Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13446 del 30/06/2016

Cassazione civile sez. II, 30/06/2016, (ud. 04/05/2016, dep. 30/06/2016), n.13446

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3664-2014 proposto da:

C.M.C., nata a

(OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS)), residente a (OMISSIS),

elettivamente domiciliata in Roma, al Viale Delle Milizie n. 38

(c/o studio Avv. G. Angelozzi), rappresentata e difesa dall’Avv.

Giovanni Marcangeli del Foro di Avezzano (AQ) (C.E.: MRC GNN 42M04

13842Q), in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.A., nata a (OMISSIS), residente in

(OMISSIS),

elettivamente domiciliata in Teramo, alla Via Cavacchioli n. 1,

presso lo studio dell’Avv. Enrico Ioannoni Fiore (C.F.: NNN NRC

59B23 1103V) del Foro di Teramo, che la rappresenta e difende,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 356/2013 della CORTE DI APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 10/4/2013, notificata il 9.12.2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/05/2016 dal Consigliere Dott. Vincenzo Correnti;

udito l’Avvocato ANGELOZZI con delega, difensore del ricorrente che

chiede l’accoglimento del ricorso, e l’avv. Ioannoni;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FITTO

Con sentenza n. 342 del 22/5/2007, la Corte d’Appello di L’Aquila, riformando parzialmente la sentenza del Tribunale di L’Aquila n. 327 del 3/4/2014, dichiarava, ai sensi della L. n. 10 del 1977, art. 15, comma 7, la nullità (rilevata d’ufficio) del preliminare inter partes del 6/7/1990 (siccome avente ad oggetto unità edilizie costruite in assenza di concessione e senza che risultasse provata la conoscenza da parte della promissaria acquirente della detta mancanza), e, per l’effetto, condannava M.A. (quale promissaria acquirente) a rilasciare, in favore dell’attrice C.M.C.. l’immobile oggetto del contratto e, contestualmente, la C. a restituire alla M. tutte le somme da quest’ultima versate in esecuzione dello stesso.

A seguito di ricorso per cassazione presentato dalla C., questa Corte, con sentenza n. 20760 del 6/10/2010, cassava la sentenza di cui sopra, rinviando davanti alla corte d’appello per il prosieguo, affinchè rivalutasse la controversia de qua alla luce della L. n. 47 del 1985 (già entrata in vigore alla data di stipula del preliminare).

La Corte d’Appello di L’Aquila, con sentenza n. 356/2013 del 10.4.2013, ha rigettato, sia pure sulla base della legittimità dell’eccezione di inadempimento sollevata dalla convenuta, l’appello, formulando, per quanto nella presente sede ancora rileva, le seguenti considerazioni:

a) correttamente la M. aveva opposto l’eccezione inadimplenti non est adimplendum, a fronte dell’inadempimento in cui era incorsa l’attrice, consistente sia nel ritardo in ordine alla consegna dell’immobile oggetto del preliminare, sia nel non aver provveduto a conformare il bene alle prescrizioni edilizie (completando la pratica di condono);

b) di conseguenza, non era meritevole di accoglimento la domanda della C. volta a far dichiarare l’inadempimento della M. in ordine all’obbligazione di pagamento delle rimanenti rate del preliminare e, per l’effetto, la legittimità, da parte della prima, dell’operato recesso, nonchè dell’incameramento della caparra confirmatoria.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso C.M. C., sulla base di due motivi. M.A. ha depositato controricorso.

In prossimità dell’udienza, il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1460 c.c., nonchè l’omesso esame di fatti decisivi (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per aver la corte accolto l’avversa eccezione di inadempimento, nonostante fosse stata sollevata, in violazione del principio di buona fede, solo nel corso della fase decisoria (con la comparsa conclusionale) del primo grado di giudizio (peraltro, limitatamente al profilo della mancata indicazione della concessione nel preliminare) e nonostante fosse, in realtà, avvenuta la tempestiva consegna dell’intero immobile e le eventuali irregolarità urbanistiche, peraltro non specificate, fossero di scarso rilievo.

1.1. Il motivo è inammissibile è, comunque, infondato.

Per la legittima proposizione dell’eccezione di inadempimento è necessario che il rifiuto di adempimento – oltre a trovare concreta giustificazione nei legami di corrispettività e interdipendenza tra prestazioni ineseguite e prestazioni rifiutate – non sia contrario a buona fede, cioè non sia determinato da motivi non corrispondenti alle finalità per le quali esso è concesso dalla legge, come quando l’eccezione è invocata non per stimolare la controparte all’adempimento ma per mascherare la propria inadempienza; al fine del relativo accertamento assume rilevante importanza la circostanza che la giustificazione del rifiuto sia resa nota alla controparte solo in occasione del giudizio e non in occasione dell’attività posta in essere allo scopo di conseguire l’esecuzione spontanea del contratto (Sez. 3, Sentenza n. 22353 del 03/11/2010). Tuttavia, la sospensione dell’esecuzione del contratto, ai sensi dell’art. 1460 c.c., non necessita di preventiva diffida ad adempiere e non contrasta con i principi di buona fede e correttezza anche se è formulata per la prima volta in giudizio per contrastare la domanda di adempimento della controparte, e ancorchè l’inadempimento di questa concerna un’obbligazione accessoria di quella principale, ma essenziale per l’equilibrio sinallagmatico del rapporto, e di tale gravità da menomare la fiducia sul corretto adempimento del contratto (Sez. 2, Sentenza n. 2474 del 18/03/1999).

Nel caso di specie, comunque, la M. ebbe a contestare l’altrui inadempimento con lettera raccomandata del 22.12.1990 (cfr. fine pag.

3 della sentenza impugnata) e, quindi, ben prima della notifica (avvenuta il 17.9.1991) dell’atto di citazione introduttivo del primo grado di giudizio.

Avuto riguardo alle lettere del 12.3.1991 (a firma della C.) e del 4.6.1991 (a firma del suo legale), dalle quali la corte d’appello avrebbe dovuto desumere clementi per escludere che il rifiuto di adempimento trovasse giustificazione nel rapporto tra prestazioni ineseguite e prestazioni rifiutate (cfr. pag. 17 del ricorso), la ricorrente, non trascrivendone il contenuto complessivo (ma solo degli stralci), ha violato il principio di autosufficienza, senza considerare che con la prima la odierna ricorrente invitava la M. a ritirare le chiavi del piano terra (e non già dell’intera villa).

Analoga considerazione deve essere espressa con riferimento alle deposizioni testimoniali rese da C.G. e da D.P. P., di cui non vengono riportati neppure dei passaggi.

Quanto al profilo motivazionale, la corte locale, con argomenti congrui dal punto di vista logico-formale e corretti sul piano giuridico, ha desunto (cfr. pag. 3 della sentenza) il ritardo nella consegna dell’intero immobile dalla missiva della M. datata 22.12.1990 e la non intervenuta sanatoria delle irregolarità urbanistiche dal certificato del Comune di L’Aquila del 30.4.2003.

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1460, 2697, 2717 e 2729 c.c., nonchè l’omesso esame di fatti decisivi (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per aver la corte equiparato, ai fini della valutazione dell’eccezione proposta dalla controparte, inadempimento al semplice ritardo nella consegna dell’immobile, senza peraltro considerare che era risultato provato, attraverso il teste C.G., che la consegna era addirittura avvenuta già alla data di stipula del preliminare.

2.1. Il motivo è infondato.

In primo luogo, la ricorrente invoca, nella sostanza, una differente valutazione degli elementi probatori raccolti nei gradi di merito, preclusa nella presente sede di legittimità.

In secondo luogo, quanto alla deduzione di aver dimostrato, attraverso il teste C.G., di aver consegnato la villa già al momento della stipula del preliminare (sia pure per le sole necessità connesse alla prosecuzione dei lavori), la stessa viola il principio di autosufficienza, in quanto non accompagnata dalla trascrizione del contratto preliminare (dal quale si sarebbe potuto evincere quali fossero i tempi di consegna dell’immobile) e della deposizione testimoniale.

In terzo luogo, la corte locale ha fondato la convinzione del ritardo nella consegna integrale della villa non solo sulla lettera del 22.12.1990 a firma della M., ma anche sulla deduzione, cui è stata attribuita una valenza confessoria (ex art. 2735 c.c., comma 1 – nel senso che solo una porzione del fabbricato era stata consegnata tempestivamente), della C., secondo la quale “i termini del contratto lasciavano intendere una consegna per nulla affatto estesa o definitiva” (laddove, invece, dal contratto non si evinceva alcun accordo circa una consegna frazionata).

3. In definitiva, il ricorso non è meritevole di accoglimento.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato infondato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-

quater del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della resistente, delle spese del presente procedimento, che liquida in complessivi Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di Cassazione, il 4 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2016

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