ancona ha rigettato la domanda di protezione internazionale e umanitaria avanzata da S.A., cittadino del (OMISSIS).

2. Il Tribunale ha osservato, in sintesi, per quanto ancora qui rileva, che:

a) il ricorrente non è credibile circa le ragioni dell’espatrio: egli ha riferito di problemi ereditari avuti con uno dei fratelli, il quale per impossessarsi dei suoi beni lo aveva minacciato di morte e aveva tentato di ucciderlo;

b) la narrazione non è circostanziata e presenta lacune; non è stato chiarito in che cosa consistesse il comportamento dissoluto del fratello; è improbabile un effettivo rischio di morte; non è comprensibile perchè il ricorrente non sia limitato ad allontanarsi dalla famiglia, essendo già adulto, anzichè espatriare;

c) quanto alla protezione umanitaria, non vi sono elementi seri di una minaccia alla persona; l’integrazione è il risultato di un processo complesso, che involge globalmente la formazione linguistica, l’accesso all’istruzione e/o il riconoscimento di titoli o qualifiche, la disponibilità di un alloggio, il ricongiungimento familiare, l’informazione sui diritti e sui doveri individuali all’interno del paese di accoglienza, ed altro ancora; a tal fine non è sufficiente la documentazione prodotta (lettere di assunzione, modelli Unilav, attestati di partecipazione e tessere di affiliazione).

3. Il decreto è stato impugnato da S.A. con ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

4. Il Ministero dell’Interno ha depositato atto di costituzione tardiva al solo fine dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

5. Il P.G. non ha rassegnato conclusioni scritte.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1 Con il primo motivo è denunciata violazione dell’art. 4 direttiva 2011/95/UE e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 nonchè dell’art. 10 direttiva 2013/32/UE, e D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27 per avere il Tribunale ritenuto inattendibile la narrazione del richiedente omettendo di ricorrere ai poteri-doveri officiosi di indagine e omettendo di attivarsi per la ricerca della documentazione necessaria ai fini del decidere, con specifico riferimento alla situazione nel (OMISSIS).

2 Con il secondo motivo è denunciata violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 5, 7 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27 in relazione alla ritenuta insussistenza del danno grave. Il ricorrente si duole che il giudice di appello abbia trascurato di considerare che anche vicende di carattere privato possono assumere rilievo pubblicistico per la mancata tutela fornita da parte delle istituzioni locali, per cui il giudice deve svolgere un ruolo attivo nell’istruzione della domanda di protezione internazionale, prescindendo dal principio dispositivo proprio del giudizio civile e delle relative preclusioni.

3 Con il terzo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 4 Direttiva 2011/95/UE, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 nonchè art. 10 direttiva 2013/32/UE, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27 in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, art. 2 Cost. per avere il Tribunale ritenuto che la considerazione della non attendibilità del ricorrente potesse precludere anche l’esame della domanda di protezione umanitaria, che invece prescinde dalla veridicità o meno della narrazione del richiedente asilo circa i motivi del suo espatrio, e per avere altresì omesso di approfondire l’esame della condizione di vulnerabilità del ricorrente.

4 I motivi sono inammissibili.

5 La valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicchè, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr. Cass. n. 11925 del 19.6.2020, cfr. pure Cass. n. 3340 del 2019; v. pure Cass. n. 26921 del 2017).

6 Nel caso in esame, il Tribunale è pervenuto ad un giudizio di inattendibilità intrinseca del narrato, evidenziando lacune e illogicità e, nel complesso, la non plausibilità dell’intera vicenda individuale oggetto del racconto. Dunque, la sentenza, in base agli argomenti utilizzati, nel suo complessivo tenore testuale, ha espresso un giudizio di negazione della credibilità intrinseca, per cui deve escludersi che il giudice di merito fosse tenuto a procedere al controllo di credibilità estrinseca, che attiene alla concordanza delle dichiarazioni con il quadro culturale, sociale, religioso e politico del Paese di provenienza, desumibile dalla consultazione di fonti internazionali meritevoli di credito.

7 Come già affermato da questa Corte, ove le dichiarazioni del richiedente siano intrinsecamente inattendibili, alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non è richiesto un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione nel Paese di origine (Cass. n. 16925 del 2018, n. 7333 del 2015).

8 Il ricorso per cassazione ora all’esame si limita a formulare generiche censure in ordine alla valutazione di merito, limitandosi a proporre – inammissibilmente – una diversa valutazione della credibilità del richiedente, sostituendo un diverso apprezzamento di fatto a quello compiuto dal Tribunale.

9 La non credibilità del narrato esclude la possibilità di riconoscere la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) (oltre che lo status di rifugiato), per cui resta assorbito l’esame del secondo motivo.

10 In proposito, vale aggiungere che le liti tra privati per ragioni proprietarie o familiari non possono essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, trattandosi di “vicende private” estranee al sistema della protezione internazionale, non rientrando nè nelle forme dello “status” di rifugiato (art. 2, lett. e), nè nei casi di protezione sussidiaria (art. 2, lett. g). I c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave solo ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi (cfr. Cass. nn. 24214 e 23281 del 2020, n. 9043 del 2019). Sempre in tema di protezione sussidiaria, quando si deduca un fatto suscettibile di rilevare D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b) del riconducibile all’azione di privati, l’onere di allegazione del richiedente deve essere adempiuto in termini sufficientemente specifici, non potendosi, in mancanza, attivare l’obbligo di integrazione istruttoria officiosa D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3 (Cass. n. 8930 del 2020, n. 23604 del 2017; v. pure Cass. 26823 del 2019).

11 Nel caso in esame, non risulta dalla sentenza impugnata che il ricorrente avesse allegato di avere sporto denuncia o di avere comunque chiesto tutela agli organi statuali preposti. A fronte di tale difetto di allegazioni, non sussistevano (anche per altro verso) i presupposti dell’obbligo di integrazione istruttoria ufficiosa D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3.

12 Quanto al terzo motivo, va premesso che la natura residuale ed atipica della protezione umanitaria, se da un lato implica che il suo riconoscimento debba essere frutto di valutazione autonoma, caso per caso, e che il suo rigetto non possa conseguire automaticamente al rigetto delle altre forme tipiche di protezione, dall’altro, implica la necessità di allegazioni circa l’esistenza di una situazione di vulnerabilità del richiedente.

13 Il ricorso, nel censurare l’omesso l’esame dei requisiti di vulnerabilità in relazione alla c.d. protezione umanitaria, in realtà si limita a generiche affermazioni, omettendo di indicare quali fossero gli elementi più specifici, riferibili alla persona del richiedente, introdotti in giudizio e sottoposti all’esame del giudice di merito e non debitamente considerati.

14 Deve ribadirsi che la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale non si sottrae all’applicazione del principio dispositivo, sicchè il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass. n. 27336 del 2018).

15 Del tutto generica è anche la doglianza relativa al mancato giudizio di valutazione comparativa tra la situazione personale del richiedente nel Paese di origine e il livello di integrazione raggiunto in Italia. Non è stato chiarito quali sarebbero i fatti specifici, omessi o trascurati dal Tribunale. A fronte della motivazione della sentenza impugnata, che tale giudizio ha condotto esaminando i documenti allegati in atti, gravava sul ricorrente per cassazione indicare le ragioni per cui tale giudizio sarebbe errato e precisare gli elementi trascurati e determinanti per un giudizio di comparazione a sè favorevole. Il ricorso è del tutto generico al riguardo e avulso dalla motivazione della sentenza e quindi inammissibile ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4.

16 IL ricorso va dunque dichiarato inammissibile. Nulla va disposto quanto alle spese del giudizio di legittimità, non avendo il Ministero intimato svolto attività difensiva.

17 Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, inammissibilità del ricorso) per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto (v. Cass. S.U. n. 23535 del 2019).

18 In proposito, le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito (sent. n. 4315 del 2020) che la debenza di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione è “…normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali – di natura processuale – è costituito dall’aver il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento dell’iscrizione della causa a ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione, ai sensi all’art. 13, comma 1-quater, secondo periodo T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo”.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

 

 

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