Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13477 del 20/06/2011

Cassazione civile sez. III, 20/06/2011, (ud. 03/05/2011, dep. 20/06/2011), n.13477

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.A. SPEDIZIONI SRL (OMISSIS), in persona del suo legale

rappresentante p.t. il sig. C.P., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA P.L. DA PALESTRINA 47, presso lo studio

dell’avvocato LATTANZI FILIPPO, rappresentata e difesa dall’avvocato

GABRIELLI SERGIO con studio in 63013 GROTTAMMARE (AP), Via Ischia I

n. 273, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 28, presso lo studio dell’avvocato RECCHI

ANDREA, rappresentato e difeso dall’avvocato NAZARIO AGOSTINI giusta

procura a margine del presente atto;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 879/2008 del TRIBUNALE di ASCOLI PICENO,

emessa il 01/12/2008, depositata il 05/01/2009; R.G.N. 2366/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/05/2011 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.1. La C.A. spedizioni srl, deducendo la sua qualità di locataria in forza di contratto con il debitore esecutato C.P. D., stipulato in data a suo dire anteriore al pignoramento dell’immobile, si oppose dinanzi al Tribunale di Ascoli Piceno all’esecuzione per il rilascio di quello intrapresa da F. F., aggiudicatario all’esito della vendita giudiziaria del bene staggito in forza di decreto di trasferimento azionato quale titolo esecutivo.

1.2. Il F. contestò l’opposizione, negando l’opponibilità del contratto di locazione, sia in ordine alla sua anteriorità rispetto al pignoramento, sia in ordine all’adeguatezza del canone, inferiore di oltre un terzo rispetto a quello giusto ai sensi dell’art. 2923 c.c., comma 3, pure dispiegando domanda riconvenzionale per l’accertamento dell’inadempimento della controparte conduttrice e per la sua condanna al rilascio ed al pagamento delle somme ritenute di giustizia per la detenzione del compendio immobiliare.

1.3. All’esito dell’istruttoria, il Tribunale rigettò il ricorso con sentenza 5.1.09, dichiarando il contratto di locazione di data certa successiva al pignoramento del 28.11.05 e così la sua inopponibilità all’aggiudicatario, pure condannando la C.A. Spedizioni srl al rilascio dei beni oggetto del decreto di trasferimento del 18.1.07 ed accogliendo la riconvenzionale, con declaratoria di risoluzione per inadempimento del contratto ed accertamento delle somme dovute in Euro 3.190,00 a partire dal 18.1.07, poste le spese di lite a carico della soccombente opponente.

1.4. Quest’ultima propone ricorso per cassazione, affidandolo a tre motivi, cui l’intimato resiste a mezzo di controricorso; e, per la pubblica udienza del 3.5.11, nessuna delle parti deposita memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. o partecipa alla discussione orale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. La ricorrente formula tre motivi e precisamente:

2.1. con un primo motivo, di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 2704, 2719 e 2923 cod. civ., lamenta che erroneamente la gravata sentenza ha escluso la valenza probatoria, in ordine alla certezza della data, di un timbro postale apposto sul foglio in cui era contenuto il contratto di locazione, come pure delle comunicazioni di cessione del fabbricato; e, producendo documentazione a sostegno della piena consapevolezza dell’aggiudicatario della preesistenza del contratto di locazione, conclude il motivo formulando due quesiti;

2.2. con un secondo motivo, di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione e violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 2697 e 2923 cod. civ. e agli artt. 115 – 116 cod. proc. civ., si duole dell’omessa considerazione delle serrate critiche mosse davanti al giudice di merito alla relazione di consulenza tecnica di ufficio, concludendo il motivo con un quesito di diritto;

2.3. con un terzo motivo, di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione e nullità della sentenza o del procedimento in relazione agli artt. 665 e 553 cod. proc. civ., censura la gravata sentenza per avere malamente ritenuto subentrato nel contratto di locazione l’aggiudicatario, concludendolo con un molteplice quesito di diritto.

3. Il ricorso è inammissibile:

3.1. in primo luogo, la gravata sentenza, oltre ad escludere la valenza probatoria dei documenti addotti dall’opponente circa la data certa del contratto di locazione, in modo espresso motiva pure, quale argomento evidentemente dirimente, sulla sussistenza dei presupposti previsti dall’art. 2923 cod. civ., comma 3 per l’inopponibilità della locazione all’aggiudicatario;

3.2. in tal modo, l’inammissibilità della censura su tale ulteriore e decisiva ratio decidendi rende superflua la disamina di quella relativa alla certezza di data anteriore al pignoramento;

3.3. e tale censura è in effetti inammissibile, perchè il quesito di diritto che conclude il relativo motivo (il secondo) è generico ed apodittico, nonchè oltretutto incompleto e relativo a motivo che non rispetta il principio di autosufficienza (in generale sul principio in parola, vedansi, tra le molte, Cass. 30 aprile 2010, n. 10605 e Cass., ord. 23 marzo 2010, n. 6937): non viene nel quesito indicato di quale critica si tratti e soprattutto nel motivo non si indica in quale momento preciso del giudizio di primo grado (attesa anche la chiara e reiterata censura di tardività delle doglianze avanzata dall’opposto – attore in riconvenzionale) le rispettive doglianze siano state avanzate, nè si trascrivono i passi salienti dei relativi atti di parte con indicazione della loro collocazione nel materiale ritualmente acquisito al processo;

3.4. la vista inammissibilità rende definitiva l’affermazione della gravata sentenza sulla non opponibilità del contratto di locazione quanto meno ai fini dell’art. 2923 c.c., comma 3, e rende quindi irrilevante la disamina dell’altra ratio decidendi di inopponibilità, oggetto del primo motivo, il quale resta pertanto assorbito.

4. Anche il terzo motivo è inammissibile:

4.1. in primo luogo, perchè il capo di sentenza con esso impugnato è relativo alla domanda riconvenzionale circa le vicende del contratto di locazione – tra cui il subentro in esso dell’aggiudicatario e la correttezza o meno del mancato versamento dei canoni – avente ad oggetto l’immobile staggito: ed al riguardo la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto nel giudizio di opposizione all’esecuzione non è soggetta alla regola d’impuqnazione prevista per la decisione dall’art. 616 cod. proc. civ., come novellato dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, art. 14 (applicabile ratione temporis alla fattispecie): pertanto, mentre il capo di sentenza che decide sull’opposizione è ricorribile soltanto per cassazione, il capo che decide sulla domanda riconvenzionale resta soggetto agli ordinari mezzi di gravame (Cass. 29 agosto 2008, n. 21908);

4.2. in secondo luogo, la formulazione del quesito si articola su un numero notevole di proposizioni coordinate e subordinate, così rendendo privo di rigore e precisione il tenore finale (per tutte:

Cass. 29 febbraio 2008, n. 5471; Sez. Un., 9 marzo 2009, n. 5624).

5. Pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile e la soccombenza della ricorrente ne comporta la condanna alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso e condanna la C.A. Spedizioni srl al pagamento, in favore di F.F., delle spese di lite del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 3 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2011

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