Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13539 del 04/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 04/06/2010, (ud. 29/04/2010, dep. 04/06/2010), n.13539

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARLEO Giovanni – Presidente –

Dott. GIACALONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 441/2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

GESTIONE SERVIZI INFORMATICI SPA, in persona dell’Amministratore e

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIALE G. CESARE 61, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO DRISALDI,

rappresentata e difesa dall’avvocato GUGLIELMO BENEDETTO, giusta

mandato speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 272/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 20/05/08, depositata il 25/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/04/2010 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI GIACALONE;

è presente il P.G. in persona del Dott. GIAMPAOLO LECCISI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella causa indicata in premessa, sulla resistenza della parte contribuente che ha presentato controricorso, è stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione:

“Con la sentenza impugnata, la C.T.R., respingeva l’appello dell’Ufficio, escludendo che l’atto tra le parti integrasse una cessione di azienda da sottoporre ad imposta di registro proporzionale (mentre essi l’avevano ritenuto soggetto esclusivamente al regime IVA).

Tutte le censure della parte erariale si rivelano manifestamente infondate:

– la 1^, la 3^ e la 4^, poichè – le prime due sotto il profilo della violazione o falsa applicazione di legge e la 4^ sotto quello del vizio motivazionale propongono un’inammissibile nuova valutazione delle risultanze processuali, diversa da quella espressa dal giudice del merito, senza denunciare specifici vizi o errori della sentenza impugnata (Cass. n. 5335/00; 13359/99; 5537/97; 900/96; 124/80), nella quale vi è una congrua e corretta motivazione, immune da vizi logici e giuridici, che, al fine di escludere la qualificabilità dell’atto da registrare come cessione di azienda ha valorizzato, oltre al tenore letterale dello steso, il comportamento successivo delle parti contraenti (mancato subingresso dell’acquirente nella locazione dei locali e nella titolarità dei contratti con le maestranze e successivo annullamento del contratto stesso);

la 2^, perchè i brani censurati della motivazione non integrano ultrapetizione; la C.T.R. ha negato in radice che si fosse in presenza di uno specifico ramo di azienda ceduto e, nella parte contestata con questo motivo, si è limitata ad elencare a titolo esemplificativo altri elementi di fatto che, se sussistenti, avrebbero potuto indurre a soluzione diversa; cosi valorizzando adeguatamente la circostanza che al momento della cessione l’azienda non fosse concretamente esercitata (argomento desumibile da Cass. 13580/07);

– la 5^, perchè non viene dedotto se e come la pretesa richiesta subordinata di tassazione diversa da quella proporzionale sia stata ritualmente introdotta nel presente giudizio; senza contare che ciò non avrebbe potuto avvenire in via riconvenzionale, essendo tale domanda inammissibile nel procedimento tributario (Cass. 20516/06;

15317/02).

Si propone la trattazione in Camera di consiglio con il rigetto del ricorso”.

La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite.

Non sono state depositate conclusioni scritte nè memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, riaffermato il principio di diritto sopra richiamato, il ricorso deve essere rigettato; che le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 1.600,00, di cui Euro 100,00 per spese vive, oltre contributo unificato, spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2010

 

 

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