Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13377 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 18/05/2021), n.13377

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21367-2019 proposto da:

IMPORT FUNGO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GAVORRANO 12, presso lo

studio dell’avvocato MARIO GIANNARINI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato DAVIDE MERLO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 84/26/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LOMBARDIA, depositata il 07/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE

CAPOZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la s.r.l. “IMPORT FUNGO” propone ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza CTR Lombardia, di rigetto dell’appello proposto avverso una sentenza CTP Bergamo, che aveva respinto il suo ricorso avverso due avvisi di accertamento 2009 e 2010, con i quali erano stati recuperate a tassazione, ai fini IRES, IRAP ed IVA, fatture emesse nei suoi confronti dalla s.r.l. “MEDIA STARS” per prestazioni pubblicitarie (utilizzazione di spazi pubblicitari su auto da rally per divulgare il marchio d’impresa), ritenute oggettivamente inesistenti, per essere la s.r.l. “MEDIA STARS” società priva di struttura organizzativa e trattandosi, comunque, di prestazioni non inerenti e caratterizzate da corrispettivi incongrui.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorso è affidato a tre motivi;

che, con il primo motivo di ricorso, la società ricorrente lamenta omessa ed apparente motivazione della sentenza impugnata, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; la motivazione era del tutto inadeguata a chiarire l’iter logico giuridico seguito dal giudice per respingere l’appello da essa proposto; la CTR si era limitata a recepire in modo acritico le argomentazioni difensive svolte dall’Agenzia delle entrate, senza alcuna disamina delle contrapposte ragioni da essa addotte;

che, con il secondo motivo di ricorso, la società ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione art. 109 TUIR, D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 5 ed 11, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la sentenza impugnata era in contrasto con le norme che regolavano la deducibilità dei costi; invero, il contratto di sponsorizzazione era un contratto atipico, con il quale un soggetto si obbligava, dietro il pagamento di un corrispettivo, a consentire ad altri l’uso della propria immagine pubblica o del proprio nome, per promuovere un marchio od un prodotto; ed i costi di sponsorizzazione erano deducibili anche se correlati in senso ampio all’esercizio dell’impresa, non essendo richiesto, per la loro deducibilità, che fossero necessariamente collegati alla realizzazione di ricavi, essendo solo richiesto che si trattasse di costi proiettati ad utilità future; inoltre il criterio dell’antieconomicità non poteva essere assunto come parametro assoluto, in quanto l’inerenza dei costi doveva essere valutata principalmente con un giudizio di natura qualitativa, dovendosi abbandonare il concetto d’inerenza quantitativa; inoltre eventuali comportamenti illegittimi ascrivibili alla s.r.l. “MEDIA STARS” non potevano automaticamente coinvolgere anche essa società;

che, con il terzo motivo di ricorso, la società ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 bis, D.Lgs. n. 445 del 1997, artt. 24 e 25, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, e art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1; invero la CTR aveva ritenuto infondato il suo appello, avendo accertato che quasi tutte le fatture emesse dalla s.r.l. “MEDIA STARS” fossero riferite ad operazioni in tutto od in parte inesistenti; non era stata tuttavia provato che gli avvisi di accertamento emessi nei confronti della società sponsorizzante (la s.r.l. “MEDIA STARS”) fossero stati debitamente notificati e che non fossero stati impugnati da tale ultima società; tali eventi non potevano quindi assurgere ad elementi indiziari gravi della frode fiscale, di cui essa ricorrente avrebbe beneficiato; ed anche le dichiarazioni rese dall’amministratore di fatto della s.r.l. “MEDIA STARS” non rivestivano il carattere di indizi gravi, precisi e concordanti;

che l’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso;

che il primo motivo di ricorso è infondato;

che, invero, contrariamente a quanto sostenuto dalla società ricorrente, la sentenza impugnata è da ritenere adeguatamente motivata; invero, secondo la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 10271 del 2016; Cass. n. 20721 del 2018; Cass. n. 1267 del 2018), la motivazione di una sentenza è censurabile in sede di legittimità solo se sia a tal punto inconcludente ed incongrua da non consentire il controllo del procedimento logico seguito per pervenire alla decisione finale e sia inficiata da così gravi anomalie e carenze da collocarla al di sotto del c.d. “minimo costituzionale”, inteso come il contenuto minimo, di cui deve essere fornito una sentenza; che, al contrario, la CTR ha indicato le ragioni, per le quali ha respinto l’appello proposto dalla società ricorrente, avendo rilevato come la s.r.l. “MEDIA STARS”, che aveva emesso le fatture in favore della ricorrente, disconosciute dall’ufficio, fosse una società cartiera e che le operazioni fatturate fossero in tutto ed in parte inesistenti; che correttamente i costi afferenti dette fatture fossero stati ritenuti indeducibili, trattandosi di costi di sponsorizzazioni non indicati con certezza, non determinati nel loro ammontare e privi di documentazione a supporto; inoltre la CTR ha rilevato come la società ricorrente aveva dichiarato per l’anno di riferimento ricavi molto inferiori ai costi anzidetti; e detto comportamento antieconomico costituiva un indizio ben valido, tale da far dubitare fortemente della veridicità di detti costi;

che è altresì infondato il secondo motivo di ricorso; invero la sentenza impugnata ha correttamente applicato i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di deducibilità dei costi di sponsorizzazioni (cfr. Cass. n. 27391 del 2020; Cass. n. 25021 del 2018; Cass. n. 10914 del 2015); occorre invero distinguere fra le spese di rappresentanza, cioè quelle sostenute per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa ed a potenziarne la possibilità di sviluppo, e le spese pubblicitarie o di propaganda (fra cui le spese di sponsorizzazione), che sono quelle erogate per pubblicizzare prodotti, marchi e servizi, in vista di una diretta finalità promozionale e di incremento commerciale; ora, nella specie, non è dubbio che il contratto di sponsorizzazione intercorso fra la società ricorrente e la s.r.l. “MEDIA STARS”, consistito nell’applicazione di strisce recanti la denominazione della società ricorrente su auto da rally, aveva la finalità di conseguire un incremento di vendita dei propri prodotti; ed in tal caso la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 33346 del 2019; Cass. n. 22165 del 2017) è ferma nel ritenere che incombe sul contribuente l’onere di provare l’esistenza e la coerenza economica dei costi di pubblicità anzidetti, essendo i giudici di merito tenuti prendere in esame il complessivo quadro probatorio, al fine di verificare l’esistenza o meno delle operazioni fatturate; e, nella specie, la sentenza impugnata ha rispettato gli anzidetti principi di diritto, rilevando come la s.r.l. “MEDIA STARS”, che aveva emesso le fatture di sponsorizzazione disconosciute, fosse in realtà una società inesistente; come i costi di sponsorizzazioni non fossero stati indicati con certezza, nè determinati nel loro ammontare e fossero altresì privi di documentazione a supporto; come i costi sostenuti per acquistare gli spazi pubblicitari descritti fossero stati assolutamente incongrui e sproporzionati rispetto ai modesti ricavi della società ricorrente; come quest’ultima non avesse provato l’effettiva inerenza di dette spese pubblicitarie, sotto lo specifico profilo del concreto vantaggio che ne avrebbe potuto conseguire in termini di ampliamento della clientela e di incremento dei ricavi;

che è infine inammissibile il terzo motivo di ricorso, atteso che, con esso, la società ricorrente ha lamentato l’omessa valorizzazione di un elemento fattuale (e cioè la mancata prova della definitività degli avvisi di accertamento emessi nei confronti della s.r.l. “MEDIA STARS”, che aveva emesso le fatture disconosciute), diverso ed ulteriore rispetto a quelli presi in esame dalla CTR per respingere il suo appello; il che è tuttavia inibito nella presente sede di legittimità, volta esclusivamente al controllo della legalità e logicità della decisione impugnata; ed in detta fase non è consentito apprezzare ulteriori profili fattuali, in aggiunta a quelli presi in esame dalla CTR; va del resto rilevato che, come in precedenza esposto, la CTR ha indicato in modo esaustivo gli elementi di segno opposto, idonei a far ritenere inesistenti le operazioni fatturate alla ricorrente dalla s.r.l. “MEDIA STARS”, fra i quali le ammissioni fatte dallo stesso amministratore di fatto di tale ultima società circa l’inesistenza delle fatture emesse (cfr. Cass. n. 8867 del 2019; Cass. n. 24012 del 2016);

che da quanto sopra consegue il rigetto del ricorso in esame, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, quantificate come in dispositivo;

che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del medesimo art. 13, comma 1-bis.

PQM

la Corte respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore dell’Agenzia delle entrate, delle spese del presente giudizio, quantificate in Euro 8.500,00, oltre alle spese generali nella misura forfettaria del 15% ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del medesimo art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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