Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13528 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. III, 18/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 18/05/2021), n.13528

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34897/19 proposto da:

-) A.S.S., elettivamente domiciliato a Brescia, p.za

della Vittoria n. 8, presso l’avvocato Lidia Bianco Speroni, che lo

difende in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Brescia 4.10.2019 n. 5019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16 dicembre 2020 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. A.S.S., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

2. A fondamento dell’istanza dedusse di avere lasciato il proprio Paese per sfuggire alle continue violenze ed aggressioni, tra cui anche una falsa denuncia, subite da parte d’uno zio e dei suoi scherani, per questioni patrimoniali.

3. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

Avverso tale provvedimento A.S.S. propose, ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 ricorso dinanzi al Tribunale di Brescia, che la rigettò con decreto 4.10.2019.

Il Tribunale ritenne che:

-) lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) non potessero essere concessi sia perchè il racconto del richiedente era generico ed inattendibile, sia perchè non palesava alcun rischio concreto ed effettivo di danno grave;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) non potesse essere concessa, perchè nel Paese d’origine del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato;

-) la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 non potesse essere concessa in quanto nel caso di specie non sussisteva alcuna condizione di vulnerabilità oggettiva o soggettiva.

4. Il provvedimento del Tribunale è stato impugnato per cassazione da A.S.S. con ricorso fondato su due motivi ed illustrato da memoria.

Il Ministero dell’Interno non si è difeso. Ha tuttavia depositato un “atto di costituzione”, al fine di partecipare all’eventuale pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo, col quale il ricorrente prospetta formalmente la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 contiene due censure:

-) con una prima censura il ricorrente sostiene che erroneamente il Tribunale ha ritenuto non provato, e comunque non attuale, il rischio di persecuzione o trattamenti degradanti da lui denunciati;

-) con una seconda censura il ricorrente sostiene che il Tribunale, omettendo di attivare i propri poteri di indagine officiosa, ha erroneamente trascurato di prendere in esame l’incapacità delle autorità del (OMISSIS) di apprestargli protezione e tutela.

1.1. La prima delle suesposte censure è manifestamente inammissibile perchè investe un apprezzamento di fatto, nel caso di specie adeguatamente motivato.

1.2. La seconda censura è infondata per due ragioni.

La prima ragione è che il Tribunale ha reputato “inverosimile” il racconto del richiedente (p. 5, ultimo rigo, della sentenza), e ciò la esonerava da qualsiasi obbligo di accertamento istruttorio officioso.

La seconda ragione è che il Tribunale non ha affatto trascurato di considerare se le autorità del (OMISSIS) fossero in grado di dare protezione all’odierno ricorrente; lo ha fatto ed ha ritenuto (con giudizio di merito non sindacabile in questa) che essendo il padre dell’odierno ricorrente persona benestante, questi “poteva agevolmente ottenere tutela e rivolgersi quanto meno ai mediatori”, e cioè funzionari speciali degli organi di polizia.

Giusta o sbagliata che fosse tale valutazione, come accennato si tratta di una considerazione di puro fatto, insindacabile in questa sede, e che comunque non è stata neanche impugnata.

2. Col secondo motivo il ricorrente impugna il rigetto della domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Sostiene che il Tribunale avrebbe erroneamente escluso la sussistenza dei presupposti tanto oggettivi, quanto soggettivi, per il rilascio del suddetto permesso di soggiorno.

2.1. Il motivo è inammissibile per più ragioni.

In primo luogo è inammissibile in quanto la censura prescinde del tutto dalla motivazione posta dal Tribunale a fondamento della decisione di rigetto, limitandosi ad invocare le statuizioni di altre decisioni di merito. In secondo luogo il motivo è inammissibile in quanto il ricorrente, al di là della generica circostanza di provenire dal (OMISSIS), neanche in questa sede indica mai chiaramente quale sia ed in cosa consista la propria condizione individuale di vulnerabilità.

Questa Corte ha infatti già ripetutamente affermato che il permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche quando sia invocato sul presupposto di una violazione sistematica grave dei diritti umani, “deve necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente, perchè altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali, in contrasto col parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6” (così Cass. 4455/18, in motivazione).

Se dunque la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari deve “necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente”, è necessario che questi deduca quali siano i diritti fondamentali alla cui violazione egli sarebbe esposto, nel caso di rimpatrio.

Deduzione che, per contro, nel presente ricorso manca del tutto.

3. L’istanza di liquidazione dell’onorario proposta dall’avv. Lidia Bianco Speroni, quale difensore di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, fatta pervenire a questa Corte a mezzo del servizio postale ed acclusa agli atti, va dichiarata irricevibile.

Stabilisce, infatti, il D.Lgs. 30 maggio 2002, n. 115, art. 82, comma 2 (testo unico delle spese di giustizia) che la liquidazione dell’onorario al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, per l’attività svolta nel giudizio di legittimità, sia compiuta dal giudice che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato per effetto della decisione di legittimità: e dunque, nel nostro caso, il Tribunale di Brescia.

4. Non occorre provvedere sulle spese del presente giudizio, non essendovi stata difesa delle parti intimate.

La circostanza che il ricorrente sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato esclude l’obbligo del pagamento, da parte sua, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), in virtù della prenotazione a debito prevista dal combinato disposto di cui agli artt. 11 e 131 del decreto sopra ricordato (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9538 del 12/04/2017, Rv. 643826 – 01), salvo che la suddetta ammissione non sia stata ancora, o venisse in seguito, revocata dal giudice a ciò competente.

P.Q.M.

la Corte di cassazione:

(-) dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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