Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1340 del 22/01/2020

Cassazione civile sez. I, 22/01/2020, (ud. 14/06/2019, dep. 22/01/2020), n.1340

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. SCORDAMAGLIA Irene – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19676/2018 proposto da:

P.I., elettivamente domiciliato in Ancona, corso Mazzini n.

100, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Giorgietti, per procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura Generale Dello Stato che

lo rappresenta e difende;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1831/2017 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 12/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/06/2019 da Dott. SOLAINI LUCA.

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’Appello di Ancona ha respinto il gravame proposto da P.I. cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza del tribunale di Ancona che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria ed umanitaria.

La Corte d’appello ha basato la propria decisione di rigetto del riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 sub lett. a) e b) nel radicale difetto di credibilità del richiedente asilo, mentre, ha ritenuto non sussistere le condizioni di cui alla lett. c) medesimo D.Lgs., sulla base di un esame della situazione generale della Nigeria e della regione di provenienza del richiedente, alla luce della fonte EASO del giugno 2017. La richiesta di protezione umanitaria è stata invece rigettata per non essere state specificamente allegate nè dimostrate le necessarie e dettagliate situazioni soggettive di vulnerabilità (quali la lesione di diritti umani “di particolare entità”, patologie gravi, ecc.). Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’Appello: (i) sotto un primo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) in relazione al D.Lgs. n. 142 del 2015, oltre al vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5), in quanto, erroneamente, la Corte d’Appello aveva ritenuto non credibile il richiedente, sulla base della sola attendibilità cd. intrinseca delle dichiarazioni, senza un vaglio della situazione del resto della Nigeria e per la violazione del dovere di cooperazione istruttoria che prevede l’acquisizione anche d’ufficio delle informazioni necessarie a conoscere la situazione politica del paese d’origine e per l’impossibilità di applicare nel nostro ordinamento la facoltà di verificare la situazione della regione di residenza, anche a prescindere dalla situazione generale del paese; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 18 del 2014 recepito dalla direttiva 2011/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13.12.11 (v. rubrica a p. 9 del ricorso), nonchè vizio di motivazione, in quanto, erroneamente, la Corte d’Appello aveva ritenuto di fare applicazione di un approccio settoriale rispetto alla realtà socio-politica nigeriana, non avendo il legislatore italiano, con il D.Lgs. in rubrica, trasposto l’art. 8 della direttiva 2011/95/UE cit., che dà la possibilità per gli Stati membri di escludere dalla protezione chi, in una parte del territorio d’origine, può rientrare legalmente e senza pericolo, potendo ragionevolmente supporre che ivi si stabilisca; (iii) sotto un terzo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1 e del D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1 c-ter (reg. att.), nonchè vizio di motivazione, in quanto, la Corte d’Appello, con motivazione solo apparente, ha prima riconosciuto che nella zone di provenienza del ricorrente vi era instabilità e poi aveva escluso che ricorressero i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria perchè non erano state allegate specifiche situazioni soggettive in relazioni alle quali erano ravvisabili la lesione di diritti umani di particolare entità.

Il primo motivo è inammissibile, in quanto censura una ratio decidendi (l’applicazione dell’art. 8 dir. 2011/95/UE, non trasposta nel nostro ordinamento) di cui la Corte territoriale non ha fatto applicazione, nonchè censura la mancata attivazione del dovere di cooperazione istruttoria di cui, accertata insindacabilmente il difetto di credibilità intrinseca, la Corte ha escluso, legittimamente, la doverosità per il riconoscimento dello status di rifugiato e per il riconoscimento della protezione sussidiaria sub lett. a) e b). Mentre, la situazione generale del paese d’origine, così come risultante dall’indagine sulle delle fonti informative esaminate, escludeva il riconoscimento della protezione sussidiaria sub lett. c).

Il secondo motivo è inammissibile, perchè, in buona sostanza, è ripetitivo del primo motivo di censura.

Il terzo motivo è, inammissibile, perchè formulato in modo del tutto astratto e generico e perchè deduce una contraddizione della pronuncia, in effetti, inesistente, in quanto la Corte d’Appello ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli della protezione umanitaria, mentre la sostanziale inattendibilità non fa rilevare alcuna incidenza del contesto politico e sociale della Nigeria, sulla situazione personale del richiedente, in caso di rimpatrio.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale, esonera il Collegio dal provvedere sulle spese.

Il ricorrente non paga il doppio del contributo unificato, essendo stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2020

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