Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13471 del 03/06/2010

Cassazione civile sez. I, 03/06/2010, (ud. 04/05/2010, dep. 03/06/2010), n.13471

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. FELICETTI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.V. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE ERITREA 72, presso il Sig. TISCIONE

ANGELO, rappresentato e difeso dall’avvocato PENTANGELO RAFFAELE,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI SANTA MARIA LA CARITA’ (P.I. (OMISSIS)), in persona del

Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RUBICONE

27, presso MARIA TESSITORE, rappresentato e difeso dall’avvocato

TEDESCHI GIUSEPPE, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 217/2008 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 18/01/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/05/2010 dal Consigliere Dott. FELICETTI Francesco;

udito, per il controricorrente l’Avvocato MASSIMO GIZZI, con delega,

che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il sig. C.V. con citazione 1 luglio 1991 convenne dinanzi al tribunale di Napoli il Comune di Santa Maria la Carita’, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni provocatigli dalla chiusura, nel marzo 1990, per lavori, di una strada (via (OMISSIS)) in cui si trovava la propria stazione di servizio (OMISSIS). Trasferita la causa al tribunale, di nuova istituzione, di Torre Annunziata, nel contraddittorio fra le parti, venne decisa con sentenza di rigetto della domanda. Proposto appello, la Corte d’appello di Napoli con sentenza depositata il 18 gennaio 2008, rigetto’ il gravame.

Avverso tale sentenza l’attore ha proposto ricorso a questa Corte con atto notificato al Comune di Santa Maria la Carita’ in data 10 ottobre 2008. Il Comune resiste con controricorso notificato il 7 novembre 2008 e memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso, che si conclude con il prescritto quesito ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., si denuncia la violazione della L. N. 2248 del 1865, art. 16, all. F) e del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 2, comma 5, comma 6, lett. d) e comma 7, lett. e) nonche’ della L. n. 105 del 1967, art. 1. Si deduce che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente rigettato l’appello in quanto la strada che era stata chiusa per lavori causando il danno era di proprieta’ e nella disponibilita’ della Provincia e non del Comune e le ordinanze che avevano disposto la chiusura della strada erano state emanate dalla Provincia. La sentenza, cosi’ statuendo, avrebbe violato le norme su dette, considerato che la L. n. 2248, art. 16, all. F) e il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 2 indicano fra le strade comunali, fra l’altro, quelle che sono situate all’interno dei luoghi abitati e che, inoltre, la L. n. 105 del 1967, art. 1 prevede che “per i tratti di strada che attraversano i centri abitati di comuni con popolazione non superiore a ventimila abitanti, che fanno parte della rete stradale provinciale, giusta la L. n. 126 del 1958, lett. e resta ferma la competenza dei comuni per tutti gli adempimenti relativi ai servizi urbani comunque interferenti con suddetti tratti di strada”.

Si deduce che una volta stabilita tale appartenenza, l’obbligo di manutenzione incombe sul Comune e si rende operante la presunzione di responsabilita’ di cui all’art. 2051 c.c., qualora abbia omesso di vigilare che terzi, nel procedere a lavori su strade di sua proprieta’, arrechino danni. Nel caso di specie sarebbe risultato accertato dalla CTU che la strada in questione era all’interno del Comune di Santa Maria della Carita’; che l’amministrazione comunale aveva fatto redigere un progetto esecutivo per la realizzazione della rete fognaria e aveva proceduto alla consegna dei lavori; che in data 23 gennaio 1990 l’amministrazione comunale aveva chiesto di sospendere i lavori di competenza della Provincia per consentire l’esecuzione delle opere relative alla rete fognaria e che in data 15 marzo 1990 l’impresa appaltatrice aveva fatto pervenire al Comune il programma dei lavori al fine di predisporre le ordinanze sindacali di chiusura la transito delle strade interessate dai lavori. Ne deriverebbe l’erroneita’ della sentenza impugnata dovendosi riconoscere che il Comune era responsabile “della manutenzione e custodia della strada”.

Il ricorso deve essere rigettato.

Innanzitutto, essendo stato accertato in fatto dalla Corte d’appello il carattere provinciale della strada in questione, tale accertamento non risulta validamente contestato sulla base della sola dedotta violazione delle norme indicate nel motivo, considerato che il carattere provinciale o comunale della strada non scaturisce “ex se” dalla normativa applicabile alla fattispecie – che “ratione temporis” e’ sia quella della L. n. 126 del 1958, artt. 4 e 7 sia quella (sopravvenuta nel corso dei lavori) del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 2 – la quale non considera comunali tutte le strade all’interno dei centri abitati, conservando in taluni casi, in relazione al numero degli abitanti del Comune attraversato, per le strade intercomunali, la natura di strada provinciale (o statale). Ne’ e’ allegato alcun vizio motivazionale in relazione al su detto accertamento.

In secondo luogo il motivo non puo’ essere accolto in relazione al profilo con il quale si deduce l’erroneita’ della sentenza impugnata per non avere comunque riconosciuto una responsabilita’ da custodia della cosa, in relazione alla circostanza che il Comune, ai sensi della L. n. 105 del 1967, art. 1 era tenuto ai lavori inerenti al servizio fognario in relazione al quale erano stati appaltati i lavori che avevano dato luogo alla chiusura della strada.

Trattasi di censura diversa dalla precedente, con la quale infondatamente s’invoca, in relazione alla fattispecie descritta, una responsabilita’ del Comune ex art. 2051 c.c., giacche’ la dedotta responsabilita’ per “cose in custodia” prevista da tale articolo riguarda unicamente i danni direttamente provocati dalla cosa nella sua materialita’ da un agente insito in essa (ex multis Cass. 29 novembre 2006, n. 25243), mentre nel caso di specie il danno dedotto non e’ riconducibile alla cosa in se’, bensi’ alla stipulazione, da parte del Comune, di un contratto d’appalto per la manutenzione della rete fognaria sita nella strada, la cui esecuzione ne avrebbe causato la chiusura per un periodo eccessivo, non insorgendo quindi il danno dalla cosa, ma dal comportamento del Comune e dell’appaltatore in relazione alla congruita’ dei tempi di esecuzione di detto contratto.

Cioe’ da un fatto non riconducibile al regime di responsabilita’ previsto per le cose in custodia dall’art. 2051 c.c..

Riguardo a tale profilo, resta peraltro assorbente il rilievo che il ricorso non contiene alcuna censura in ordine all’argomentazione della sentenza, costituente autonoma “ratio decidendi” in relazione alla dedotta responsabilita’ del Comune quale committente dei lavori, che ha escluso tale responsabilita’ sotto il profilo della ritenuta responsabilita’ esclusiva dell’appaltatore. Con la conseguente inammissibilita’ di tale profilo del ricorso, prospettato senza censurare la su detta “ratio decidendi”.

Ne deriva il rigetto del ricorso.

In relazione alle particolarita’ della fattispecie si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima civile, il 4 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2010

 

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