Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13354 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 18/05/2021), n.13354

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE X

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 33525-2019 proposto da:

DREAM CERAMICHE S.R.L., in persona del legale rappresentante in

carica, elettivamente domiciliata in ROMA, al viale GIULIO CESARE n.

71, presso lo studio dell’avvocato ORSINI ALESSANDRO, rappresentata

e difesa dall’avvocato FERRACUTI FABRIZIO;

– ricorrente –

contro

GAIA S.R.L., in persona del legale rappresentante in carica,

elettivamente domiciliata in ROMA, al viale delle BELLE ARTI n. 7,

presso lo studio dell’avvocato FERRANTI ALESSANDRA, rappresentata e

difesa dagli avvocati ROTONI MARCO e PERRI GIACOMO MARIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 219/2019 del TRIBUNALE di FERMO, depositata

l’11/04/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata del 03/02/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Valle

Cristiano, osserva quanto segue:

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

la Dream Ceramiche S.r.l. ottenne decreto ingiuntivo, dal Giudice di pace di Fermo, per fornitura di merce (mattonelle di ceramiche) effettuata (e rimasta priva di corrispettivo) in favore di Gaia S.r.l.;

La società ingiunta propose opposizione che venne accolta e il monitorio fu revocato dal Giudice di pace.

Il Tribunale di Fermo, adito dalla Dream Ceramiche S.r.l., ha, quale giudice d’appello, confermato la sentenza di primo grado.

Ricorre, con atto affidato a quattro motivi, la Dream Ceramiche S.r.l.

Resiste con controricorso la S.r.l. Gaia.

La proposta del consigliere relatore, di definizione secondo il rito di cui all’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata.

La sola controricorrente ha depositato memoria per l’adunanza camerale non partecipata.

Il primo motivo del ricorso muove censure di violazione e (o) falsa applicazione dell’art. 1556 c.c..

Esso è inammissibile, in quanto il mezzo prospetta applicazione di norma che non risulta essere stata invocata, o comunque di cui è stata controversa l’applicazione, nelle fasi di merito.

Il secondo mezzo è formulato sulla base dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (il fatto omesso è, nella specie, l’esame della raccomandata 26/01/2012): il mezzo non adduce alcun fatto diverso, secondo quanto richiesto dall’art. 348-ter c.p.c., comma 5, ed è pertanto inammissibile, in quanto si è in presenza di un’evidente decisione cd. doppia conforme. Inoltre, la detta lettera raccomandata risulta essere stata presa in considerazione dal giudice, con la conseguenza che, alla stregua della giurisprudenza nomofilattica in ordine al vizio di omesso esame di fatto decisivo, il detto vizio è insussistente (Sez. U n. 08053 del 07/04/2014 Rv. 629831 – 01), non venendo in rilievo, nella specie, una motivazione inferiore al cd. minimo costituzionale.

Il terzo motivo verte su una testimonianza: il mezzo è manifestamente inammissibile, in quanto chiede il riesame dell’apprezzamento delle prove effettuato dal giudice di merito, secondo quanto costantemente affermato da questa Corte (si veda, da ultimo Cass. n. 25166 del 08/10/2019 Rv. 655384 – 01): “In tema di ricorso per cassazione, l’errore di percezione, in relazione all’art. 115 c.p.c., cadendo sulla ricognizione del contenuto oggettivo della prova, non può ravvisarsi laddove la statuizione di esistenza o meno della circostanza controversa presupponga un giudizio di attendibilità, sufficienza e congruenza delle testimonianze, che si colloca interamente nell’ambito della valutazione delle prove, estranea al giudizio di legittimità.”, e, inoltre, in spregio dei requisiti di specificità, omette del tutto di trascrivere il testo della deposizione testimoniale della quale chiede un diverso apprezzamento.

Il quarto motivo è sull’applicazione del contributo unificato.

Esso è inammissibile, in quanto la sentenza d’appello è di rigetto dell’impugnazione, con la conseguenza che il cd. raddoppio del contributo unificato è una conseguenza di legge della decisione (da ultimo: Sez U n. 04315 del 20/02/2020 e in precedenza, per l’inammissibilità dell’impugnazione sul punto si veda Cass. n. 15166 del 11/06/2018 Rv. 649329 – 01).

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza e, tenuto conto del valore della causa e dell’attività processuale espletata, sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 1.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

 

 

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