Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13357 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 18/05/2021), n.13357

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34481-2019 proposto da:

F.A.C., quale titolare della ditta ” F. Gomme”,

elettivamente domiciliato in ROMA, alla piazza CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati ANTONIA G. LASCALA e FILOMENA MURATORE;

– ricorrente –

Contro

M.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1168/2019 del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA,

depositata il 28/08/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata, del 03/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Cristiano

Valle, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

M.S. ottenne dal Giudice di pace, di Melito Porto Salvo, decreto ingiuntivo, per oltre quattromila Euro, nei confronti di F. Carmelo Antonio, titolare della ditta individuale ” F. Gomme” per l’effettuazione di trasporto a mezzo camion.

Il F. propose opposizione dinanzi al Giudice di pace, e questi, istruita la causa, revocò il monitorio, ritenendo fondata l’eccezione di prescrizione dedotta dall’opponente, ai sensi dell’art. 2951 c.c., per essere stato il diritto di credito fatto valere dal M. oltre l’anno dall’ultimo trasporto da lui effettuato.

Il Tribunale di Reggio di Calabria, adito dal M., ha, con sentenza n. 1168 del 28/08/2019, riformato la sentenza di primo grado e ha rigettato l’opposizione, condannando il F. al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.

La sentenza del Tribunale di Reggio di Calabria è impugnata per cassazione da F.A.C., con atto affidato a tre motivi. M.S. è rimasto intimato.

La proposta del consigliere relatore, di definizione in sede camerale non partecipata, è stata ritualmente comunicata.

Il ricorrente ha depositato memoria nella quale ha ribadito la fondatezza della propria prospettazione.

Il Tribunale ha ritenuto che dai colloqui tra il F. ed il M., ai quali avevano assistito diversi testimoni, risultava che vi era stato riconoscimento di debito da parte del F. e che, conseguentemente, non poteva ritenersi che il diritto del M. fosse prescritto.

I tre motivi di ricorso proposti da F. vertono sulla non idoneità del riconoscimento del debito e sull’inammissibilità della prova testimoniale in ordine all’intervenuto riconoscimento del debito.

In particolare: il primo motivo deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2943 e 2697 c.c. in quanto il Tribunale ha ammesso la prova per testi sul riconoscimento del debito da parte del F..

Il secondo mezzo deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2944 c.c., in quanto nelle dichiarazioni rese dal F. mancavano i requisiti di cui alla norma del codice civile richiamata dal motivo, per mancanza di volontà ricognitiva.

Il terzo, e ultimo, motivo, deduce, testualmente: “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia” e afferma che il F. non aveva più alcun debito nei confronti del M..

Il primo mezzo è infondato. Sul punto la giurisprudenza di questa Corte, alla quale il Collegio intende dare continuità, ammette che del riconoscimento di debito possa essere data prova per testimoni (Cass. n. 13897 del 06/07/2020 Rv. 658726 – 01): “Perchè possa ritenersi sussistente il riconoscimento del diritto previsto dall’art. 2944 c. c., quale atto idoneo ad interrompere la prescrizione, non sono richieste formule speciali o particolari, essendo su iciente che esso risulti univoco, nel senso che promani da un atto o fatto incompatibile con la volontà di non riconoscere il diritto rispetto al quale la prescrizione ha già iniziato il suo decorso; ne consegue l’ammissibilità della prova testimoniale avente ad oggetto il predetto riconoscimento. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza gravata, che aveva ritenuto inammissibile la prova testimoniale volta dimostrare, ai fini dell’interruzione della prescrizione, il riconoscimento del debito effettuato telefonicamente dal debitore”.

La pronuncia (Cass. n. 10149 del 18/05/2016) richiamata, nella memoria, dalla difesa del ricorrente non è conferente in quanto in motivazione (non massimata) si limita ad affermare quanto segue: “Nè può assumere alcun rilievo il dedotto profilo della omessa pronuncia in ordine alle prove testimoniali ai fini della interruzione della prescrkione. E’ assorbente la considerazione del carattere tassativo degli atti interruttivi e il rilievo che alla prova orale è stato riconosciuto rilievo solo ai fini della prova di ricezione di atti di costitnione in mora (Cass. n. 18243 del 2003).”.

Il secondo mezzo è inammissibile.

La valutazione del carattere ricognitivo della dichiarazione fatta dal F. è apprezzamento rimesso alla valutazione del giudice di merito, incensurabile in questa sede, ove, come nella specie, adeguatamente motivato (Cass. n. 24555 del 02/12/2010 Rv. 614860 – 01): “L’indagine diretta a stabilire se una dichiarazione costituisca riconoscimento, ai sensi dell’art. 2944 c.c., rientra nei poteri del giudice di merito, il cui accertamento non è sindacabile in cassazione se sorretto da motivazione sufficiente e non contraddittoria.”.

Il terzo motivo è del pari inammissibile.

Il mezzo è formulato secondo il precedente paradigma normativo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, modificato nell’anno 2012 con l’introduzione dell’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione (D.L. 22 giugno 2019, art. 54, comma 1, lett. b), conv. con modif. nella L. 7 agosto 2012, n. 134): il mezzo non individua alcun specifico fatto decisivo omesso e, in ogni caso, il mezzo sarebbe inammissibile, in quanto si è di fronte, sul punto dell’esistenza di un debito da parte del F., a motivazione cd. doppia conforme nei gradi di merito.

Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

Nulla per le spese di lite poichè M.S. è rimasto intimato.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

rigetta il ricorso;

nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

 

 

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