Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13515 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. I, 18/05/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 18/05/2021), n.13515

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14742-2017 r.g. proposto da:

(OMISSIS), (cod. fisc. e P. Iva (OMISSIS)), con sede in (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore Dott. S.A.,

rappresentata e difesa, giusta procura speciale apposta in calce al

ricorso, dagli Avvocati Guido Chessa Miglior, e Rodolfo Meloni, con

cui elettivamente domicilia in Roma, Via Portuense n. 104, presso

Antonia De Angelis;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) (cod. fisc. e P. Iva (OMISSIS)), in persona del

legale rappresentante pro tempore curatore fallimentare Dott.ssa

C.G., rappresentato e difeso, giusta procura speciale apposta

in calce al controricorso, dall’Avvocato Alberto Picciau;

– controricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l., (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del

legale rappresentante pro tempore curatore fallimentare Dott.ssa

Ca.Ag., rappresentato e difeso, giusta procura speciale apposta in

calce al controricorso, dall’Avvocato Giampiero Tronci, con il quale

elettivamente domicilia in Roma, Viale Giulio Cesare n. 2, presso lo

studio dell’Avvocato Nicola Giancaspro;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Cagliari, depositata in

data 3.5.2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/2/2021 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Cagliari ha rigettato il reclamo proposto ai sensi della L.Fall., art. 18 da (OMISSIS) nei confronti del fallimento della medesima società e del FALLIMENTO (OMISSIS) (abbreviato (OMISSIS)) s.r.l. avverso la sentenza dichiarativa di fallimento emessa in data 3 ottobre 2016 dal Tribunale di Cagliari.

La corte del merito – nel riportare integralmente il contenuto della sentenza dichiarativa di fallimento – ha, in primo luogo, ricordato, per quanto qui ancora di interesse, che: a) la società istante il fallimento aveva assunto di essere creditrice verso la (OMISSIS) della complessiva somma pari ad Euro 2.353.970, costituente il corrispettivo di due cessioni di crediti intercorse tra la società (OMISSIS) s.r.l., poi fallita, e la società (OMISSIS), cessioni intervenute rispettivamente in data 6.7 e 11.6 del 2013; b) più in particolare, la (OMISSIS) s.r.l. era originariamente creditrice nei confronti della Compagnia Immobiliare Sardegna (abbreviato C.I.S.) s.r.l. della complessiva somma pari ad Euro 2.745.511, derivante: quanto ad Euro 1.191.433,60 da un finanziamento erogato direttamente dalla (OMISSIS) s.r.l. in favore della Compagnia Immobiliare Sardegna s.r.l., e quanto ad Euro 1.554.068,35 quale corrispettivo per la cessione di crediti vantati a vario titolo nei confronti di una molteplicità di società, tutte facenti capo alla famiglia S.; c) la (OMISSIS), costituita nell’ambito della scissione societaria con la (OMISSIS) s.r.l. di cui all’atto del 2.5.2013, si era in tale contesto accollata i debiti verso il Banco di Sardegna s.p.a. e le sue controllate (Banca di Sassari s.p.a e Sardaleasing s.p.a.) ed aveva acquisito la proprietà di un immobile ubicato in (OMISSIS), condotto in locazione da Kinetica Sardegna s.r.l., contratto quest’ultimo il cui canone di locazione era stato ceduto alle predette banche per la quasi totalità; d) anche il residuo credito futuro per canoni di locazione era stato ceduto alla Cogefim, a far data dal 1.1.2016, dalla locatrice (OMISSIS), che quindi, avendo vincolato al soddisfacimento di altri creditori i ricavi della propria gestione, non era in grado di adempiere ai propri debiti derivanti dalla cessione; e) la (OMISSIS) aveva evocato in giudizio il FALLIMENTO della (OMISSIS) s.r.l., con atto di citazione notificato in data 10.3.2016, per sentir dichiarare dal tribunale l’inesigibilità dei crediti di cui alle sopra ricordate cessioni del 6 e 11 giugno 2013, in quanto soggetti alla postergazione legale di cui agli artt. 2497 quinquies e 2467 c.c., posto che la (OMISSIS) e la (OMISSIS) s.r.l. erano partecipate per il 99,66% dalla Centro servizi Monte Arcuentu s.r.l. e le due cessioni di crediti – secondo la ricostruzione della società attrice in giudizio – costituivano finanziamenti in favore della (OMISSIS) in relazione a specifici sviluppi dell’attività del gruppo.

Ciò premesso, la corte di appello ha ritenuto infondate le deduzioni della società reclamante sia in ordine alla sussistenza del presupposto della postergazione ai sensi dell’art. 2467 c.c. (lo squilibrio economico finanziario della società cessionaria alle date delle cessioni), sia in ordine alla stessa configurabilità di tali cessioni come finanziamenti in favore della cessionaria; ha osservato che, quanto all’eccessivo squilibrio, alle date delle due cessioni, dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto della società cessionaria (che costituisce il presupposto per l’applicazione del combinato disposto degli artt. 2467 e 2497 quinques c.c.) la motivazione del primo giudice (che aveva rilevato la estrema genericità sul punto delle difese della (OMISSIS)) non era stata contestata in modo convincente dalla reclamante; ha inoltre evidenziato che la (OMISSIS) era ben consapevole – in ragione degli stretti rapporti tra le varie compagini sociali del gruppo – che la società debitrice ceduta (C.I.S. s.r.l.) non era in grado di adempiere alle obbligazioni oggetto delle predette cessioni, con la conseguenza che unica beneficiaria delle cessioni stesse era stata in realtà (OMISSIS) s.r.l. che, non solo si era liberata di crediti all’evidenza di ben difficile o impossibile esigibilità, ma aveva acquisito il diritto al corrispettivo delle cessioni stesse; ha dunque confermato le considerazioni del primo giudice circa la inapplicabilità della postergazione ai crediti azionati da (OMISSIS) con l’istanza di fallimento; ha infine rilevato che la insolvenza della (OMISSIS) era comunque dimostrata dall’incapacità della società di adempiere alle obbligazioni assunte con le dedotte cessioni di credito.

2. La sentenza, pubblicata il 3 maggio 2017, è stata impugnata da (OMISSIS) con ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui FALLIMENTO (OMISSIS) e FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. hanno resistito con controricorso.

(OMISSIS) e FALLIMENTO (OMISSIS) hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la società ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c.. Si evidenzia che il giudice di appello avrebbe omesso di decidere sul motivo che poneva la questione giuridica della carenza di legittimazione del fallimento della (OMISSIS) s.r.l. a presentare istanza di fallimento non rivestendo quest’ultima la qualità di creditore.

2. Il secondo mezzo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 113 c.p.c., artt. 1325,1343,1345,1318 e 1414 c.c.; e sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del R.D. n. 267 del 1942, art. 6. Si osserva da parte della ricorrente che, seguendo la ricostruzione operata dai giudici del merito, l’operazione descritta evidenziava la volontà delle parti non già di cedere crediti quanto piuttosto di creare un artificioso negozio finalizzato a favorire il simulato cedente, con la conseguenza di un negozio giuridico assolutamente simulato, o comunque nullo per mancanza di causa o per causa illecita, con la conseguenza che in nessun caso la società cedente avrebbe potuto affermarsi titolare di alcun diritto nei confronti della cessionaria sulla base di tali negozi di cessione.

3. Con il terzo motivo la società ricorrente articola, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, in relazione agli artt. 112 e 116 c.p.c., e all’art. 111 Cost.; e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 2467 c.c., comma 2, art. 2497 quinquies c.c., in relazione all’art. 229 c.p.c., 2730 c.c.. Osserva la ricorrente che, già in sede di reclamo, era stata affermata la natura di finanziamento dell’operazione perchè nata in un momento in cui la (OMISSIS) non era in stato di insolvenza, ma in una situazione di squilibrio tra l’indebitamento ed il patrimonio netto, e cioè in un momento di crisi come ammesso nello stesso ricorso per fallimento e che pertanto, in questa situazione di rischio, le cessioni dei crediti erano strumentali, nel disegno unitario del gruppo, alla patrimonializzazione della stessa (OMISSIS) mediante rinuncia al credito, se fosse stato necessario, da parte di (OMISSIS) s.r.l. e creazione di flussi finanziari a favore di quest’ultima società. Si evidenzia che – a fronte di tali contestazioni formalizzate nei motivi di reclamo – la motivazione resa dalla corte territoriale era da considerarsi come meramente apparente, posto che l’operazione descritta non poteva essere considerata atomisticamente ma occorreva valutarla unitariamente alle esigenze e agli obiettivi del gruppo, e che peraltro lo squilibrio dell’indebitamento risultava sia dai documenti prodotti sia dalle stesse dichiarazioni del FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. nel ricorso prefallimentare. Si deduce inoltre l’omesso esame di motivi di reclamo con violazione dell’art. 112 c.p.c.. Osserva ancora il ricorrente che le stesse deduzione difensive del FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. contenute nel ricorso per fallimento evidenziavano la confessione giudiziale di quest’ultima società in ordine alla ricorrenza dei presupposti applicativi della postergazione di cui all’art. 2467 c.c., comma 2, e art. 2497 quinquies c.c.. Deduce infine la ricorrente vizio di omesso esame di fatto decisivo in relazione alla mancata considerazione della lettera del 11.6.2013 ove era previsto che la cessione del credito fosse condizionata al mancato pagamento da parte della società (OMISSIS) s.r.l. del debito entro il termine del 30.6.2015.

4. Il quarto mezzo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione della L.Fall., art. 5, oltre che omesso esame di fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Si osserva che la corte di merito non aveva in alcun modo motivato in relazione all’influenza o meno del credito postergato sul rapporto attivo e passivo e dunque se lo stesso credito dovesse sommarsi alle altre passività incidendo dunque sullo stato di insolvenza della fallita. Si evidenzia inoltre che la postergazione dei crediti trova applicazione anche durante l’ordinario funzionamento della società rendendo inesigibile il credito al rimborso del finanziamento effettuato dai soci fintato che non siano soddisfatti tutti gli altri creditori o non siano supportate le circostanze descritte dall’art. 2467 c.c., comma 2, ovvero sino a quando tale rimborso possa pregiudicare la regolare soddisfazione degli altri creditori, con la conclusione che, ai fini dell’accertamento dell’insolvenza, non possono assumere rilevanza i debiti per il rimborso dei finanziamenti dei soci ex art. 2467 c.c. fintanto che vi siano creditori non postergati. Si evidenzia infine la mancata considerazione che la cessione alla Cogefim non costituiva una sottrazione di liquidità quanto piuttosto un cash pooling infragruppo.

5. Il ricorso è infondato.

Ante omnia, va disattesa l’eccezione pregiudiziale di inammissibilità del ricorso per cassazione per tardività, sollevata dal FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. nel controricorso.

Assume la controricorrente che la sentenza oggetto della presente impugnazione era stata notificata al procuratore costituito della parte reclamante, ai sensi della L.Fall., art. 18, comma 13, mediante posta certificata in data 3 maggio 2017 e che l’odierno ricorso per cassazione era stato notificato sia al Fallimento (OMISSIS) che all’altra controricorrente a mezzo p.e.c., spedita e ricevuta il giorno 5 giugno 2017, alle ore 21.36, con la conseguenza che la notifica doveva ritenersi perfezionata alle ore 7 del successivo 6 giugno 2017, e dunque oltre il termine di 30 giorni previsti per l’impugnazione.

Sul punto, giova ricordare che, recentemente, la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che, in tema di notificazione di atti processuali, dichiarata l’illegittimità costituzionale, con sentenza n. 75 del 2019, del D.L. n. 179 del 2012, art. 16-septies conv. con modif. nella L. n. 221 del 2012 – nella parte in cui prevedeva che la notificazione eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anzichè al momento di generazione della predetta ricevuta -, trova applicazione anche in questa ipotesi il principio di scissione soggettiva degli effetti della notificazione (Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 4712 del 21/02/2020).

In particolare, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 75 del 19/03/2019, in merito alle notifiche eseguite con modalità telematiche ha statuito che: “E’ dichiarato costituzionalmente illegittimo – per violazione degli artt. 3,24 e 111 Cost. – il D.L. n. 179 del 2012, art. 16-septies (conv., con modif, in L. n. 221 del 2012), inserito dal D.L. n. 90 del 2014, art. 45-bis, comma 2, lett. b) (conv., con modif., in L. n. 114 del 2014), nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anzichè al momento di generazione della predetta ricevuta. La fictio iuris relativa al differimento al giorno seguente degli effetti della notifica eseguita dal mittente tra le ore 21 e le ore 24 è giustificata nei confronti del destinatario, poichè il divieto di notifica telematica dopo le ore 21, previsto dalla prima parte dell’art. 16-septies, tramite il rinvio all’art. 147 c.p.c., mira a tutelare il suo diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) nella quale egli sarebbe altrimenti costretto a continuare a controllare la casella di posta elettronica. Nei confronti del mittente, invece, il medesimo differimento comporta un irragionevole vulnus al pieno esercizio del diritto di difesa (segnatamente, nella fruizione completa dei termini per l’esercizio dell’azione in giudizio, anche nella sua essenziale declinazione di diritto ad impugnare), poichè gli impedisce di utilizzare appieno il termine utile per approntare la propria difesa – che, nel caso di impugnazione, scade (ai sensi dell’art. 155 c.p.c.) allo spirare della mezzanotte dell’ultimo giorno – senza che ciò sia funzionale alla tutela del diritto al riposo del destinatario e nonostante che il mezzo tecnologico lo consenta. Inoltre, la restrizione delle potenzialità (accettazione e consegna sino alla mezzanotte) che caratterizzano e diversificano il sistema tecnologico telematico rispetto al sistema tradizionale di notificazione legato “all’apertura degli uffici” è intrinsecamente irrazionale, venendo a recidere l’affidamento che lo stesso legislatore ha ingenerato nel notificante immettendo il sistema telematico nel circuito del processo”.

La reductio ad legitimitatem della disposizione è possibile applicando – in superamento dell’interpretazione consolidatasi come diritto vivente – la regola generale di scindibilità soggettiva degli effetti della notificazione anche alla notifica effettuata con modalità telematiche (precedenti citati: sentenze n. 106 del 2011, n. 3 del 2010, n. 318 del 2009, n. 225 del 2009, n. 107 del 2004, n. 28 del 2004, n. 477 del 2002; ordinanze n. 154 del 2005, n. 132 del 2004 e n. 97 del 2004, sulla scindibilità soggettiva degli effetti della notificazione).

Risulta quindi superata, in forza della recente pronuncia di incostituzionalità la precedente giurisprudenza di questa Corte che aveva ritenuto con Ordinanza n. 393 del 09/01/2019 sez. 6-L che “In tema di notificazione con modalità telematica, il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 septies conv. con modif. nella L. n. 221 del 2012, si interpreta nel senso che la notificazione richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21.00, ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, comma 3, si perfeziona alle ore 7.00 del giorno successivo”.

Ne consegue l’infondatezza dell’eccezione di non tempestiva presentazione del ricorso per cassazione.

5.1 II primo motivo di ricorso è inammissibile, sia perchè non coglie la ratio decidendi della motivazione impugnata sia perchè la corte di merito si è implicitamente pronunciata anche sul profilo della contestata legittimazione attiva del Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. a presentare istanza di fallimento. Sotto il primo profilo, si osserva che la corte di merito, anche con il richiamo espresso alle motivazioni della pronuncia di primo grado, si è limitata ad escludere la applicabilità dell’art. 2467 c.c. al credito derivante alla (OMISSIS) dalle cessioni, sia per mancanza di prova del presupposto di tale norma, sia per la considerazione che nei due negozi di cessione – dei quali in sostanza non la cessionaria bensì piuttosto la cedente aveva beneficiato sotto il profilo economico – non erano affatto ravvisabili gli elementi di altrettanti finanziamenti in favore della cessionaria. A tale accertamento circa la insussistenza del dedotto limite alla esigibilità del credito insoddisfatto di (OMISSIS) al corrispettivo delle cessioni negozialmente pattuite consegue de plano la legittimazione, ai sensi della L.Fall., art. 6, del Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. a presentare ricorso per fallimento nei confronti della società debitrice (OMISSIS). Quanto al secondo profilo di inammissibilità della censura, giova ricordare che non ricorre il vizio di mancata pronuncia su una eccezione di merito sollevata in appello qualora essa, anche se non espressamente esaminata, risulti incompatibile con la statuizione di accoglimento della pretesa dell’attore, deponendo per l’implicita pronunzia di rigetto dell’eccezione medesima, sicchè il relativo mancato esame può farsi valere non già quale omessa pronunzia, e, dunque, violazione di una norma sul procedimento (art. 112 c.p.c.), bensì come violazione di legge e difetto di motivazione, in modo da portare il controllo di legittimità sulla conformità a legge della decisione implicita e sulla decisività del punto non preso in considerazione (cfr. Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 24953 del 06/11/2020; Sez. 3, Sentenza n. 14486 del 29/07/2004; Sez. 3, Sentenza n. 14486 del 29/07/2004).

Orbene, il sopra evidenziato ragionamento operato dal giudice di appello ha comportato l’implicito rigetto dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva in capo alla società istante il fallimento, proprio perchè questione (quella esaminata) incompatibile con la predetta eccezione difensiva. Ciò del resto emerge anche espressamente dal contenuto della sentenza di primo grado integralmente richiamata nel provvedimento impugnato (cfr. fol. 12 della motivazione).

5.2 Il secondo motivo presenta due concorrenti motivi di inammissibilità.

5.2.1 Da un lato, si osserva come le questioni relative tanto alla mancanza o illiceità della causa delle cessioni quanto (contraddittoriamente) alla simulazione assoluta o relativa di tali negozi, risultano prospettate – peraltro, per la prima volta nel ricorso per cassazione – in termini oltremodo generici, privi di adeguati riferimenti a circostanze di fatto, eventualmente dedotte e dimostrate in sede di merito, che si mostrino idonee a costituire fondamento alle tesi adombrate nella illustrazione del motivo.

5.2.2 D’altro lato, tali prospettazioni incontrano la medesima ragione di inammissibilità già ricordata in relazione al primo motivo, non chiarendo sotto quale profilo sia ravvisabile incongruenza logica nell’affermazione secondo cui la società (OMISSIS) abbia tratto beneficio economico dalle cessioni di crediti e, al contempo, sia divenuta – in forza di tali operazioni creditrice di (OMISSIS), come infatti correttamente affermato nelle sentenze di merito qui contestate.

5.3 Il terzo motivo presenta profili di infondatezza e di inammissibilità.

5.3.1 Occorre in primo luogo chiarire come non sia rintracciabile nel caso in esame il dedotto profilo di nullità della sentenza per motivazione apparente.

Orbene, secondo le espressioni di questa Corte, la motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da “error in procedendo”, quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (Cass. Sez. U., Sentenza n. 22232 del 03/11/2016; N. 8053 del 2014; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 13977 del 23/05/2019).

5.3.2 Ciò detto, osserva la Corte che – quantunque la motivazione impugnata sia stata formulata, sul punto qui da ultimo in discussione (e cioè in relazione alla natura delle cessioni dei crediti come non rientranti nella categoria dei finanziamenti infra gruppo postergati), in modo estremamente succinto – è tuttavia rintracciabile e comprensibile il ragionamento operato dal giudice del reclamo per fondare la valutazione dell’esistenza del credito azionato nel giudizio prefallimentare da parte del Fallimento (OMISSIS) s.r.l., e ciò anche attraverso il richiamo per relationem alla sentenza di primo grado, peraltro, integralmente riportata nel corpo della motivazione qui di nuovo impugnata. La corte territoriale ha infatti spiegato che se, per un verso, tali crediti non integravano un finanziamento soggetto a postergazione (posto che unica beneficiaria della cessione era stata la società (OMISSIS) s.r.l., in ragione della liberazione di crediti ben difficilmente esigibili), per altro verso, il fallimento di quest’ultima società rimaneva comunque creditore del corrispettivo pattuito per la cessione dei crediti, con ciò legittimandosi alla richiesta di fallimento della società cessionaria anche in ragione dell’insolvenza indotta per l’evidente incapacità di far fronte anche a questi pagamenti.

5.3.3 Ma la censura presenta ulteriori profili di infondatezza in relazione alla dedotta questione della confessione giudiziale da parte del Fallimento (OMISSIS) s.r.l. circa la sussistenza dei presupposti applicativi dell’art. 2467 c.c., comma 2 e art. 2497 quinques c.c. in tema di postergazione dei crediti.

Sul punto, non può essere dimenticato che la confessione deve avere ad oggetto fatti obiettivi – la cui qualificazione giuridica spetta al giudice del merito – e risponde alla regola per la quale ove la parte riferisca fatti a sè sfavorevoli le sue dichiarazioni hanno valore confessorio (Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 5725 del 27/02/2019). Ne consegue che la qualificazione giuridica del fatto esula dall’ambito della confessione, la quale può avere ad oggetto solo circostanze obiettive e non già opinioni o giudizi (v. anche Sez. L, Sentenza n. 11881 del 06/08/2003). Ne discende ancora che la tesi, secondo la quale sarebbe ravvisabile una confessione giudiziale del fallimento in ordine alla qualificazione giuridica delle cessioni di crediti in questione, è infondata in diritto e la relativa censura deve essere pertanto rigettata.

5.3.4 Nel resto, la censura si compone di inammissibili richieste di rivalutazione e nuova lettura della documentazione già correttamente valutata dai giudici del merito per accreditare innanzi a questa Corte di legittimità un nuovo scrutinio dei fatti e dei presupposti applicativi dell’art. 2467 c.c., comma 2 e art. 2497 quinquies c.c., allegando peraltro nel p. 2 (rubricato come “omesso esame su fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti”) fatti evidentemente nuovi perchè non emergenti come oggetto di esame dalla lettura della sentenza impugnata nè localizzati dal ricorrente all’interno dell’incarto processuale come circostanze allegate nel corso delle precedenti fasi del giudizio di merito.

5.4 I quarto motivo è inammissibile in ragione della sua evidente genericità e per difetto di autosufficienza ex art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6, posto che ancora una volta il ricorrente sollecita una rivalutazione, peraltro di merito, su fatti e circostanze in relazione alle quali non indica ove le relative doglianze fossero state esplicitate anche solo nella fase di reclamo L.Fall., ex art. 18.

5.4.1 Le doglianze così formulate, oltre che generiche, sono dunque inammissibili perchè svolte in fatto e dirette a sollecitare questa Corte ad una rivalutazione e rilettura delle fonti di prova il cui scrutinio, com’è noto, e rimesso all’esclusiva cognizione dei giudici del merito.

Non può essere infatti dimenticato che il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (v. ex plurimis: Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 331 del 13/01/2020; Sez. 5, Sentenza n. 27197 del 16/12/2011; Sez. L, Sentenza n. 25608 del 14/11/2013; Sez. 1, Sentenza n. 5133 del 05/03/2014).

Le censure, così formulate anche in ordine allo scrutinio dei presupposti fattuali dell’insolvenza, sono dunque irricevibili in questo giudizio di legittimità.

5.4.2 A ciò si aggiunga che la censura articolata nel p.B del quarto motivo (rubricato “violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 5 in relazione all’art. 2497 c.c., comma 2 e art. 2497 quinques c.c.”) risulta essere completamente decentrato rispetto alla ratio decidendi della motivazione impugnata, in quanto la corte di merito ha radicalmente escluso l’applicazione dell’invocato istituto della postergazione perchè mancante, nel caso in esame, il presupposto dell’esistenza di un finanziamento infra gruppo in favore della società cessionaria dei crediti. Senza contare che le ulteriori censure sollevate dalla ricorrente nel motivo in esame risultano irrilevanti e comunque assorbite dall’accertamento in fatto svolto dalla corte di merito in ordine alla natura non postergata del credito azionato dal Fallimento (OMISSIS) Ed invero, stante tale qualificazione giuridica del predetto credito, non assume alcuna rilevanza nella fattispecie concreta la questione della incidenza o meno dei crediti postergati ai fini dell’accertamento dello stato di insolvenza.

Ne consegue il complessivo rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. Un. 23535 del 2019).

PQM

rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000 per compensi per ciascuno, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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