Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13364 del 17/06/2011

Cassazione civile sez. lav., 17/06/2011, (ud. 11/05/2011, dep. 17/06/2011), n.13364

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA EUCLIDE

TURBA 18, presso lo studio dell’avvocato MURGIA ALESSIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato VIZZARDELLI ENRICO,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

OSPEDALE MAGGIORE (OMISSIS) – ISTITUTORI RICOVERO & CURA A

CARATTERE

SCIENTIFICO, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GRAMSCI N. 20, presso lo

studio dell’avvocato PERONE Giancarlo, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati CRISTINA SOMA, ANGELO V. IZAR, giusta

procura speciale notarile in atti;

– resistente con procura –

avverso la sentenza n. 24770/2009 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 25/11/2009 R.G.N. 13359/07;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/05/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito l’Avvocato VIZZARDELLI ENRICO;

udito l’Avvocato PERONE GIANCARLO (per procura speciale);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine

rigetto del ricorso.

Fatto

IN FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

V.S. chiede la revocazione della sentenza n. 24470 del 2009 emessa da questa Corte e a tal fine deduce: a) violazione dell’art. 111 Cost. nella normativa di cui all’art. 366 bis c.p.c., nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 soppresso dalla L. 18 giugno 2009, n. 69; b) possibile declaratoria d’incostituzionalità dell’art. 366 bis c.p.c. in relazione allo ius superveniens di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69 tenuto conto dei limiti temporali concessi alla vecchia normativa dell’art. 366 bis c.p.c.;

il ricorrente sostiene che il richiamato art. 366 bis c.p.c., in applicazione del quale, nella sentenza di cui si chiede la revocazione, il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile, sarebbe contrario alla denunciata norma costituzionale perchè non consentirebbe di far valere due decisioni fra loro inconciliabili (l’una quella civile che ipotizza l’esistenza di un reato per il quale sarebbe giustificato il licenziamento in tronco e l’altra in sede penale che esclude l’esistenza del reato);

parte intimata ha partecipato all’orale discussione previo deposito di procura notarile.

Considerato che:

nella specie non si fa valere l’errore revocatorio di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4 per il quale ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c. è ammessa la revocazione delle sentenze della Cassazione, bensì la pretesa incostituzionalità di una norma processuale in base alla quale questa Corte, nella sentenza di cui si chiede la revocazione, ha dichiarato inammissibile il ricorso;

non integra gli estremi di cui all’errore di fatto ex art. 395 c.p.c., n. 4 la prospettata inconciliabilità fra due decisioni non essendo la pronuncia di questa Corte fondata sull’una o l’altra delle richiamate decisioni ovvero l’effetto di una di queste decisioni;

il ricorso è, altresì, infondato perchè la revocazione per contrasto con precedente giudicato esula dalla previsione di cui all’art. 391 bis c.p.c. cit. che delimita espressamente l’ambito di esperibilità di tale impugnazione delle sentenze pronunciate dalla Corte di cassazione a solo errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 richiamato;

la omessa estensione a tali sentenze della revocazione di cui all’art. 395 c.p.c., n. 5 non suscita dubbi di legittimità costituzionale poichè il precetto dell’art. 24 Cost. non impone tale estensione (Cfr. per tutte Cass. 7 marzo 2001 n. 2569, Cass. 9 settembre 2003 n. 13135 e Cass, S.U., 2 agosto 1993 n. 8528);

il ricorso pertanto è infondato;

le spese di questo giudizio seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità liquidate in Euro 2040,00 di cui Euro 2000,00 per onorario, oltre IVA, CPA e spese generali.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2011

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