Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13358 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 18/05/2021), n.13358

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 35211-2019 proposto da:

L.E., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato RAFFAELE RUSSO;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1015/2019 del TRIBUNALE di NOLA, depositata il

07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio, non

partecipata, del 03/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Cristiano

Valle, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

L.E. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Nola, n. 1015 del 07/05/2019, che ha confermato la sentenza del Giudice di pace, che aveva escluso che l’incidente occorso alla L., il (OMISSIS), alle ore 19.50 circa, nel quale ella aveva riportato rottura del femore, fosse consistito nell’investimento da parte di un furgone giunto in retromarcia da una strada laterale, rigettando così la domanda nei confronti di Generali Italia S.p.a., quale impresa designata dal (OMISSIS).

La Generali Italia S.p.a. è rimasta intimata.

La proposta del consigliere relatore, di definizione in sede camerale non partecipata, è stata ritualmente comunicata alle parti.

La ricorrente ha depositato memoria nella quale ha insistito nella propria prospettazione.

I motivi di ricorso censurano come segue la sentenza d’appello.

Il primo motivo deduce: omessa valutazione dell’esito della prova testimoniale formatasi nel giudizio di primo grado; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione di un punto decisivo del giudizio in ordine alla prova dell’illecito e dei restanti presupposti della domanda; violazione e (o) falsa applicazione degli artt. 116 e 112 c.p.c. con l’art. 2729 c.c..

Il secondo motivo deduce violazione di legge: art. 360 c.c., nn. 4-5, in relazione all’art. 116 c.p.c. per avere il giudice di appello fondato il proprio convincimento unicamente sull’inattendibilità dei testi.

I motivi sono entrambi inammissibili, per quanto di seguito esposto.

Il primo motivo non riporta adeguatamente le deposizioni dei testi escussi e dei quali l’attendibilità è stata esclusa dal giudice di merito, limitandosi, la difesa della L. nella parte finale del ricorso, a riportare un brano, in corsivo, ma non virgolettato, di quella che dovrebbe essere la, assolutamente concorde, deposizione dei testimoni. Il mezzo è, inoltre, formulato secondo il precedente paradigma del vizio di motivazione e non affronta minimamente il tema dell’omesso esame di fatto decisivo, ossia della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e del connesso tema della cd. doppia conforme, ossia della coincidente statuizione sui fatti tra sentenza di primo e secondo grado, alla stregua dell’art. 348 ter c.p.c., comma 5.

Il richiamo dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 2729 c.c. è, nel prosieguo del motivo, del tutto inconsistente, non apprezzandosi quali siano i fatti noti dai quali pervenire al fatto ignoto.

Finanche il richiamo dell’accettazione al pronto soccorso della L. è del tutto inconsistente, in quanto, come risulta da quanto riportato in ricorso, il medico che ha redatto l’accettazione ha avuto estrema cura nel rimettersi integralmente alla descrizione dell’evento riferito, senza esprimere alcun proprio apprezzamento in ordine all’effettivo verificarsi di un investimento da parte di un’autovettura.

Il secondo motivo è inammissibile per le ragioni di seguito esposte. Per dedurre la violazione del paradigma dell’art. 116 c.p.c. è necessario considerare che, poichè esso prescrive come regola di valutazione delle prove quella secondo cui il giudice deve valutarle secondo prudente apprezzamento, a meno che la legge non disponga altrimenti, la sua violazione e, quindi, la deduzione in sede di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, è concepibile solo: a) se il giudice di merito valuta una determinata prova ed in genere una risultanza probatoria, per la quale l’ordinamento non prevede uno specifico criterio di valutazione diverso dal suo prudente apprezzamento, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore ovvero il valore che il legislatore attribuisce ad una diversa risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale); b) se il giudice di merito dichiara di valutare secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza soggetta ad altra regola, così falsamente applicando e, quindi, violando la norma in discorso (oltre che quelle che presiedono alla valutazione secondo diverso criterio della prova di cui trattasi). Ne consegue, anche sulla base delle affermazioni della giurisprudenza nomofilattica (Sez. U n. 08053 del 07/04/2014 Rv. 629831), che il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito, non essendo incasellatile nè nel paradigma del n. 5 nè in quello del n. 4 (per il tramite della deduzione della violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, nei termini ora indicati), non trova di per sè alcun diretto referente normativo nel catalogo dei vizi denunciabili con il ricorso per cassazione.

Nella specie la motivazione del giudice di merito ha del tutto esaustivamente esplicato le ragioni della mancata attribuzione di attendibilità dei testimoni, traendo il Tribunale ragioni di convincimento in tal senso anche dalla loro mancata indicazione all’autorità di pubblica sicurezza, questa, effettuata, peraltro, soltanto il 22/09/2011, a distanza di quasi tre mesi dall’evento.

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese di lite, non essendovi costituzione avversaria.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso;

nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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