Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13532 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. III, 18/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 18/05/2021), n.13532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34984/19 proposto da:

-) M.K., elettivamente domiciliato presso l’indirizzo PEC

del proprio difensore (liso.loredana.avvocatibari.legalmail.it),

difeso dall’avv. Loredana Liso, in virtù di procura speciale

apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Bari 10.7.2019 n. 1569;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16 dicembre 2020 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.K., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

2. A fondamento dell’istanza dedusse di avere lasciato il proprio Paese per sfuggire alle minacce ed ai saccheggi dei ribelli appartenenti al movimento per l’indipendenza della regione della (OMISSIS).

3. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

Avverso tale provvedimento M.K. propose, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, ricorso dinanzi al Tribunale di Bari, che la rigettò con ordinanza non indicata dalla sentenza nè dal ricorso.

Tale ordinanza, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte d’appello di Bari con sentenza 10.7.2019.

Quest’ultima ritenne che:

-) lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) non potessero essere concessi perchè il racconto del richiedente era inattendibile;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) non potesse essere concessa, perchè nel Paese d’origine del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato;

-) la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 non potesse essere concessa in quanto il richiedente non si trovava in alcuna condizione di vulnerabilità.

4. Il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione da M.K. con ricorso fondato su cinque motivi.

Il Ministero dell’Interno non si è difeso. Ha, tuttavia, depositato un “atto di costituzione” al solo scopo di partecipare all’eventuale udienza pubblica.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 8. Al di là di tale intitolazione formale, nella illustrazione del motivo si sostiene che “non vi è ragione per ritenere che il ricorrente non sia vittima di atti persecutori e che realmente ha rischiato la propria vita”.

1.1. Il motivo è manifestamente inammissibile per totale estraneità alla ratio decidendi.

La Corte d’appello infatti ha ritenuto che sia la domanda di asilo, sia quella di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b), andassero rigettate a causa dell’inattendibilità dei fatti riferiti dal richiedente, e tale ratio decidendi non viene impugnata dal ricorso.

2. Col secondo motivo il ricorrente impugna la sentenza nella parte in cui ha escluso la sussistenza, nella regione di provenienza del richiedente d’una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato.

Deduce in contrario che invece in (OMISSIS) esisterebbe una condizione di guerra, e tanto si dovrebbe desumere dal sito di informazioni per turisti “(OMISSIS)”, “aggiornato al 18.9.2019”.

2.1. Il motivo è manifestamente infondato: sia perchè la Corte d’appello ha tratto le proprie informazioni da una fonte attendibile ed aggiornata (ovvero il sito web “(OMISSIS)” (European Country of Origin Information Network, un network organizzato dalla Croce Rossa Austriaca e supportato dall’Unione Europea); sia perchè il ricorrente invoca notizie pubblicate in epoca addirittura posteriore (18 settembre 2019) a quella di pubblicazione della sentenza impugnata.

3. Col terzo motivo il ricorrente prospetta il vizio di violazione di legge con riferimento al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 8.

Il motivo non contiene alcuna censura, ma solo due affermazioni di diritto, ed è come tale è inammissibile.

4. Col quarto motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto non credibile il suo racconto. Deduce che la motivazione della sentenza si fonda su “clausole di stile utilizzabili per una molteplicità di casi”, mentre la Corte d’appello avrebbe dovuto procedere ad una “valutazione autonoma dei fatti prospettati”.

4.1. Il motivo è manifestamente inammissibile in primo luogo perchè non contiene alcuna ragionata censura avverso la sentenza d’appello, dalle cui motivazioni prescinde del tutto.

La Corte d’appello, infatti, ha ampiamente indicato le ragioni per le quali il richiedente doveva ritenersi inattendibile (genericità del racconto, in congruenze ingiustificabili, discordanze temporali: così la sentenza, p. 2, quinto e sesto capoverso).

Da tali ragioni il ricorrente prescinde del tutto.

4.2. In secondo luogo il motivo è inammissibile in quanto investe un tipico apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.

Ed infatti “la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma. 5, lett. c).

Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito. (Sez. 1 -, Ordinanza n. 3340 del 05/02/2019, Rv. 652549 – 01).

4.3. Nella parte, infine, in cui il motivo lamenta che la motivazione della sentenza sarebbe costituita da “clausole di stile utilizzabili per una molteplicità di casi”, il motivo è manifestamente infondato, dal momento che la Corte d’appello, come già rilevato, ha dato conto in modo specifico e niente affatto generico delle ragioni ostative ad un giudizio di credibilità dei fatti riferiti dal richiedente asilo.

5. Col quinto motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3.

L’illustrazione del motivo si compendia nella unica affermazione secondo cui “appare evidente che se il richiedente tornasse nel suo paese si troverebbero in una condizione di specifica ed estrema vulnerabilità”.

5.1. Anche questo motivo è inammissibile per la mancanza di una censura degna di tale nome.

In ogni caso è pacifico il principio secondo cui non la semplice sproporzione o differenza del tenore di vita tra quello del Paese ospitante e quello del Paese di origine può costituire giusta causa per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma solo la eventuale sussistenza, nel paese di origine, di una situazione di carestia tale da mettere in pericolo la stessa sopravvivenza del richiedente asilo (ex multis, Sez. 3 -, Ordinanza n. 20334 del 25/09/2020, Rv. 658988 – 01).

6. Non occorre provvedere sulle spese del presente giudizio, non essendovi stata difesa delle parti intimate.

La circostanza che il ricorrente sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato esclude l’obbligo del pagamento, da parte sua, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), in virtù della prenotazione a debito prevista dal combinato disposto di cui agli artt. 11 e 131 decreto sopra ricordato (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9538 del 12/04/2017, Rv. 643826 – 01), salvo che la suddetta ammissione non sia stata ancora, o venisse in seguito, revocata dal giudice a ciò competente.

PQM

la Corte di cassazione:

(-) dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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