Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1346 del 19/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 17/11/2016, dep.19/01/2017),  n. 1346

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29929-2014 proposto da:

A.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL VASO 6,

presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI ROCCHI, che lo rappresenta

e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCA delle MARCHE S.P.A., in Amministrazione Straordinaria, C.F e

P.IVA (OMISSIS), in persona del Commissari, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA SANTIAGO DEL CILE 8, presso lo studio

dell’avvocato MARCO BATTAGLIA, che la rappresenta e difende giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

AVIVA LIFE S.P.A., CF. (OMISSIS), in persona del Procuratore Speciale

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ROMEO ROMEI 27,

presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO ROMAGNOLI, che la

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di MILANO, emessa il

24/04/2014 e depositata il 29/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA;

udito l’Avvocato Paolo Battaglia (delega Avvocato) Marco Battaglia),

per la controricorrente Banca delle Marche S.p.A., che si riporta

agli scritti.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p.1. A.R. ha proposto ricorso per cassazione contro la s.p.a. Banca delle Marche in amministrazione straordinaria e la s.p.a. Aviva Life avverso l’ordinanza del 29 aprile 2014, con cui, ai sensi dell’art. 348-bis c.p.c., la Corte di Appello di Milano ha dichiarato inammissibile l’appello da essa ricorrente proposto avverso la sentenza resa in primo grado inter partes dal Tribunale di Milano nell’ottobre del 2013, che aveva rigettato la domanda, da lui proposta nel 2011 contro le due società per l’indebito riscatto di due polizze assicurative, a suo dire avvenuto sulla base di sottoscrizioni apocrife.

p.2. Entrambe le società intimate hanno resistito al ricorso con separati controricorsi.

p.3. Essendosi ravvisate le condizioni per la decisione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., applicabile al ricorso nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 197 del 2016, di conversione, con modificazioni, del D.L. n. 168 del 2016, è stata redatta relazione ai sensi di detta norma e ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

p.4. Parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. sono state svolte le seguenti considerazioni:

“(….) p.3. Il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in quanto appare manifestamente inammissibile. Queste le ragioni.

p.4. Il ricorso è stato notificato, dal punto di vista del notificante in supposta operatività del termine c.d. lungo semestrale, ma risulta dalla copia dell’ordinanza impugnata che essa venne comunicata con avviso telematico lo stesso giorno della pubblicazione.

Ne segue che il ricorso avrebbe dovuto notificarsi entro i sessanta giorni da detta comunicazione e, dunque, entro il 30 giugno 2014, atteso che il 28 cadeva di sabato ed il 29 era domenica.

Infatti, l’art. 348-ter c.p.c., sebbene con riferimento all’impugnazione della sentenza di primo grado, ma con estensione del termine anche all’eventuale impugnazione dell’ordinanza (Cass. (ord.) n. 18827 del 2015), se consentita (ed ora lo è nei termini indicati da Cass. sez. un. n. 1914 del 2016), prevede che l’esercizio del diritto di impugnazione avvenga in primo luogo nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione.

Cass. sez. un. n. 1914 del 2016, infatti, ha ammesso una limitata impugnabilità dell’ordinanza di cui all’art. 348-bis c.p.c. ed è stato già affermato che quel termine riguarda anche l’eventuale impugnazione di detta ordinanza (Cass. (ord.) n. 18827 del 2015).

Ne segue l’evidenza della tardiva proposizione del ricorso.

Tanto esime dal valutare se l’unico motivo rivolto contro l’ordinanza sia oppure no riconducibile ai limiti ristretti in cui Cass. sez. un. n. 1914 del 2016 ha ammesso il ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7”.

p.2. Il collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, alle quali nella memoria parte ricorrente non muove alcun rilievo che necessiti di repliche, posto che non vi si svolgono ragionamenti in iure che non siano stati ampiamente considerati nella giurisprudenza richiamata dalla relazione stessa.

Parte ricorrente ha sostenuto, in subordine rispetto alla generica contestazione del principio di diritto richiamato dalla relazione, invocando pur senza evocare il concetto, un c.d. ovverruling, che l’inammissibilità non dovrebbe essere dichiarata, perchè il ricorso sarebbe stato notificato prima delle decisioni delle Corte che quel principio avrebbero enunciato: l’assunto, al di là della correttezza dell’invocazione surrettizia di quel concetto, è smentito da Cass. (ord.) n. 10723 del 2014.

p.3. Il ricorso è, pertanto, dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza a favore di ciascuno dei resistenti e si liquidano ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di cassazione alle parti resistenti, liquidate a favore della Banca delle Marche s.p.a. in Euro cinquemilacinquecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge, ed a favore di Aviva Life s.p.a. in Euro quattromilatrecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 17 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2017

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