Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1353 del 22/01/2021

Cassazione civile sez. I, 22/01/2021, (ud. 13/10/2020, dep. 22/01/2021), n.1353

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12304/2019 proposto da:

B.O., elettivamente domiciliato in Viterbo, Via Annio 25,

presso lo studio dell’Avv. Aldo Maria Rodolfo, che lo rappresenta e

lo difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositato il 16/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/10/2020 da Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Ancona ha rigettato la domanda di protezione internazionale ed umanitaria proposta dal cittadino nigeriano B.O. per le ragioni che seguono:

Con riferimento al riconoscimento dello status di rifugiato ha condiviso il giudizio di non credibilità del ricorrente espresso dalla C.T. anconetana ed ha ritenuto che il carattere episodico, occasionale e non specifico dell’asserita minaccia subita dal richiedente esclude qualsivoglia possibilità di reiterazione da parte degli aggressori. Ne consegue l’infondatezza del timore di subire atti persecutori diretti ed attuali ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 7.

In merito alla mancata concessione della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b), attesa la non credibilità del ricorrente, non sono emersi elementi sufficienti a comprovare il rischio di subire torture o altre forme di trattamenti inumani o degradanti, tenuto conto che nello Stato di provenienza sono presenti istituzioni in grado di fornire adeguata protezione in caso di pericolo effettivo.

Tantomeno è risultata integrata l’ipotesi di danno grave di cui dell’art. 14, lett. c) D.Lgs. cit.. Invero, alla luce delle numerose fonti internazionali consultate (pag. 2-4 del provvedimento impugnato), la Nigeria non è caratterizzata da un livello di violenza indiscriminata, derivante da situazioni di conflitto armato o internazionale, tale da costituire una minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile per la sola presenza nel territorio.

Da ultimo, è negato il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, poichè non si ravvisano condizioni individuali di elevata vulnerabilità che, ancorchè credibili e giustificate, precludano, in caso di rimpatrio, la possibilità di soddisfare i bisogni e le esigenze ineludibili di vita personale.

Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per Cassazione il cittadino straniero. Non ha svolto difese il Ministero intimato.

In via preliminare, il ricorrente solleva questione incidentale di legittimità costituzionale della L. 13 aprile 2017, n. 46, art. 35 bis, in relazione agli artt. 10,24 e 111 Cost., dal momento che il nuovo modello processuale introdotto dalla normativa non garantisce le condizioni ineludibili sul giusto processo ex art. 111 e, pregiudicando il diritto di difesa ai sensi dell’art. 24 Cost., compromette la possibilità, per lo straniero, di invocare la piena tutela del diritto di asilo di cui all’art. 10 Cost..

La questione è anzitutto irrilevante, posto che il suo eventuale accoglimento non produrrebbe, di per sè, un concreto effetto nel giudizio a quo. A ben vedere, nel caso di specie, la decisione adottata dal giudice di merito ha trovato fondamento non già nella disciplina giuridica introdotta con la L. n. 46 del 2017, bensì nella valutazione di non credibilità del dichiarante, operata sulla base dei criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, nonchè nell’assenza dei requisiti legali posti a fondamento del riconoscimento delle forme di protezione richieste, contemplati rispettivamente dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2 (per lo status di rifugiato), dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 (per la protezione sussidiaria) e, infine, dal combinato disposto del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (per la protezione umanitaria).

In secondo luogo, la questione è altresì manifestamente infondata, stante l’impossibilità di ravvisare un contrasto con gli artt. 10,24 e 111 Cost.. Di fatti, questa Corte ha più volte affermato l’idoneità del rito camerale di cui agli artt. 737 c.p.c. e segg., da sempre impiegato anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e status, a garantire l’adeguato dispiegarsi del contraddittorio con riguardo al riconoscimento della protezione internazionale. Quanto asserito rimane fermo anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte (cfr. Cass., Sez. I, 17717/2018). Al riguardo va, peraltro, tenuto conto anche del fatto che il procedimento giurisdizionale è comunque preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione (Cass., 27700/2018; Cass., 28119/2018).

Con riferimento ai motivi specifici di ricorso, nel primo si lamenta l’insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia, per avere il Tribunale minimizzato il clima di violenza indiscriminata presente in Nigeria e sottovalutato il percorso di integrazione intrapreso in Italia dal richiedente, nonchè l’insussistenza di legami affettivi nel Paese di origine. Ne consegue che il giudizio prognostico di vulnerabilità non è stato formulato correttamente in aderenza ai parametri normativi.

Nel secondo motivo di ricorso si censura la violazione degli artt. 2 e 14 del D.Lgs., D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6. La motivazione del provvedimento impugnato si palesa apparente ed apodittica con riferimento tanto al giudizio di non credibilità del ricorrente, quanto alla asserita situazione di stabilizzazione del Paese di origine, conclusione, quest’ultima, raggiunta sulla base di informazioni non aggiornate al momento della decisione.

I due motivi di ricorso non superano il vaglio di ammissibilità per difetto di specificità.

La difesa non ha fornito elementi volti a superare i dubbi di credibilità espressi dal Tribunale, correttamente motivati a fronte dell’incapacità del richiedente di circostanziare in modo puntuale la vicenda e delle molteplici incongruenze emerse in sede di audizione.

In secondo luogo, il ricorrente lamenta, in maniera del tutto vaga, che la situazione politica della Nigeria è stata oggetto di distorsione e banalizzazione, venendo meno all’onere di indicare le fonti che, secondo la sua prospettazione, avrebbero potuto condurre ad un diverso esito del giudizio. Come affermato dalla recente giurisprudenza di questa Corte, in mancanza di tale allegazione, si paventa l’impossibilità, per la stessa, di valutare la teorica rilevanza e decisività della censura (Cass., Sez. I, 22769/2020). Il Tribunale, d’altra parte, ha correttamente esercitato il dovere di cooperazione istruttoria, acquisendo informazioni aggiornate e precise inerenti alla zona di provenienza indicata dal ricorrente (si veda pag. 2-4 del provvedimento impugnato).

Da ultimo, il giudizio prognostico negativo di vulnerabilità è stato correttamente motivato in forza di una valutazione comparativa tra la situazione individuale del richiedente in Italia e quella alla quale sarebbe esposto in caso di rimpatrio. Per contro, la difesa è venuta meno al dovere di allegare, produrre o dedurre gli elementi e la documentazione necessari a motivare la sussistenza di una determinata causa di vulnerabilità, così come richiesto dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte (si veda Cass., Sez. III, n. 22528/2020).

In conclusione, il Tribunale ha correttamente motivato l’iter logico sotteso al diniego delle forme di protezione richieste, posto che, nel caso di specie, non si ravvisano i requisiti di cui agli artt. 2 e 14 del D.Lgs., D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

Ciò determina l’inammissibilità del ricorso.

Nessuna statuizione sulle spese poichè l’Amministrazione intimata non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA