Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13370 del 26/05/2017

Cassazione civile, sez. I, 26/05/2017, (ud. 16/03/2017, dep.26/05/2017),  n. 13370

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15682/2012 proposto da:

Fallimento (OMISSIS) S.r.l., in persona del Curatore avv.

M.F., elettivamente domiciliata in Roma, Viale Regina Margherita

n.217, presso l’avvocato Falivene Filippo, che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Index Europea S.p.a., San Paolo IMI S.p.a., Intesa San Paolo IMI

S.p.a.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1452/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 20/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/03/2017 dal cons. DI MARZIO MAURO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale CAPASSO

LUCIO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Index Europea S.p.A. ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Bergamo (OMISSIS) S.r.l. e San Paolo Imi S.p.A. chiedendo dichiararsi l’illegittimità dell’escussione, da parte della prima delle indicate convenute, di una garanzia a prima richiesta prestata dall’altra convenuta, nonchè pronunciarsi la risoluzione per inadempimento di (OMISSIS) S.r.l. di un contratto con essa stipulato, avente ad oggetto l’incarico di distribuzione e vendita di PIN prepagati relativi al servizio di ricariche per l’effettuazione di scommesse on-line.

2. – Nel contraddittorio con (OMISSIS) S.r.l. e nella contumacia della banca, il Tribunale adito ha respinto la domanda.

3. – Contro la sentenza Index Europea S.p.A. ha proposto appello nei confronti di (OMISSIS) S.r.l. nonchè di San Paolo Imi S.p.A. ed Intesa San Paolo IMI S.p.A., che sono rimaste contumaci, appello che la Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 20 dicembre 2011, ha accolto, dichiarando che (OMISSIS) S.r.l. non aveva diritto di escutere la fideiussione e condannando la medesima a corrispondere all’originaria attrice l’importo di Euro 54.550,00, con accessori e spese.

4. – Per la cassazione della sentenza il Fallimento (OMISSIS) S.r.l. ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo illustrato da memoria.

Le intimate non hanno svolto attività.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso contiene un solo motivo rubricato: “Nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell’art. 43, comma 3, L. Fall. e artt. 298, 299 e 304 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”.

Sostiene in breve il Fallimento che, trattenuta la causa in decisione dalla Corte d’appello di Brescia all’udienza del 21 settembre 2011, con assegnazione dei termini per conclusionali e repliche, (OMISSIS) S.r.l. era stata dichiarata fallita in data 19 ottobre 2011, in pendenza di detto termine, con conseguente interruzione automatica del processo.

2. – Il ricorso è inammissibile.

Stabilisce dell’art. 25 L. Fall., il n. 6 che il giudice delegato autorizza per iscritto il curatore a stare in giudizio come attore o come convenuto, precisando che l’autorizzazione deve essere sempre data per atti determinati e per i giudizi deve essere rilasciata per ogni grado di essi.

Va dunque ricordato che il curatore del fallimento, pur essendo parte nelle controversie fallimentari, non ha capacità processuale autonoma, bensì condizionata all’autorizzazione del giudice delegato, che deve essere rilasciata in relazione a ciascun grado di giudizio tant’è che, in mancanza, sussiste il difetto di legittimazione processuale, rilevabile d’ufficio dal giudice trattandosi di questione inerente la legitimatio ad processum. Peraltro, mentre nelle fasi di merito il giudice, che ne rilevi l’assenza, può invitare il curatore a munirsene, nel giudizio di legittimità non sussiste un analogo potere poichè la peculiare natura di quest’ultimo, caratterizzato dall’assenza di attività istruttoria e dalle rigide formalità che disciplinano il deposito dei documenti (ammissibili con le forme e i limiti di cui all’art. 372 c.p.c.), esclude la possibilità per il giudicante di invitare una delle parti a depositare documenti mancanti (Cass. 16 dicembre 2014, n. 26359).

Nel caso in esame il ricorso non fa menzione alcuna del rilascio dell’autorizzazione da parte del giudice delegato, nè nell’intestazione, nè nel corpo di esso, e neppure nella procura alle liti apposta in calce al medesimo. Il provvedimento autorizzativo, d’altro canto, neppure è richiamato nell’elenco dei documenti prodotti in uno con il ricorso.

Di qui l’inammissibilità del ricorso.

3. – Nulla per le spese.

PQM

 

dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione

civile, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2017

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