Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13428 del 17/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 17/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 17/06/2011), n.13428

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA MERULANA 234, presso lo studio dell’avvocato BOLOGNA

GIULIANO, rappresentato e difeso dall’avvocato DI TOSTO ROSELLA,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in

persona del Presidente e legale rappresentante pro – tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso

dall’avvocato LANZETTA ELISABETTA, giusta mandato speciale a margine

del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 668/2009 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO

del 4.12.09, depositata il 17/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO STILE;

udito per il controricorrente l’Avvocato Luigi Caliulo (per delega

avv. Elisabetta Lanzetta) che si riporta agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

La Corte, letta la relazione del Cons. Paolo Stile;

udite le richieste del P.M., dott. Ignazio Patrone;

esaminati gli atti, osserva:

con ricorso d’appello l’INPS ha impugnato la sentenza del Tribunale di Campobasso, che aveva accolto la domanda proposta dall’attuale ricorrente, ex dipendente INPS, collocata a riposo il 1 aprile 2002, e condannato l’Istituto predetto a computare, nella base di calcolo utile ai fini dell’indennità di buonuscita, gli emolumenti erogati a titolo di assegno di garanzia, rigettando, invece, la domanda di computo in tale base di calcolo dell’acconto mensile incentivo. Detta sentenza è stata impugnata anche dal C. con appello incidentale.

Con sentenza del 4-17 dicembre 2009, l’adita Corte d’appello di Campobasso, richiamando la più recente giurisprudenza di legittimità, ha accolto l’appello principale, ed in riforma della impugnata sentenza, ha rigettato le domande proposte con il ricorso introduttivo.

Avverso tale pronuncia propone ricorso per cassazione il C. con tre motivi, cui resiste l’INPS con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

Le censure formulate nel ricorso per Cassazione, articolate in tre motivi, volte ad evidenziare violazioni di legge (art. 12 disp. Gen., comma 1 in riferimento alla L. n. 70 del 1975, art. 13, comma 1, art. 15 disp. Gen. in riferimento al regolamento per il trattamento di previdenza e di quiescenza del personale INPS, L. n. 70 del 1975, art. 31 e art. 1362), nonchè vizi di motivazione, non possono non apparire manifestamente infondate se poste in relazione all’iter argomentativo seguito dalla Corte di merito, basato sul più recente orientamento di questa Corte, ora confermato dalle Sezioni Unite.

Quest’ultima, con un susseguirsi di pronunce ha, infatti, affermato che In tema di base di calcolo del trattamento di quiescenza o di fine rapporto spettante ai dipendenti degli enti pubblici del ed.

parastato, la L. 20 marzo 1975, n. 70, art. 13 di riordinamento di tali enti e del rapporto di lavoro del relativo personale, detta una disciplina del trattamento di quiescenza o di fine rapporto (rimasta in vigore, pur dopo la contrattualizzazione dei rapporti di pubblico impiego, per i dipendenti in servizio alla data del 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per il trattamento di fine rapporto di cui all’art. 2120 cod. civ.), non derogabile neanche in senso più favorevole ai dipendenti, costituita dalla previsione di un’indennità di anzianità pari a tanti dodicesimi dello stipendio annuo in godimento quanti sono gli anni di servizio prestato, lasciando all’autonomia regolamentare dei singoli enti solo l’eventuale disciplina della facoltà per il dipendente di riscattare, a totale suo carico, periodi diversi da quelli di effettivo servizio. Il riferimento quale base di calcolo allo stipendio complessivo annuo ha valenza tecnico-giuridica, sicchè deve ritenersi esclusa la computabilità di voci retributive diverse dallo stipendio tabellare e dalla sua integrazione mediante scatti di anzianità o componenti retributive similari (nella specie, l’indennità di funzione L. n. 88 del 1989, ex art. 15, comma 2, il salario di professionalità o assegno di garanzia retribuzione e l’indennità particolari compiti di vigilanza per i dipendenti dell’INPS) e devono ritenersi abrogate o illegittime, e comunque non applicabili, le disposizioni di regolamenti come quello dell’Inps, prevedenti, ai fini del trattamento di fine rapporto o di quiescenza comunque denominato, il computo in genere delle competenze a carattere fisso e continuativo (Cass. S.U. n. 7154/2010, 7156/2010, 7157/2010). Per quanto precede il ricorso va rigettato per manifesta infondatezza.

Le spese del presente giudizio vanno compensate in considerazione del richiamato recente intervento delle S.U., che ha fatto chiarezza in materia.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2011

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