Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13479 del 30/06/2016


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Cassazione civile sez. lav., 30/06/2016, (ud. 20/04/2016, dep. 30/06/2016), n.13479

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22315-2010 proposto da:

BURGO GROUP S.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

ARCHIMEDE 112, presso lo studio dell’avvocato SERGIO MAGRINI, che

la rappresenta e difende unitamente agli avvocati LORENZO CANTONE,

CLAUDIO DAMOLI, ANDREA DELL’OMARINO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS),

in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, in

proprio e quale mandatario S.C.C.I. S.P.A. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, LUIGI CALIULO, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

e contro

RISCOSSIONE UNO S.P.A., EQUITALIA NOMOS SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 83/2010 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 17/03/2010 R.G.N. 325/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/04/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO;

udito l’Avvocato PIZZUTI PAOLO per delega Avvocato MAGRINI

SERGIO;

udito l’Avvocato D’ALOISIO CARLA per delega verbale Avvocato SGROI

ANTONINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Con sentenza depositata il 17.3.2010, la Corte d’appello di Torino confermava la statuizione di primo grado che aveva rigettato l’opposizione proposta da Burgo Group s.p.a. avverso la cartella esattoriale con cui Riscossione Uno s.p.a. le aveva ingiunto il pagamento di somme a titolo di sgravi indebitamente fruiti nel periodo 1995-2001, ex L. n. 863 del 1984, L. n. 407 del 1990, L. n. 169 del 1991 e L. n. 451 del 1994, in relazione alla stipulazione di contratti di formazione e lavoro con personale alle proprie dipendenze.

La Corte, prendendo spunto dalla decisione adottata in materia dalla Commissione europea in data 11.5.1999, escludeva che l’azienda potesse legittimamente invocare il principio del legittimo affidamento in ordine alla fruizione degli sgravi e riteneva applicabile all’azione di recupero il termine decennale di prescrizione.

Contro questa pronuncia ricorre Burgo Group s.r.l. affidandosi a cinque motivi, illustrati con memoria. Resiste l’INPS con controricorso. La società concessionaria dei servizi di riscossione è rimasta intimata.

Diritto

Con il primo motivo di ricorso, la società ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 87 e 88 del Trattato CE per avere la Corte territoriale escluso che potesse ravvisarsi in capo ad essa un legittimo affidamento in ordine alla legittimità della fruizione degli sgravi, siccome previsti da una disposizione di legge vigente.

Con il secondo motivo, la ricorrente si duole di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per non avere la Corte di merito ritenuto la configurabilità in specie delle circostanze eccezionali che, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, possono giustificare il legittimo affidamento in ordine alla fruizione di un aiuto di Stato.

Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 87 e 88 del Trattato CE, 14 delRegolamento (CE) n. 659/1999, artt. 2033, 2115 e 2116 c.c., L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 5 e R.D.L. n. 1827 del 1935, artt. 55, per avere la Corte territoriale ritenuto che l’azione di recupero degli sgravi indebitamente fruiti fosse assoggettata al regime ordinario di prescrizione.

Con il quarto e quinto motivo, infine, la società ricorrente si duole di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio nonchè di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte di merito omesso di pronunciarsi sulla dedotta erroneità della quantificazione del credito da parte dell’INPS, non ammettendo le istanze Istruttorie all’uopo da essa richieste.

I primi due motivi possono esaminarsi congiuntamente, in ragione dell’intima connessione delle censure svolte, e sono infondati.

Premesso al riguardo che, con comunicazione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità Europee (G.U.U.E. 1983, C 318, pag. 3), la Commissione Europea ha informato i potenziali beneficiari di aiuti statali concessi a titolo di sgravio per stipula di contratti di formazione e lavoro che essi avrebbero potuto essere tenuti a restituirli, questa Corte di legittimità, sulla scorta della costante giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (cfr. in specie CGUE, 7.3.2002, C-310/99; Id., 28.1.2003, C-334/99;

Id., 23.2.2006, nelle cause riunite C-346/03 e C-529/03; Id., Grande Sezione, 18.7.2007, C-119/05), ha già affermato il principio secondo cui:

a) l’inosservanza delle norme procedurali in ordine ai provvedimenti legislativi non notificati non può far insorgere nei beneficiari degli aiuti alcun legittimo affidamento sulla regolarità degli aiuti medesimi;

b) l’eventuale non conoscenza delle conseguenze cui può condurre la valutazione negativa in sede comunitaria della legittimità degli aiuti e/o le eventuali incertezze sugli orientamenti comunitari in materia di aiuti all’occupazione non costituiscono elementi su cui possa fondarsi il legittimo affidamento dei beneficiari;

c) la mera esistenza di una o più disposizioni legislative nazionali disciplinanti gli aiuti poi giudicati illegittimi, costituendo il necessario presupposto per la loro applicazione, non può essere riguardata alla stregua di una circostanza eccezionale tale da far insorgere un legittimo affidamento, nè tali circostanze eccezionali possono essere ravvisate in pronunce dei giudici nazionali, ivi compresa la stessa Corte Costituzionale, in ordine alla conformità degli aiuti de quibus alla normativa comunitaria, spettando alla competenza esclusiva della Commissione, e non ai giudici nazionali, la relativa valutazione di compatibilità con il mercato comune delle misure di aiuto (cfr. Cass. n. 4670 del 2013).

Essendosi la Corte territoriale attenuta a tale principio di diritto, affatto infondate debbono considerarsi le censure di cui ai primi due motivi di ricorso; ed è appena il caso di soggiungere che del tutto superflua appare in quest’ottica l’eccezione di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, reiterata dalla società ricorrente a conclusione del ricorso, avendo già la giurisprudenza comunitaria sostanzialmente escluso che le circostanze ivi menzionate (e riassumibili nella presenza nell’ordinamento italiano di norme istitutive di esenzioni analoghe a quelle ritenute contrastanti con il diritto comunitario e nella conseguente difficoltà di comprendere quali in concreto potessero costituire aiuti di Stato illegittimi) possano fondare alcun legittimo affidamento da parte degli operatori che ne abbiano beneficiato, in considerazione della duplice circostanza che trattasi nella specie di aiuti corrisposti in forza di leggi approvate senza previa notifica alla Commissione (cfr. CGUE, 23.2.2006, C-346/03 e C-529/03, cit.) e che un operatore economico diligente deve accertarsi che la procedura prevista per il controllo di regolarità degli aiuti da parte della Commissione sia stata rispettata, senza di che non è invocabile alcun legittimo affidamento (cfr. da ult. Tribunale di primo grado CE, 12.9.2007, nelle cause riunite T-239/04 e T-323/04).

Egualmente infondato è il terzo motivo.

Come già affermato da questa Corte di legittimità (cfr. Cass. nn. 6671 e 6756 del 2012), agli effetti del recupero degli sgravi contributivi integranti aiuti di Stato incompatibili col mercato comune, vale il termine ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., decorrente dalla notifica alla Repubblica Italiana della decisione comunitaria di recupero, atteso che, ai sensi degli artt. 14 e 15 del Regolamento (CE) n. 659/1999, siccome interpretati dalla giurisprudenza comunitaria, le procedure dl recupero sono disciplinate dal diritto nazionale, ex art. 14 cit., nel rispetto del principio di equivalenza fra le discipline, comunitaria e interna, nonchè del principio di effettività del rimedio, mentre il periodo limite decennale ex art. 15 cit. riguarda l’esercizio dei poteri della Commissione circa la verifica di compatibilità dell’aiuto e l’eventuale decisione di recupero; per contro, non possono ritenersi applicabili nè il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione ex art. 2033 c.c., atteso che lo sgravio contributivo opera come riduzione dell’entità dell’obbligazione contributiva e l’ente previdenziale, che agisce per il pagamento degli importi corrispondenti agli sgravi illegittimamente goduti, non può conseguentemente definirsi attore in ripetizione di indebito oggettivo, nè il termine di prescrizione quinquennale L. n. 335 del 1995, ex art. 3, commi 9 e 10, dal momento,che, riguardando tale disposizione le sole contribuzioni di previdenza e assistenza sociale e potendo invece l’incompatibilità comunitaria riguardare qualsiasi tipo di aiuto, non è possibile assimilare l’azione di recupero dello sgravio da aiuto di Stato illegittimo e l’azione di pagamento di contributi non versati e applicare analogicamente alla prima il termine di prescrizione proprio della seconda, in quanto la previsione dell’art. 2946 c.c. esclude la sussistenza di alcuna lacuna normativa.

Sono invece inammissibili il quarto e il quinto motivo di censura: è sufficiente sul punto rilevare – a prescindere dal fatto che la Corte territoriale, contrariamente a quanto assunto in ricorso, non ha affatto omesso di pronunciarsi sulle istanze istruttorie, ma le ha rigettate sul presupposto della loro genericità e inconducenza ai fini del decidere che parte ricorrente ha bensì riferito di aver reiterato in sede di gravame la richiesta di prova per testi “sulle circostanze… numerate da 1 a 23” del ricorso introduttivo di primo grado, ma non ha trascritto dette circostanze nel corpo del ricorso per tassazione nè ha indicato in quale luogo del fascicolo processuale di parte o di ufficio si troverebbe l’atto che le contiene, onde la censura deve reputarsi formulata in violazione dei canoni di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6.

Il ricorso, conclusivamente, va rigettato. Tenuto conto del fatto che II ricorso per cassazione è stato proposto anteriormente al formarsi dell’orientamento di legittimità posto a fondamento anche della presente decisione, si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2016

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