Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13411 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 18/05/2021), n.13411

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33451-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DUILIO, 7,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO MARETTO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ELVIRA MATAROZZI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2207/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL LAZIO, depositata il 10/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO e DIRITTO

Ritenuto che:

La CTR del Lazio, con sentenza n. 2207/2019, accoglieva l’appello di B.G. avverso la pronuncia della CTP di Roma con cui era stato rigettato il ricorso della contribuente relativo all’avviso di accertamento avente ad oggetto la contestazione di un maggior reddito ai fini Irpef ed Iva anno di imposta 2010 per la mancata deducibilità di costi dichiarati pari ad Euro 42.532,00.

Il Giudice di appello rilevava che la CTP avrebbe dovuto ritenere carente la motivazione posta a base del provvedimento impugnato posto che l’Ufficio non aveva in esso specificato il tipo di accertamento effettuato se ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett c), o ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1.

Sottolineava poi che anche a voler prescindere da tale aspetto non sussistevano le condizioni per emettere tale provvedimento non ricorrendo nella specie l’ipotesi della sottrazione delle scritture contabili e neppure le condizioni per emettere un accertamento induttivo che presuppone la non attendibilità della documentazione contabile nella specie non esaminata.

Avverso tale pronuncia l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo con cui si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 42, e dell’art. 109 TUIR, e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

L’intimata si è costituita con controricorso illustrato da memoria.

Si osserva, da parte della ricorrente, che l’accertamento emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 41, aveva tratto origine dal riscontro di costi che erano stati dedotti dal contribuente per l’anno 2010 che non presentavano alcuna attinenza con l’attività di medico generale per essere invece di natura personale. Si rilevava che il predetto contribuente non aveva prodotto nel giudizio di primo grado alcuna documentazione a sostegno dei propri assunti provvedendo solo in sede di gravame a depositare dei documenti ritenuti dall’Ufficio inidonei a dimostrare la necessaria inerenza.

Ciò posto si critica la ratio della CTR nella parte in cui ha ritenuto viziato il provvedimento per la mancata enunciazione della specifica disposizione in base al quale si era proceduto al recupero dei costi ove si consideri che l’ampio contenuto della norma ” redditi determinati in base alle scritture contabili” ben comprende anche il recupero delle componenti negativi di redditi la cui inerenza non sia stata documentata.

Si aggiunge poi che la CTR avrebbe trascurato che nel caso di specie non vi sarebbe stata alcuna lesione del diritto di difesa del contribuente sicchè sarebbe mancato un presupposto essenziale della fattispecie di illegittimità della motivazione.

Si osserva infine la pronuncia impugnata si porrebbe in contrasto con le norme indicate in rubrica laddove ha rilevato il mancato esame da parte dell’Ufficio della documentazione prodotte dal contribuente nella fase di gravame

Si sottolinea che tale esame sarebbe spettato al giudice di appello che sarebbe venuto meno al suo obbligo di vagliare la fondatezza del recupero evidenziando che per effetto del richiamo del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e 41-bis, ogni questione afferente il vizio motivazionale era da ritenersi superata e l’attenzione del giudice si sarebbe dovuta focalizzarsi unicamente sulla contestazione della fondatezza del recupero.

Il motivo di ricorso, non coglie il decisum – dato che, nella specie, la CTR, da un lato, ha ritenuto carente la motivazione posta a base del provvedimento impugnato per non aver precisato il tipo di accertamento effettuato (analitico induttivo e o accertamento induttivo) e, dall’altra, ha considerato comunque illegittimo l’accertamento per la carenza dei presupposti tanto dell’accertamento induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2, lett C), non ricorrendo nella specie la sottrazione delle scritture contabili quanto del metodo analitico induttivo che presuppone l’inattendibilità della documentazione contabile che non era stata esaminata a causa della mancata attivazione da parte dei verificatori delle scritture contabili, onde la questione si riduce alla verifica della legittimità della motivazione adottata che esula dal vizio dedotto nella rubrica. “E’ inammissibile il ricorso per cassazione con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito” (Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 8758 del 04/04/2017; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 18721 del 13/07/2018).

Va precisato che costituisce ius receptum (in termini, Cass. n. 2876 del 2017) il principio secondo cui il vizio di motivazione meramente apparente della sentenza ricorre allorquando il giudice, in violazione di un preciso obbligo di legge, costituzionalmente imposto (art. 111 Cost., comma 6), e cioè dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 (in materia di processo civile ordinario) e dell’omologo D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4 (in materia di processo tributario), omette di esporre concisamente i motivi in fatto e diritto della decisione, di specificare o illustrare le ragioni e l’iter logico seguito per pervenire alla decisione assunta, e cioè di chiarire su quali prove ha fondato il proprio convincimento e sulla base di quali argomentazioni è pervenuto alla propria determinazione, in tal modo consentendo anche di verificare se abbia effettivamente giudicato iuxta alligata et probata; invero, l’obbligo del giudice “di specificare le ragioni del suo convincimento”, quale “elemento essenziale di ogni decisione. (cfr. Cass. S.U. n. 8053 del 2014; conf. Cass. n. 21257 del 2014).

Alla stregua delle considerazioni sopra esposte va dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo secondo i criteri di legge vigenti.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente che si liquidano in complessive Euro 4.100,00 oltre s.p.a.d..

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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