Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13431 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 18/05/2021), n.13431

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9598-2020 proposto da:

E.E., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso dall’Avvocato GIUSEPPE LUFRANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositato l’11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – E.E., cittadino nigeriano, ricorre per due mezzi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto dell’1 1 febbraio 2020, con cui il Tribunale di Ancona ha respinto la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non svolge difese l’amministrazione intimata, nessun rilievo potendosi a scrivere ad un atto di costituzione per l’ipotesi della partecipazione alla eventuale discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. – Il primo mezzo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per motivazione apparente, per aver escluso l’esistenza nel paese di provenienza di una situazione di violenza indiscussa e incontrollata.

Il secondo mezzo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per non aver ritenuto sussistenti le condizioni di vulnerabilità del ricorso in caso di rientro forzoso in patria.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

4.1. – E’ inammissibile il primo motivo, dal momento che esso, lungi dal mettere in discussione il significato e la portata applicativa delle disposizioni richiamate in rubrica, mira a ribaltare, attraverso il richiamo fonti informative che, a modo di vedere del ricorrente, deporrebbero in tal senso, il giudizio di fatto adottato dal giudice di merito, il quale ha escluso, sulla base della debita citazione delle fonti scrutinate, che ricorra nella zona di provenienza del richiedente una situazione riconducibile al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c): “dall’analisi congiunta delle fonti sopracitate, dunque, non si ritiene che i territori posti a sud della Nigeria siano interessati da conflitto armalo tale da comportare un grado di violenta talmente generalizzato e permanente da costituire per i civili, per la sola presenza nell’ora in questione, il concreto rischio della vita o dell’incolumità personale”.

4.2. E’ inammissibile il secondo motivo.

In esso si dice che “il ricorrente sia riuscito a creare in Italia un tessuto di convivenza sociale ed un’occupazione lavorativa tuttora stabile, percependo regolare retribuzione “: del concreto atteggiarsi di simili circostanze non c’è però nel decreto impugnato alcuna traccia (il Tribunale si limita a richiamare una massima secondo cui la conoscenza della lingua italiana, lo svolgimento di attività lavorativa e l’assenza di condanne penali non sono sufficienti per il riconoscimento della protezione umanitaria), nè il ricorrente dice da dove esse dovrebbero essere desunte: e ciò esime dall’osservare che non risulta in ogni caso prospettata, nella censura, l’eventualità, in caso di rientro nel paese di origine, di una compromissione dei diritti fondamentali oltre la soglia del nucleo intangibile, compromissione che anzi il giudice di merito ha espressamente escluso.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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