Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13404 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 18/05/2021), n.13404

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15990-2019 proposto da:

CALIFORNIA BAKERY SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ELEONORA D’ARBOREA

30, presso lo studio dell’avvocato BERNARDO CARTONI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS), in persona del

Presidente pro tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che le

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

contro

– intimati –

avverso la sentenza n. 5053/24/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LOMBARDIA, depositata il 21/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

GIOVANNI CONTI.

 

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

La CTR Lombardia, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettò l’appello proposto dalla società California Bakery s.r.l. contro la sentenza di primo grado che aveva ritenuto inammissibile per tardività il ricorso proposto avverso la cartella di pagamento relativa ad IRPEF per l’anno 2009.

Osservò, in particolare, che la contribuente non aveva comprovato in modo certo il giorno della conoscenza della cartella, incombendo sulla stessa l’onere di provare tale elemento. Aggiunse che la cartella era stata notificata in modo regolare a mezzo pec.

La California Bakery s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, al quale ha resistito l’Agenzia delle entrate.

La ricorrente deduce la violazione dell’art. 2697 c.c., nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21, del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 2, del D.P.R. n. 68 del 2005, artt. 4,5,6 e 9, del D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23 e dell’art. 2712 c.c.. La CTR avrebbe errato nel ritenere tardivo il ricorso introduttivo, non potendosi porre in discussione la tutela giurisdizionale del contribuente attraverso l’estratto di ruolo, così spostandosi la verifica circa la corretta effettuazione del procedimento di notificazione, il cui mancato perfezionamento determinerebbe la radicale ed insanabile nullità dell’atto che avrebbe dovuto essere notificato.

Aggiunge che la notifica a mezzo PEC non aveva seguito i criteri normativamente fissati dal D.P.R. n. 68 del 2005, richiamato dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 2.

Il ricorso è inammissibile.

Ed invero, la sentenza impugnata ha per l’un verso ritenuto tardivo il ricorso introduttivo del giudizio promosso dalla società contribuente, poi valutando comunque la validità della notifica della cartella di pagamento che la parte contribuente aveva posto in discussione.

Ora, la prima parte della censura è infondata. Una volta che la CTR ha ritenuto provata la notifica della cartella che la parte contribuente assumeva non esserle mai stata notificata perde di consistenza la parte della censura in ordine all’impugnazione dell’estratto di ruolo, che proprio alla stregua dei principi espressi dalle Sezioni unite richiamati dalla ricorrente – Cass., S.U., n. 19704/2015, Cass. n. 21289/2020 – non può considerarsi autonomamente impugnabile.

La censura contenuta nella seconda parte del motivo, attinente alla dedotta erroneità della decisione nella parte in cui è stata ritenuta la validità della notifica a mezzo pec, è inammissibile.

Ed invero, questa Corte ha già chiarito che ove sia contestata la rituale notifica delle cartelle di pagamento, per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale delle relate e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso, senza necessità di accedere a fonti esterne allo stesso – cfr. Cass. n. 31038/2018 -.

Ora, parte ricorrente ha omesso di considerare tali principi, avendo piuttosto postulato l’esistenza di un errore del giudice di appello in ordine all’erroneità della valutazione circa la ritualità della notifica effettuata a mezzo PEC non solo tralasciando di documentare quanto dalla stessa allegato, ma altresì tendendo a sollecitare da parte di questa Corte una diversa valutazione delle risultanze documentali esaminate dalla CTR e non riprodotte nel ricorso per cassazione, senza prospettare alcun vizio di omesso esame di fatti decisivi e controversi per il giudizio alla stregua dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Sulla base di tali considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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