Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13429 del 01/06/2010

Cassazione civile sez. III, 01/06/2010, (ud. 28/04/2010, dep. 01/06/2010), n.13429

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. AMBROSIO Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7968/2005 proposto da:

F.A.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, presso CANCELLERIA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato LEONE Giuseppe con studio in 71049 TROMOTAèPòO

(FG), Via Prandello n 4, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MILANO ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS), in persona del suo

procuratore speciale Dott. C.I., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA LIMONI DA BISSOLATI 76, presso lo studio

dell’avvocato SPINELLI Giordano Tommaso, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato DILEO DOMENICO, giusta delega in calce al

controricorso;

– controricorrenti –

e contro

F.M.G., F.G.; N.G., M.

M.T.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 92/2004 della SEDE DISTACCATA DI TRIBUNALE di

TRINITAPOLI, emessa il 29/09/2003, depositata il 01/10/2004; R.G.N.

219/2003.

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

28/04/2010 dal Consigliere Dott. ANNAMARIA AMBROSIO;

udito l’Avvocato Francesco BARBAGALLO per deLega Avvocato Giordano

SPINELLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per accoglimento.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.1. Con sentenza n. 171 del 2003, il giudice di pace di Trinitapoli – pronunziando sulla domanda proposta da F.S. nei confronti di M.G. e M.M., nonchè nei confronti della MILANO Ass.ni s.p.a. – dichiarava l’esclusiva responsabilità di M.M. nella causazione dell’incidente stradale avvenuto il (OMISSIS) a (OMISSIS) e condannava i convenuti, in solido tra loro, al risarcimento dei danni in favore di F.S., liquidandoli in Euro 4.401,26 oltre accessori e spese di lite.

1.2. La sentenza, gravata da appello dalla MILANO Ass.ni, nella contumacia di tutte le altre parti, era riformata dal Tribunale di Foggia, con sentenza in data 29-9-2003/1-10-2004 con la quale dichiarava M.M. e F.S. ugualmente responsabili del sinistro in questione e, per l’effetto, determinava il danno subito dall’originario attore in Euro 3.118,26, oltre accessori, da decurtarsi della somma di Euro 3.098,74, già corrisposta dalla MILANO Ass.ni s.p.a. e trattenuta in conto;

compensava le spese dei due gradi.

1.3. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, articolando unico motivo, F.A.M., quale erede di F.S..

1.4. Ha resistito la MILANO Ass.ni, depositando controricorso; mentre nessuna attività difensiva è stata svolta dagli altri intimati G. e M.M..

1.5. Con ordinanza in data 25 maggio 2009 è stata disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri eredi di F.S..

1.5.1. A tanto ha provveduto il ricorrente F.A.M. con atto ritualmente notificato a F.G. e F.M. G., i quali hanno omesso qualsiasi attività difensiva.

1.5.2. Da ultimo parte ricorrente ha depositato memoria integrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. E’ pregiudiziale l’esame dell’eccezione di acquiescenza alla sentenza appellata, formulata da parte controricorrente.

L’eccezione muove dal rilievo che, successivamente alla notifica della sentenza di appello, gli eredi di F.S., con lettera del 20-12-2004, inviarono assegno circolare di Euro 4.851,77 in favore della MILANO in restituzione delle somme dovute in forza della sentenza qui impugnata, espressamente affermando “gli eredi di F.S. … risolvono la posizione debitoria nei confronti della Società Assicuratrice”.

1.1. L’eccezione è infondata.

Invero l’acquiescenza alla sentenza, preclusiva dell’impugnazione ai sensi dell’art. 329 c.p.c., consiste nell’accettazione della sentenza, ovverosia nella manifestazione da parte del soccombente della volontà di non impugnare, la quale può avvenire sia in forma espressa che tacita; in quest’ultimo caso, l’acquiescenza può ritenersi sussistente soltanto quando l’interessato abbia posto in essere atti da quali sia possibile desumere, in maniera precisa ed univoca, il proposito di non contrastare gli effetti giuridici della pronuncia, e cioè gli atti stessi siano assolutamente incompatibili con la volontà di avvalersi dell’impugnazione. Pertanto l’adeguamento alle statuizioni di una sentenza esecutiva – qual è avvenuto nella specie – non costituisce acquiescenza alla stessa e non si configura come comportamento idoneo ad escludere l’ammissibilità dell’impugnazione; ne consegue che deve ritenersi ammissibile il ricorso per cassazione della parte già soccombente in grado d’appello e che abbia ottemperato alla sentenza di condanna al pagamento di somme, dovendosi presumere da tale comportamento unicamente la finalità di evitare l’esecuzione forzata ed altri più gravi pregiudizi (Cass. civ., Sez. Ili, 28/08/2007, n. 18187).

1.2. Con l’unico motivo di ricorso si denuncia nullità della sentenza e del procedimento. A tal riguardo parte ricorrente deduce che l’impugnazione è stata proposta nei confronti di F. S. ancorchè lo stesso fosse nelle more deceduto e lamenta che, nonostante fosse stata data comunicazione del decesso e dei nominativi degli eredi al procuratore dell’appellante, questi non avesse provveduto a rinnovare l’atto di appello.

1.2.1. Il motivo è fondato.

Dall’esame degli atti, consentito in ragione della natura processuale del vizio dedotto, risulta che la causa venne assegnata in decisione dal giudice di pace in data 6 giugno 2003 senza che il decesso dell’attore F.S., avvenuto il precedente (OMISSIS), venisse dichiarato dal procuratore. L’atto di appello venne, quindi, indirizzato dalla MILANO Ass.ni nei confronti del medesimo F. S. e notificato nel domicilio eletto presso il procuratore costituito in primo grado in data 2-12-2003. Solo con il fax del 22/12/2003 – e comunque con una comunicazione informale tra i procuratori – risulta che venne dato notizia alla MILANO Ass.ni dell’avvenuto decesso dell’originario attore.

1.2.2. Viene qui in rilievo il principio, affermato da SS.UU. con sentenza 16 dicembre 2009, n. 26279, secondo cui l’atto di impugnazione della sentenza, nel caso di morte della parte vittoriosa, deve essere rivolto e notificato agli eredi, indipendentemente sia dal momento in cui il decesso è avvenuto, sia dalla eventuale ignoranza dell’evento, anche se incolpevole, da parte del soccombente; con la precisazione che ove l’impugnazione sia proposta invece nei confronti del defunto, non può trovare applicazione la disciplina dell’art. 291 c.p.c..

La sentenza cit. riprende schemi già in passato elaborati dalle stesse SS.UU. con sentenza 19 dicembre 1996 n. 11394, mentre si discosta parzialmente da altra pronuncia emessa sempre dal più alto consesso (sentenza 28 luglio 2005, n. 15783) che – pur evidenziando la volontà legislativa, desumibile dall’art. 328 c.p.c., di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell’impugnazione (con piena parificazione, a tali effetti, tra l’evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato, nè notificato) aveva condizionato, nell’ottica di un’interpretazione costituzionalmente orientata, il dovere di indirizzare l’impugnazione nei confronti del nuovo soggetto effettivamente legittimato – almeno per i processi pendenti alla data del 30 aprile 1995, rispetto ai quali non opera la possibilità di sanatoria dell’eventuale errore incolpevole di cui al nuovo testo dell’art. 164 c.p.c., come sostituito dalla legge n. 353/1990 – alla conoscenza o alla conoscibilità dell’evento, secondo criteri di normale diligenza, da parte del soggetto che propone l’impugnazione.

Con la più recente pronuncia le SS.UU., nel porre in evidenza come l’esigenza di tutela della buona fede di una parte non possano compromettere il diritto di difesa dell’altra parte, hanno individuato il fondamento del dovere di indirizzare l’atto di impugnazione nei confronti degli eredi della parte vittoriosa nel basilare principio già enunciato dall’art. 101 c.p.c., e ora ribadito dal nuovo testo dell’art. 111 Cost., secondo cui “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti”; il che comporta anche che il processo si debba svolgere nei confronti della “giusta parte”, quale non può evidentemente essere considerata la persona non più in vita, nel cui universum ius sono subentrati i successori.

Ne consegue che l’eccezionale deroga introdotta dall’art. 300 c.p.c., che consente la prosecuzione del giudizio nei confronti della parte deceduta, se il suo procuratore non dichiara o notifica l’evento, non può essere ritenuta operante indefinitamente, anche nell’eventuale grado successivo del giudizio, in cui si da luogo a un nuovo rapporto processuale ulteriore e distinto, anche se collegato a quello ormai esaurito con la pronuncia della sentenza. Inoltre il difetto assoluto della qualità di “giusta parte” nel defunto comporta che all’invalidità derivante dall’instaurazione nei suoi confronti del giudizio di impugnazione non può essere posto rimedio mediante lo strumento della rinnovazione, apprestato dall’art. 291 c.p.c., dal momento che non si verte nell’ipotesi di “un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione”, qual è quello previsto da detta norma, ma di un errore incidente sulla vocatio in ius, in quanto rivolta verso un soggetto diverso da quello che avrebbe dovuto esserne il destinatario.

Rinviando per una più compiuta disamina alle argomentazioni, condivise dal Collegio, di cui alla cit. sentenza n. 26279 del 2009, merita puntualizzare che le SS.UU., pur senza affrontare la questione della possibile sanatoria retroattiva del vizio della citazione (trattandosi di questione che esulava dal thema decidendum, in quanto il processo era iniziato prima del 30 aprile 1995), non hanno, tuttavia, escluso – come, peraltro, già ipotizzato con le sentenze n. 11394/96 e 15783/05 – che possano venire in considerazione (nei processi in cui sono applicabili), ai fini di sanatoria dell’eventuale errore incolpevole nell’indirizzare l’impugnazione nei confronti del defunto, anzichè degli eredi, l’art. 164 c.p.c., come modificato dalla L. n. 353 del 1990 (che consente di sanare con effetto retroattivo le nullità della citazione, mediante la sua rinnovazione), o l’art. 153 c.p.c., comma 2 inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46 (che ammette la rimessione in termini della parte incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile).

In definitiva, nel caso di specie, la nullità della citazione di F.S., non sanata dalla costituzione degli eredi, ha comportato la nullità del giudizio di appello, con conseguente nullità della sentenza emessa in quella sede. Tenuto conto dell’astratta applicabilità nella fattispecie all’esame dell’art. 164 c.p.c., come modificato dalla L. n. 353 del 1990, va disposta la cassazione della sentenza impugnata con rinvio ad altro giudice del Tribunale di Foggia che valuterà – se in considerazione dei tempi e delle modalità di comunicazione dell’intervenuto decesso dell’originario attore e di tutte le altre circostanze del caso concreto – l’appellante deve ritenersi meritevole della rimessione in termini per la citazione in appello.

Le spese del giudizio di cassazione vengono regolate sin da ora da questa Corte con compensazione integrale tra le parti, ravvisandosi i giusti motivi in quello che efficacemente è stato definito dalle SS.UU. nella sentenza n. 15783/2005 (e confermato nella sentenza n. 26279/2009), il “pendolarismo” che ha caratterizzato la giurisprudenza sulla questione di cui si tratta, con “una sterminata produzione di pronunce orientate per l’una o per l’altra soluzione”.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa con rinvio ad altro giudice del Tribunale di Foggia; compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2010

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