Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13427 del 17/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 17/06/2011, (ud. 13/05/2011, dep. 17/06/2011), n.13427

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

V.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ZIANI GIANFRANCO, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,

rappresentato e difeso dall’avvocato RICCIO ALESSANDRO, VALENTE

NICOLA, CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 177/2009 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE del

3/12/09, depositata il 10/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO STILE;

udito l’Avvocato Caliulo Luigi, (delega avvocato Ricci), difensore

del controricorrente che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE che nulla

osserva.

Fatto

La Corte, letta la relazione del Cons. Paolo Stile;

udite le richieste del P.M. dott. Ignazio Patrone;

esaminati gli atti, osserva:

1 – La Corte d’Appello di Trieste, con la sentenza del 3-10/12/2009 ha accolto l’appello proposto dall’INPS, rigettando le domande proposte dagli assicurati, dirette ad ottenere la maggiorazione del trattamento pensionistico degli ex combattenti di Euro 15,49 (già L. 30.000) prevista dalla L. 15 aprile 1985, n. 140, art. 6 al valore incrementato a seguito dell’applicazione della perequazione automatica al periodo compreso fra l’1.1.1985 e la data di decorrenza della pensione, e non al valore nominale, come ritenuto dall’INPS. 2. – Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, con un unico articolato motivo, solo uno degli assicurati, V. M..

L’I.N.P.S. resiste con controricorso.

Diritto

3. – Il presente giudizio ha ad oggetto la seguente questione:

“se la maggiorazione del trattamento pensionistico degli ex combattenti di Euro 15,49 (già L. 30.000) prevista dalla L. 15 aprile 1985, n. 140, art. 6 deve essere attribuita al valore nominale oppure al valore incrementato a seguito dell’applicazione della perequazione automatica al periodo compreso fra l’1.1.1985 e la data di decorrenza della pensione. La Corte d’Appello di Trieste, nella sentenza impugnata, ha affermato che la maggiorazione in parola deve essere attribuita al valore nominale. E non sembra che vi siano valide ragioni per annullare o riformare tale decisione, la quale si pone in linea con l’orientamento di questa Corte, che, anche di recente, con la sentenza 12 giugno 2009 n. 13723 ha affermato il seguente principio di diritto: “La maggiorazione del trattamento pensionistico a favore degli ex combattenti o appartenenti a categorie assimilate che non abbiano goduto di benefici ai sensi della L. 24 maggio 1970, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, non costituisce una prestazione autonoma, ma (come ritenuto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 401 del 2008) è una maggiorazione del trattamento pensionistico, atta ad incrementarlo; ne consegue che sia la maggiorazione del trattamento, sia la relativa perequazione (ai sensi della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 505, che ha interpretato autenticamente la L. 15 aprile 1985, n. 140, art. 6, comma 3) non possono che decorrere dalla data del pensionamento, non essendo ipotizzabile una maggiorazione della pensione – che peraltro non compete ex lege ma a domanda -che si rivaluta autonomamente, in tempi in cui la pensione non esisteva ancora”. A tale orientamento occorre dare continuità. Come puntualizzato da Cass. n. 18845/2010, la configurazione del beneficio previsto dalla norma denunciata per gli appartenenti a categorie degli ex combattenti e assimilati, che non avevano potuto fruire dei benefici stabiliti dalla L. 24 maggio 1970, n. 336 e successive modificazioni e integrazioni, non come prestazione autonoma ma come maggiorazione del trattamento pensionistico, atto ad incrementarlo, porta a ritenere che non possa decorrere se non dalla data del pensionamento, dovendosi concordare che non è ipotizzabile una maggiorazione sulla pensione che si rivaluta ex se autonomamente, anche prima che sorga il diritto a pensione cui la maggiorazione accede. E la diversità dell’ammontare della maggiorazione in esame tra le pensioni che decorrono dal 1985 e quelle successive è giustificata dalla diversa decorrenza del trattamento pensionistico, non potendosi evidentemente perequare una quota della pensione prima che questa venga ad esistenza. L’eccezionalità dell’ipotesi contraria, cioè di una perequazione del beneficio prima della decorrenza della pensione cui afferisce, avrebbe richiesto in effetti, come è stato osservato dalla citata sentenza n. 13723 del 2009 e in precedenza dalla Corte Costituzionale con la pronuncia 5 dicembre 2008 n. 401, una specifica previsione normativa.

In proposito, si deve richiamare la disposizione della L. 29 dicembre 1988, n. 544, con la quale fu estesa la platea dei beneficiari della maggiorazione in questione, attribuendola, sempre a domanda, con decorrenza dal 1 gennaio 1989 nella medesima misura di L. 30.000 mensili, a coloro che erano stati collocati in pensione in data anteriore al 7 marzo 1968, norma che pure ha avuto l’avallo del Giudice delle leggi (v. pronunce 21 febbraio 1990 n. 101 ed altre successive). Successivamente alla pronuncia di legittimità favorevole ai pensionati, è intervenuto la L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 505, che ha interpretato autenticamente la citata L. n. 140 del 1985, art. 6, comma 3 nel senso che la maggiorazione prevista dal primo comma del medesimo articolo si perequa dalla data in cui è concessa all’avente diritto. Anche tale norma è stata sottoposta al vaglio di legittimità costituzionale ed il Giudice delle leggi con la citata pronuncia n. 401 del 2008, nel dichiarare infondata la questione sottoposta al suo esame, ha rilevato che quella disposizione non è irragionevole là dove stabilisce la decorrenza della perequazione dalla data della effettiva e concreta attribuzione del beneficio, perchè lo scorrere del tempo e la collocazione in esso dei fatti giuridici possono legittimare una diversa modulazione dei rapporti che ne scaturiscono, sottolineando inoltre la natura del beneficio predisposto per “fornire agli appartenenti a determinate categorie, ritenuti meritevoli di una gratificazione, una elargizione dimostrativa della gratitudine della Nazione”.

Per quanto esposto il ricorso va rigettato.

Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 30,00 oltre Euro 1.500,00 per onorari ed oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2011

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