Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13528 del 01/07/2016

Cassazione civile sez. lav., 01/07/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 01/07/2016), n.13528

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21053-2010 proposto da:

ACCADEMIA MUSICALE DELLA FONDAZIONE SANTARPINO, C.F. (OMISSIS),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA A. AUBRY 3, presso lo studio dell’avvocato

GIORGIO BOCCADAMO, rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO

BARBATO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del suo Presidente e legale rappresentante

pro tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. –

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA

29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e

difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI, LUIGI CALIULO e LELIO

MARITATO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA E.TR. S.P.A. – CONCESSIONARIA DEL SERVIZIO NAZIONALE

DELLA RISCOSSIONE PER LA PROVINCIA DI SALERNO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 648/2009 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 10/09/2009 R.G.N. 42/09;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

udito l’Avvocato ANNA BUTTAFOCO per delega Avvocato VINCENZO

BARBATO;

udito l’Avvocato LELIO MARITATO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Salerno, in riforma della sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, ha rigettato l’opposizione proposta dall’Accademia Musicale Fondazione Santarpino avverso la cartella notificata su istanza dell’Inps per contributi relativi all’insegnante T.P. in relazione alla quale la Corte ha riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato con l’Accademia.

La Corte territoriale ha riferito che dalle dichiarazioni rese dall’insegnante agli ispettori presso i locali dell’Accademia ove la T. era stata rinvenuta, risultava evidente un rapporto di lavoro subordinato con l’Accademia per lo svolgimento di attività di insegnante del metodo Yamaha,con frequenza stabilita dall’Accademia, compenso rapportato al numero delle lezioni e percezione della 13 e delle ferie; che in tale occasione la T. non aveva fatto alcun cenno alla sua disponibilità di una scuola di musica a Sorrento e che la scrittura del 20/11/1993 intercorsa tra le parti non era opponibile all’INPS in quanto priva di data certa e contestata dall’Istituto.

La Corte ha, poi, riferito che non erano attendibili le dichiarazioni rese dalla T. in corso di causa con le quali aveva totalmente capovolto la versione data agli ispettori affermando la natura di collaborazione autonoma con l’Accademia e la sua titolarità di una scuola a (OMISSIS) dove aveva la disponibilità di locali di cui provvedeva al pagamento del canone e dell’energia elettrica come da documentazione prodotta e che era altresì inattendibile la dichiarazione resa dal teste B. il quale per la prima volta, dopo anni dall’accertamento dell’Inps, aveva giustificato la presenza della T. presso i locali dell’Accademia con la partecipazione a seminari.

La Corte territoriale ha rilevato che dalla documentazione depositata dall’Accademia non emergeva alcun elemento certo circa la presenza di studenti frequentanti la scuola di (OMISSIS), nè le relative registrazioni contabili; che la documentazione prodotta dall’Accademia relativa alle dichiarazioni rese dall’Accademia quale sostituto di imposta non provava il motivo delle somme corrisposte e cioè se per lavoro dipendente o per altro rapporto.

Avverso la sentenza ricorre l’Accademia con tre motivi. Resiste Inps.

Equitalia ETR spa è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione dell’art. 2697 c.c. e vizio di motivazione. Lamenta che la Corte si era basata esclusivamente sul verbale degli ispettori e le dichiarazioni rese dalla T. senza fornire alcuna giustificazione del contrasto con la documentazione e con le dichiarazioni rese dagli altri testi. Osserva che tutti gli altri testi avevano negato che la T. ricevesse direttive o fosse assoggettata a potere organizzativo dell’Accademia.

2) Con il secondo motivo denuncia violazione dell’art. 2700 vizio di motivazione. Osserva che gli ispettori non avevano riportato circostanze da loro accertate in prima persona ma soltanto le dichiarazioni rese da alcuni dipendenti e pertanto, ai sensi dell’art 2700 c.c. non provavano la veridicità delle dichiarazioni a loro rese da terzi. Deduce che l’unico legame tra la T. e l’Accademia era costituito dal fatto che quest’ultima era titolare del metodo di insegnamento Yamaha e del metodo di studio Santarpino; che era l’Accademia ad autorizzarne l’utilizzo e che la T., titolare di scuola a (OMISSIS), era pienamente autonoma nella gestione della sua scuola, salva la corresponsione di un compenso all’Accademia per l’utilizzo del metodo Yamaha.

3) Con il terzo motivo l’Accademia denuncia violazione dell’art. 116 c.p.c. e vizio di motivazione. Deduce che la Corte non aveva fatto buon uso del potere discrezionale di valutazione delle prove limitandosi ad affermare che le deposizioni testimoniali non erano credibili perchè rese dopo un notevole lasso temporale e che la prova documentale non era idonea, finendo per basare le sue conclusioni sulle sole dichiarazioni rese dalla T. agli ispettori.

I motivi, congiuntamente esaminati in quanto tutti relativi all’accertamento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra l’Accademia musicale Santarpino e T. P., insegnante di pianoforte, sono fondati.

La Corte territoriale era chiamata a valutare se dagli elementi istruttori emersi risultasse confermata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato come sostenuto dall’Inps, fornendo un’adeguata e corretta spiegazione delle ragioni che l’avevano indotta ad affermarne la sussistenza, svolgendo un completo accertamento di tutte le circostanze di fatto emerse dall’istruttoria ed evidenziando le caratteristiche del lavoro subordinato ravvisabili nella fattispecie.

Costituisce principio affermato più volte da questa Corte che “l’elemento che contraddistingue il rapporto di lavorio subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, assumendo la funzione di parametro normativo di individuazione della natura subordinata del rapporto stesso, è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia ed inserimento nell’organizzazione aziendale (cfr tra le tante Cass. n. 15275/04, n. 3277/2004).

Pur essendo principio affermato da questa Corte che “In sede di legittimità è censurabile soltanto l’assunzione e l’individuazione da parte del giudice di merito del suddetto parametro, mentre l’accertamento degli elementi, che rivelano l’effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto attraverso la valutazione delle risultanze processuali e sono idonei a ricondurre la prestazione al suo modello, costituisce apprezzamento di fatto, che, se immune da vizi giuridici e adeguatamente motivato, resta insindacabile (cfr Cass. n 15275/04, n 3277/2004, n. 5886 /2012), nella specie la motivazione della Corte territoriale risulta del tutto insufficiente proprio con riferimento all’individuazione della subordinazione ed alla conseguente sussunzione della fattispecie nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato.

L’elemento della subordinazione (che si connota, soprattutto, per l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro), che consente di distinguere il rapporto di lavoro di cui all’art. 2094 c.c. dal lavoro autonomo, non costituisce un dato di fatto elementare, quanto piuttosto una modalità di essere del rapporto, potenzialmente desumibile da un complesso di circostanze, richiedenti una complessiva valutazione,e ciò, in particolare, nei rapporti di lavoro aventi natura professionale ed intellettuale, che è rimessa al giudice del merito.

Quest’ultimo, a tal fine, non può esimersi, nella qualificazione del rapporto di lavoro, da un concreto riferimento alle sue modalità di espletamento ed ai principi di diritto ispiratori della valutazione compiuta allo scopo della sussunzione della fattispecie nell’ambito di una specifica tipologia contrattuale.

Pertanto, se tale apprezzamento di fatto non è immune da vizi giuridici e non è supportato da un’adeguata motivazione, non si sottrae al sindacato di legittimità.

Nella specie la Corte ha ricondotto la fattispecie in esame al rapporto di lavoro subordinato con una motivazione che appare del tutto apodittica e, quindi, inidonea a sorreggere la predetta conclusione. La Corte infatti ha omesso di indicare gli elementi che positivamente avrebbero consentito di affermare la soggezione della T. al potere direttivo, disciplinare dell’Accademia, lo stabile inserimento nell’organizzazione aziendale, le caratteristiche della retribuzione e dunque la ricorrenza dei requisiti caratterizzanti il rapporto di lavoro riconducibile all’art. 2094 c.c..

Ha omesso di adeguatamente valutare circostanze emerse dalle stesse dichiarazioni della T. agli ispettori circa l’elasticità dell’orario (19,30 – 20, tre – quattro volte alla settimana), il compenso rapportato al numero di lezioni, l’esistenza di una convenzione di affiliazione commerciale tra le parti con il quale la T. aveva ottenuto il diritto ad utilizzare presso i locali di (OMISSIS), dove essa gestiva una sua scuola di musica, il metodo di insegnamento “yamaha” e di studio della “Santarpino” di cui l’Accademia era titolare.

Con riferimento alla convenzione va precisato che non deve prescindersi dalla volontà delle parti contraenti e, sotto questo profilo, va tenuto presente il “nomen juris” utilizzato nella convenzione, con la precisazione tuttavia che tale ” nomen” non ha un rilievo assorbente, poichè deve tenersi altresì conto, sul piano della interpretazione della volontà delle stesse parti, del comportamento complessivo delle medesime, anche posteriore alla conclusione del contratto, ai sensi dell’art. 1362 c.c., comma 2, e, in caso di contrasto fra dati formali e dati fattuali relativi alle caratteristiche e modalità della prestazione, è necessario dare prevalente rilievo ai secondi. Sotto tale profilo il giudice non può prescindere da un’adeguata esposizioni delle ragioni che lo hanno condotto a pervenire a conclusioni contrastanti con quanto le parti mostrano di aver voluto nella convenzione.

La Corte ha escluso in modo del tutto generico la rilevanza degli elementi probatori anche documentali (rendiconti economici della scuola di (OMISSIS) gestita dalla T., prova di corresponsione dei canoni di locazione dei locali a (OMISSIS) o di pagamento dell’energia elettrica) depositati dalla ricorrente al fine di provare l’effettiva sussistenza di una scuola a (OMISSIS) gestita dalla T., elementi da valutarsi congiuntamente alla convenzione intercorsa tra le parti che consentiva alla T. di utilizzare metodi propri dell’Accademia.

Gli elementi probatori di cui sopra, congiuntamente alle contraddittorie dichiarazioni della stessa T., non sono stati oggetto di una valutazione anche complessiva da parte della Corte territoriale, finendo la Corte per omettere un’adeguata e corretta spiegazione delle ragioni che l’hanno portata ad affermare la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato.

Per le ragioni che precedono la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione ai motivi accolti ed il giudizio rinviato alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame della controversia in base ai rilievi e alla stregua dei principi sopra menzionati.

Il medesimo giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Salerno in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 luglio 2016

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