Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13430 del 17/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 17/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 17/06/2011), n.13430

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 7748/2010 proposto da:

RETE FERROVIARIA ITALIANA SPA (OMISSIS) (già Ferrovie dello

Stato – Società di Trasporti e Servizi per Azioni), in persona

dell’institore, elettivamente domiciliata in Roma, Piazza della Croce

Rossa 1, presso lo studio dell’avvocato SERICA Giuseppe, che la

rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

T.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 7970/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

10/11/08, depositata il 23/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO STILE;

udito l’Avvocato Patrizia Carino, (delega avvocato Giuseppe Serica),

difensore della ricorrente che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE che ha

concluso per la manifesta fondatezza del ricorso.

La Corte, letta la relazione del Cons. Dott. Paolo Stile;

udite le conclusioni del P.M. Dott. PATRONE Ignazio;

esaminati gli atti.

Fatto

OSSERVA

1 – Con ricorso ritualmente notificato il sig. T.A., dipendente F.S. fino al 31.5.1995, conveniva in giudizio la F.S. S.p.A. per ottenere il pagamento della somma di Euro 595,56 a titolo di interessi legali per il ritardato pagamento dell’indennità di buonuscita.

Si costituiva in giudizio la Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (neo trasformata della “Ferrovie dello Stato – Società di Trasporti e Servizi per Azioni), chiedendo il rigetto della domanda, invocando l’applicabilità della L. n. 75 del 1980, art. 7, comma 3 (che prevede il pagamento della indennità di buonuscita entro il termine di 90 giorni dalla data di quiescenza).

Il Tribunale decideva la causa con sentenza n. 21017/2007, condannando la Società convenuta al pagamento della somma di Euro 595,96.

Avverso la suindicata decisione la Rete Ferroviaria Italiana proponeva appello, ribadendo l’applicabilità alla fattispecie della L. n. 75 del 1980, mettendo in evidenza l’errore in cui era incorso il Tribunale applicando la disciplina prevista dall’art. 2120 c.c..

Si costituiva in giudizio l’appellato chiedendo il rigetto del ricorso in appello.

La Corte di Appello di Roma ha rigettato il gravame con la sentenza n. 7970, depositata il 23.09.2009, impugnata per cassazione dalla soccembente società con due motivi, illustrsti anche da memoria.

Diritto.

La questione oggetto di controversia concerne l’applicabilità dello spatium deliberandi di 90 giorni per l’erogazione dell’indennità di buonuscita nei casi di cessazione del rapporto di lavoro riguardanti i ferrovieri in servizio – come nella specie – fino al 31.12.1995.

La questione, dopo un periodo di incertezze interpretative, è stata risolta da questa Corte con il susseguirsi di pronunce conformi, alla cui stregua, “in relazione alla liquidazione dell’indennità di buonuscita spettante ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato, il termine dilatorio di novanta giorni – previsto dalla L. n. 75 del 1980, art. 7 – trova applicazione per i dipendenti, iscritti all’Opafs (soppressa con decorrenza dal 1 giugno 1994, ai sensi della L. n. 537 del 1993, art. 1, comma 43) alla data del 31 maggio 1994, collocati a riposo entro il 31 dicembre 1995, atteso che dal 1 gennaio 1996 – essendo terminato, per effetto del D.L. n. 98 del 1995, art. 13, convertito nella L. n. 204 del 1995, il regime transitorio previsto dalla L. n. 210 del 1985, art. 21, a seguito della trasformazione del rapporto di lavoro dei ferrovieri da pubblico a privato – vale il principio desumibile dall’art. 2120 cod. civ., secondo cui i crediti per le spettanze di fine rapporto maturano e sono esigibili alla data di cessazione dello stesso (Cass. n. 17043/05; 26202/05; 24560/09).

Per quanto esposto il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito con il rigetto della domanda proposta con il ricorso introduttivo.

I contrasti giurisprudenziali, che hanno preceduto la recente stabilizzazione delle pronunce in materia, induce a compensare, tra le parti, le spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2011

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