Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13476 del 20/06/2011

Cassazione civile sez. III, 20/06/2011, (ud. 03/05/2011, dep. 20/06/2011), n.13476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

ELIPSO FINANCE SRL (OMISSIS), e per essa PIRELLI RE CREDIT

SERVICING S.p.a., in persona del procuratore speciale V.D.

M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE QUATTRO

FONTANE 10, presso lo studio dell’avvocato GHIA LUCIO, che lo

rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, P.ZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato SPERATI

RAFFAELE, che lo rappresenta, e difende unitamente all’avvocato

DARDANI MAURIZIO giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

UNICREDIT SPA, BANCO DI SICILIA SPA;

– intimati –

sul ricorso 9801-2009 proposto da:

TREVI FINANCE N 3 SRL (OMISSIS), e per essa UniCredit Credit

Management Bank S.p.A., in persona del dott. M.G.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE 10,

presso lo studio dell’avvocato GHIA LUCIO, che lo rappresenta e

difende, giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

C.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, P.ZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato SPERATI

RAFFAELE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

DARDANI MAURIZIO giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

BANCA ANTONIANA POPOLARE VENETA SPA, BANCO DI SICILIA SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 580/2008 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, 1

Sezione Civile, emessa il 18/12/2007, depositata il 09/04/2009;

R.G.N. 2038/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/05/2011 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito l’Avvocato GHIA ENRICA (per delega dell’Avvocataci GHIA Lucio);

udito l’Avvocato SPERATI RAFFAELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso per il rigetto di

entrambi i ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.1. Nel corso della procedura esecutiva immobiliare n. 206/97 r.g.e.

del Tribunale di Ravenna, promossa nei confronti di L. e C.R. da G.G. in forza di pignoramento del 16.12.97, intervennero il Banco di Sicilia, la Banca di Roma, la Banca Nazionale dell’Agricoltura, la IMI Lease, la Cassa di Risparmio di Ravenna, la Banca Agricola Mantovana, il Banco di Napoli, l’Intesa BCI Gestione Crediti; pur avendo rinunciato agli atti il G. il 13.2.02, in pari data si surrogò la Banca di Sicilia in forza di decreto ingiuntivo n. 142/98 del Tribunale di Ravenna emesso anche in danno di C.R..

1.2. Nel corso del giudizio di opposizione venne però revocata o sospesa l’efficacia esecutiva di tale decreto e subito dopo, facendo valere la carenza di valido titolo esecutivo, C.R. dispiegò opposizione avverso l’esecuzione ancora pendente, che venne iscritta al n. 967/02 r.g.; ma il relativo ricorso con il pedissequo decreto di fissazione di udienza non fu notificato a tutti i creditori (ma solo al G. ed al Banco di Sicilia).

1.3. Dopo l’interruzione dovuta alla fusione per incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma, poi Capitalia, senza che il ricorso per riassunzione fosse notificato a tutti i creditori, costituitisi di costoro solamente il Banco di Sicilia, la Banca Antonveneta e Capitalia, nonostante il decreto ingiuntivo n. 142/98 fosse stato poi confermato all’esito del giudizio di opposizione di cui sopra, il Tribunale di Ravenna, con sentenza n. 83/05 pubbl. il 18.1.05, accolse l’opposizione e dichiarò estinto il processo esecutivo n. 206/97 limitatamente al C.R., ordinando la cancellazione della trascrizione del pignoramento immobiliare.

1.4. Tale sentenza fu gravata di appello principale dal Banco di Sicilia e di appello incidentale dalla Capitalia e della Banca Antonveneta, ma fu confermata dalla Corte di appello di Bologna con sentenza n. 580/08, pubbl. il 9.4.08.

2. Avverso tale ultima sentenza propongono separatamente ricorso per cassazione, affidandosi ognuno a tre motivi:

2.1. la Elipso Finance srl e per essa la sua procuratrice Pirelli RE Credit Servicing spa, quale cessionaria di un portafoglio di crediti comprendente quello della Banca Antonveneta (nelle more ceduto alla Theano Finance spa), con ricorso poi iscritto al n. 9783/09 r.g.;

2.2. la Trevi Finance n. 3 srl e per essa la UniCredit Credit Management Bank spa, mandataria di UniCredit spa, avente causa di Capitalia spa, con ricorso poi iscritto al n. 9801/09 r.g..

3. Resiste a ciascun ricorso il C., dispiegando altresì ricorso incidentale condizionato; e per l’udienza pubblica del 3.5.11 le ricorrenti ed il controricorrente, illustrate anche con memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. le rispettive posizioni, discutono oralmente la causa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. In via preliminare, i due ricorsi, siccome aventi ad oggetto la medesima sentenza, vanno tra loro riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

5. Ciò posto, entrambe le ricorrenti sviluppano, ciascuna con il proprio ricorso, tre motivi in termini sostanzialmente analoghi:

5.1. con il primo di essi (violazione e falsa applicazione dell’art. 615 c.p.c., comma 2, dell’art. 184 disp. att. cod. proc. civ. e degli artt. 153, 100 e 102 cod. proc. civ., concluso con un duplice quesito di diritto) ognuna di loro censura il rigetto dell’eccezione di difetto di contraddittorio, che la Corte territoriale aveva basato sull’irrilevanza dell’estensione di questo ai creditori non muniti di titolo esecutivo, in quanto non abilitati a dare impulso alla procedura della cui estinzione si discuteva: e tanto perchè essi erano comunque interessati alle vicende del processo, o se non altro all’accertamento della loro carenza di titolo esecutivo;

5.2. con il secondo di essi (violazione e falsa applicazione degli artt. 623, 629, 630, 642, 648, 649 e 655 cod. proc. civ. e dell’art. 2884 cod. civ., concluso con un quesito di diritto) ognuna di loro si duole della reputata esclusione di sussistenza di valido titolo esecutivo nel caso di sospensione dell’esecutività di un decreto ingiuntivo oggetto di opposizione: in quanto tale ipotesi comporta soltanto la sospensione della procedura esecutiva, e non anche la caducazione di qualsiasi titolo a base di quest’ultima;

5.3. con il terzo di essi (violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. e poi degli artt. 615, 630, 632 cod. proc. civ., dell’art. 172 disp. att. cod. proc. civ. e degli artt. 24 e 102 Cost., concluso con un duplice quesito di diritto) ognuna di loro lamenta l’omessa pronuncia della sentenza di appello sull’eccezione di inesistenza o di abnormità della sentenza di prime cure per assoluta carenza funzionale e di potere del giudice dell’opposizione di dichiarare l’estinzione della procedura esecutiva e di ordinare la cancellazione della trascrizione.

6. Dal canto suo il controricorrente C. contesta dapprima la legittimazione delle ricorrenti, negando essere queste subentrate nei diritti o nelle posizioni processuali originariamente spettanti alla Capitalia spa, nonchè poi partitamente i motivi dei ricorsi principali, pure dispiegando ricorso incidentale condizionato relativo all’inammissibilità dell’appello proposto dal Banco di Sicilia, per carenza di specifica autorizzazione della Direzione contenzioso necessaria per il conferimento della procura al difensore in secondo grado: concludendolo con un quesito di diritto.

7. In via assolutamente preliminare, la contestazione del ricorrente incidentale circa la legittimazione delle ricorrenti resta del tutto generica, avendo invece queste , ultime addotto ed almeno in parte provato circostanze idonee a dar conto della loro successione in almeno alcuni dei rapporti di credito azionati nella procedura esecutiva per cui è causa; e dovendosi comunque dare continuità all’orientamento della giurisprudenza di questa Corte circa la sufficienza, in caso di cessione di crediti (in questo caso, bancari), dell’instaurazione del contraddittorio da parte del cessionario e non anche nei confronti del cedente, quando non vi siano domande rivolte a quest’ultimo, così dovendosi intendere perfezionata, se non altro per evidenti ragioni di economia processuale, la fattispecie dell’estromissione del cedente di cui all’art. 111 cod. proc. civ. (tra le ultime: Cass. 8 febbraio 2011, n. 3056; Cass. 17 maggio 2010, n. 12035; Cass. 7 aprile 2009, n. 8395).

8. Ancora, è fondato il primo motivo di ricorso principale, che il collegio ritiene avere carattere assorbente riguardo a tutti gli altri (ed ivi compreso il secondo, relativo a questione affrontata del resto già, tra le ultime, da Cass. 3 settembre 2007, n. 18512):

8.1. questa Corte ha da tempo (Cass. 9 febbraio 1981, n. 806) statuito che l’opposizione all’esecuzione, che sia fondata sull’estinzione del processo esecutivo, comporta il litisconsorzio necessario di tutti i creditori presenti nel processo stesso, in quanto producendosi in seguito alla declaratoria di estinzione effetti sostanziali definitivi nei confronti di tutti costoro, e cioè, con l’inefficacia degli atti compiuti, la liberazione del bene pignorato, o, se l’estinzione avviene dopo l’aggiudicazione e l’assegnazione, la consegna della somma ricavata al debitore, la relativa pronuncia non può essere emessa che; nei confronti di tutti quei creditori, che per essere presenti nel processo esecutivo ne debbono subire le: eventuali statuizioni e le correlative conseguenze (a contrario a sostegno della tradizionale conclusione qui riportata si traggono elementi anche da Cass. 15 aprile 2011, n. 8747, che esclude dal litisconsorzio in cause di tale oggetto soltanto i creditori che avevano già rinunciato);

8.2. del resto, la giurisprudenza posta dalla Corte territoriale a sostegno della tesi dell’insussistenza del contraddittorio coi creditori non muniti di titolo esecutivo (soprattutto Cass. 13 febbraio 1993, n. 1826) si riferisce all’ipotesi in cui l’estinzione sia pronunciata in sede esecutiva direttamente dal giudice dell’esecuzione (ovvero, a tutto concedere, all’impugnativa di tale dichiarazione), ma non può riguardare la causa ordinaria di cognizione in cui si sostanzia ogni opposizione all’esecuzione, come quella appunto per cui è controversia;

8.3. quest’ultima è invero seguita al ricorso del debitore che intende appunto fare valere la pretesa caducazione del titolo esecutivo ed al contempo la carenza di validi titoli esecutivi in capo agli altri creditori: ed è intuitivo che su quest’ultima circostanza costoro abbiano un interesse tale da fondare in modo idoneo non solo la loro legittimazione passiva, ma anche la necessità di una loro partecipazione ad un giudizio di cognizione intentato dal debitore, nel quale tale circostanza di fatto, che direttamente li coinvolge, è il presupposto della pronuncia finale invocata dall’esecutato;

9. Del resto, l’unico motivo di ricorso incidentale condizionato è inammissibile, in rapporto al concreto contenuto della decisione impugnata: questa da conto in modo espresso, rigettando la corrispondente doglianza in sede di appello, dell’esistenza di specifiche autorizzazioni del Consiglio di Amministrazione della Banca, come da verbali che indica come prodotti; e quindi occorreva che il ricorrente incidentale impugnasse espressamente questa statuizione, esaminando e riportando in controricorso – in ossequio al principio di autosufficienza – il contenuto di tali atti, in quanto posti a base della decisione, per contestarne la lettura operata dalla Corte territoriale.

10. Risulta pertanto violato il contraddittorio fin dal primo grado e le gravate sentenze di merito, che non si sono attenute ai principi di diritto appena ricostruiti, devono ritenersi inutiliter datae e vanno cassate, con rimessione, in applicazione della norma dell’art. 383 c.p.c., comma 3, della causa al giudice di primo grado e cioè, nel caso di specie, al Tribunale di Ravenna, anche per la liquidazione delle spese del giudizio, compreso quello di legittimità, affinchè esamini l’opposizione dispiegata dal C. nel contraddittorio di tutti i creditori del processo esecutivo.

P.Q.M.

LA CORTE riunisce i ricorsi iscritti al n. 9783/09 ed al n. 9801/09 r.g.;

cassa l’impugnata sentenza e uella di primo grado e rimette le parti al Tribunale di Ravenna, ai sensi dell’art. 383 c.p.c., comma 3 e art. 354 c.p.c., anche per le spese del giudizio, compreso quello di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 3 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2011

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