Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1337 del 19/01/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 1337 Anno 2018
Presidente: GRECO ANTONIO
Relatore: IANNELLO EMILIO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13846/2011 R.G. proposto da
Full Motors S.r.l. in liquidazione, rappresentata e difesa dall’Avv. Luigi
Manzi e dall’Avv. Giovanni Maccagnani, con domicilio eletto in Roma,
via Federico Confalonieri, n. 5, presso lo studio dell’Avv. Luigi Manzi;
– ricorrente contro
Agenzia delle entrate;
– intimata avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del
Veneto, sezione staccata di Verona, n. 26/15/11 depositata il 28
febbraio 2011;
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24 novembre

Data pubblicazione: 19/01/2018

2017 dal Consigliere Emilio Iannello.
Rilevato che la Full Motors S.r.l. in liquidazione ricorre, con due
mezzi, nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che non svolge difese
nella presente sede, ma deposita c.d. atto di costituzione), avverso la
sentenza in epigrafe con la quale la Commissione tributaria regionale

ritenendo legittimo il recupero dell’Iva detratta per gli anni d’imposta
2003, 2004 e 2005 in relazione ad operazioni soggettivamente
inesistenti nonché quello, a fini Irpeg/Ires e Irap, per i medesimi
anni, dei costi ad esse relativi;
che i giudici d’appello ritenevano provato che si trattasse di
importazioni di autovetture per il tramite di società fittiziamente
interposte e che l’appellante fosse a conoscenza di tale meccanismo
illecito predisposto al fine di sottrarsi al pagamento dell’Iva e di
commercializzare veicoli a prezzi inferiori a quelli altrimenti
praticabili: ciò sulla base di elementi (quali la mancanza di strutture
commerciali e di addetti alle ditte importatrici, le modalità di
pagamento, la mancanza di mezzi di trasporto) acquisiti nei confronti
di tutte le ditte coinvolte;
che essi ritenevano altresì corretto, alla luce del disposto dell’art.
14, comma 4-bis, legge 24 dicembre 1993, n. 537, il disconoscimento
dei costi di acquisto delle autovetture, anche in mancanza di un
accertamento giudiziale della rilevanza penale della vicenda e dei
comportamenti ascrivibili a soggetti coinvolti;
considerato che con il primo motivo di ricorso la società
contribuente deduce violazione dell’art. 39 d.P.R. 29 settembre 1973,
n. 600, e dell’art. 54 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, in relazione
all’art. 360, comma primo, num. 3, cod. proc. civ., per avere la
C.T.R. attribuito, ai fini del predetto accertamento, a meri indizi
carattere di presunzioni dotate dei requisiti della gravità, precisione e
concordanza: lamenta che quanto affermato dai giudici d’appello non
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del Veneto, sezione staccata di Verona, ne ha rigettato l’appello,

è sostenuto da un adeguato supporto probatorio ed è anzi smentito
dalle risultanze processuali;
che con il secondo motivo la ricorrente denuncia, per le medesime
ragioni, violazione dell’art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in
relazione al disposto dell’art. 360, comma primo, num. 5, cod. proc.

ritenuto che entrambe le censure, congiuntamente esaminabili, si
appalesano inammissibili e, comunque, infondate;
che quanto alla prima appare evidente che parte ricorrente, pur
lamentando l’erronea applicazione delle norme in tema di
accertamento induttivo, in realtà, si limita a censurare la
interpretazione data, dai giudici del merito, delle risultanze di causa
— interpretazione a parere della ricorrente inadeguata — sollecitando,
così, contra legem e cercando di superare i limiti del giudizio di
cassazione, un nuovo giudizio di merito su quelle stesse risultanze, in
ogni caso omettendo di indicare in cosa consisterebbe l’errore
commesso dal giudice di merito nella ricognizione della fattispecie
astratta recata dalle norme citate;
che la censura di vizio motivazionale dedotta con il secondo motivo
(in disparte il contraddittorio riferimento in rubrica alla violazione
dell’art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546) si appalesa poi del tutto
generica e meramente assertiva; manca l’indicazione del fatto
controverso e decisivo la cui omessa o insufficiente valutazione ha
condotto alla decisione impugnata, concentrandosi piuttosto la
contestazione proprio sull’esito finale di tale valutazione;
considerato che deve, tuttavia, a questo punto, darsi atto
dell’incidenza innovativa — ai soli fini dell’accertamento delle imposte
sui redditi (e, conseguentemente, anche dell’Irap, in virtù del
richiamo operato dall’art. 25 d.P.R. 15 dicembre 1997, n. 446, alle
disposizioni per l’accertamento e la riscossione dettare in materia di
imposte sui redditi), con esclusione di quello relativo all’Iva — dello
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civ.;

ius superveniens costituito dall’art. 8, comma 1, d.l. 2 marzo 2012, n.
16 (convertito dalla legge 26 aprile 2012, n. 44), a mente del quale
«il comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537,
è sostituito dal seguente: “4-bis. Nella determinazione dei redditi di
cui all’articolo 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di

917, non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle
prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti
o attività qualificabili come delitto non colposo per il quale il pubblico
ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque, qualora il
giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi
dell’articolo 424 del codice di procedura penale ovvero sentenza di
non luogo a procedere ai sensi dell’articolo 425 dello stesso codice
fondata sulla sussistenza della causa di estinzione del reato prevista
dall’articolo 157 del codice penale. …”»;
che trattasi di novella suscettibile di diretta applicazione, d’ufficio,
nella presente sede atteso che, da un lato, essa è intervenuta in
epoca successiva alla proposizione del ricorso per cassazione e,
dall’altro, deve ritenersi sussistente anche l’altra condizione per
l’applicabilità d’ufficio dello ius superveniens nel giudizio di legittimità,
costituita dalla attinenza, anche indiretta, della disciplina
sopravvenuta alle questioni trattate nel ricorso (Cass. nn. 4070 del
2004, 10547 del 2006, 16642 del 2012);
che occorre infatti tener presente che, secondo quanto
espressamente disposto dal successivo comma 3, in via transitoria,
«le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in luogo di quanto
disposto dal comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 24 dicembre
1993, n. 537, previgente, anche per fatti, atti o attività posti in
essere prima dell’entrata in vigore degli stessi commi 1 e 2, ove più
favorevoli, tenuto conto anche degli effetti in termini di imposte o
maggiori imposte dovute, salvo che i provvedimenti emessi in base al
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cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.

citato comma 4-bis previgente non si siano resi definitivi (…)»;
che la disciplina sopravvenuta concerne specificamente il regime
fiscale da applicare in ipotesi di accertamento delle imposte sui redditi
di costi ripresi a tassazione in quanto relativi ad operazioni
soggettivamente fittizie;

dirette, dei costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti è
subordinata all’effettivo esercizio da parte del pubblico ministero
dell’azione penale o, comunque, alla emissione, al termine
dell’udienza preliminare, del decreto che dispone il giudizio ovvero di
sentenza di non luogo a procedere per prescrizione del reato;
che in relazione all’incidenza di detta sopravvenuta disciplina la
sentenza impugnata deve essere cassata in relazione ad essi — nei
limiti in cui la sentenza medesima pronuncia sulla legittimità della
pretesa di maggiori Ires e Irap, senza ovviamente tener conto del
suindicato ius superveniens — e la causa rinviata ad altra sezione
della Commissione tributaria regionale del Veneto, la quale procederà
a nuovo esame della controversia, uniformandosi ai principi sopra
enunciati e compiendo i relativi accertamenti di fatto, oltre a
provvedere in ordine alle spese anche del presente giudizio di
cassazione;
P.Q.M.
pronunciando sul ricorso, cassa la sentenza; rinvia alla
Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione,
cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di
legittimità.
Così deciso il 24/11/2017

che per effetto di tale modifica l’indeducibilità, a fini di imposte

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