Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13346 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 18/05/2021, (ud. 21/01/2021, dep. 18/05/2021), n.13346

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 267/2016 R.G. proposto da:

Comune di Palermo, in persona del Sindaco p.t., elett.te domiciliato

in Palermo, alla P.zza Marina n. 39, presso l’Avvocatura Municipale,

unitamente all’avv. Carmelo Lauria, da cui è rapp.to e difeso, come

da procura in calce al ricorso; domicilio in Roma, p.zza Cavour,

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione;

contro

B.F., dom.to in Palermo in via Emerico Amari n. 32 presso

lo studio dell’avv. Rosalinda Salemi;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2010/2015 della Commissione Tributaria

Regionale della Sicilia, depositata il 18/5/2015, non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di Consiglio del

21 gennaio 2021 dalla Dott.ssa d’Oriano Milena.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. con sentenza n. 2010/2015, depositata il 18 maggio 2015, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia rigettava l’appello proposto dal Comune di Palermo avverso la sentenza n. 366/12/11 della Commissione Tributaria Provinciale di Palermo, con compensazione delle spese di lite;

2. il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione di una cartella di pagamento relativa all’omesso pagamento della TARSU per l’annualità 2009, in riferimento ad un immobile sito nel comune di Palermo, di cui il contribuente aveva chiesto l’annullamento contestando la legittimità della delibera, con cui erano stati disposti gli aumenti di tariffa del 75% per l’annualità, per incompetenza della Giunta municipale ad adottarla, anche in conseguenza dell’annullamento da parte del TAR di una delibera precedente;

3. la CTP aveva accolto il ricorso ritenendo l’incompetenza della Giunta comunale in tema di determinazione delle tariffe e la CTR aveva confermato la sentenza di primo grado individuando in materia una competenza esclusiva del Consiglio comunale;

4. avverso la sentenza di appello, il Comune di Palermo proponeva ricorso per cassazione, notificato in data 3 dicembre 2015, affidato ad un unico motivo, a cui il contribuente non ha resistito.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con unico motivo il Comune ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 142 del 1990, art. 4, recepito dalla L.R. Sicilia n. 48 del 1991, dello Statuto del Comune di Palermo, art. 49, E della L.R. n. 7 del 1992, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, contestando la motivazione nella parte in cui aveva ritenuto l’incompetenza della Giunta comunale a deliberare le variazioni di tariffa.

Osserva che:

1. Il ricorso risulta meritevole di accoglimento, dovendosi dare continuità a quanto già affermato da questa Corte, in analoga fattispecie, nella sentenza n. 28676 del 2018 alle cui motivazioni integralmente ci si riporta; nel presente giudizio si controverte dell’annualità Tarsu 2009, fondata sulla proroga della delibera 2008.

L’orientamento di legittimità in materia (tra le altre, Cass. nn. 360/14, 8336/15, 913/16, 11959/16, 15150/17, 17497-8/17, 1979/18, 3187/18) è nel senso di attribuire alla giunta palermitana, e non al consiglio comunale, la competenza per l’emanazione di tali delibere.

1.1 Va premesso che, in base al D.Lgs. n. 267 del 2000 (TUEL), art. 42, lett. f), spetta al consiglio comunale (…) “f) l’istituzione e ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote; disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi”, dal che si evince, a contrario, che la fissazione delle aliquote tributarie spetta invece alla giunta comunale in quanto organo di competenza residuale.

Tuttavia in Sicilia (regione in cui, tra l’altro, l’organo di competenza residuale non è la giunta TUEL ex art. 48, bensì il sindaco L.R. n. 7 del 1992 ex art. 13) il TUEL non si applica, in quanto regione a statuto speciale che non lo ha recepito (TUEL, art. 1, comma 2), ma continua ad applicarsi la L. sull’ordinamento delle autonomie locali n. 142 del 1990, come recepita con L.R. n. 48 del 1991 (art. 1, lett. a)).

In base allo statuto speciale della Regione Siciliana (approvato con R.D.Lgs. n. 455 del 1946, conv. dalla L.Cost. n. 2 del 1948) tale materia è demandata alla potestà legislativa esclusiva della regione, con la conseguenza che le norme statuali hanno efficacia solo se richiamate con apposita legge regionale.

Ciò precisato, pur nella vigenza della L. n. 142 del 1990, cit. (art. 32, comma 2, lett. g)) – “la concreta determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione dei beni e servizi (nella specie tariffe di diversificazione tra esercizi alberghieri e locali adibiti ad uso abitazione) è di competenza della giunta e non del consiglio comunale poichè il riferimento letterale alla ‘disciplina generale delle tariffè contenuto nella disposizione, contrapposto alle parole ‘istituzione e ordinamentò adoperato per i tributi, rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali si dovrà procedere alla loro determinazione e, inoltre, i provvedimenti in materia di tariffe non sono espressione della potestà impositiva dell’ente, ma sono funzionali alla individuazione del corrispettivo del servizio da erogare, muovendosi così in un’ottica di diretta correlazione economica tra soggetto erogante ed utenza, estranea alla materia tributaria” (così, tra le altre già cit., Cass. n. 1979/18).

1.2 Nè a diversa conclusione si perviene per la città di Palermo, in considerazione dello statuto comunale, art. 49, secondo il quale la giunta è competente, tra il resto, a procedere “a variazioni delle tariffe ed aliquote dei tributi comunali e dei corrispettivi dei servizi a domanda individuale entro i limiti indicati dalla legge o dal consiglio comunale”; nè del Regolamento Comunale Tarsu (adottato con Delib. consiliare n. 37 del 1997) art. 14, lett. d), il quale stabilisce che il consiglio fissi i “criteri di determinazione delle tariffe unitarie e relativi meccanismi di quantificazione”, prescrivendo in particolare che esso debba annualmente fissare, all’atto dell’approvazione delle tariffe unitarie della tassa da far valere per l’anno successivo, “il numero, compreso tra 0,5 ed 1, che esprime il grado di copertura del costo del servizio”.

1.3 I limiti entro i quali deve estrinsecarsi l’attività determinativa della tariffa annuale trovano fondamento normativo statuale nel D.Lgs. Tarsu n. 507 del 1993, art. 65, comma 2, secondo cui le tariffe, per ogni categoria o sottocategoria omogenea, sono determinate “dal comune” secondo “il rapporto di copertura del costo prescelto entro i limiti di legge”.

Ciò posto, non si ritiene che la mancata fissazione di tali “limiti” da parte del consiglio sia di per sè dirimente nel senso della incompetenza della giunta in materia tariffaria, nè può rilevare la circostanza meramente contingente che, successivamente alla delibera Tarsu in discussione, il consiglio comunale di Palermo sia poi effettivamente intervenuto (Delib. n. 342 del 2010) – al solo fine di far cessare ogni residuo contenzioso su questo punto – nella indicazione del fattore di copertura.

1.4 Non va infine taciuto che l’indicazione del legislatore nazionale in materia è comunque radicalmente mutata mediante l’adozione di un opposto principio ispiratore dell’imposizione sui rifiuti, volto a far sì che la tariffa in materia consenta la integrale copertura dei costi di investimento e di esercizio del servizio di gestione dei rifiuti urbani (criterio introdotto nell’ordinamento dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, abolitivo della Tarsu, ancorchè quest’ultimo tributo, come noto, abbia poi trovato ulteriore applicazione fin vista l’emanazione della disciplina esecutiva della TIA.

Dal che si evince una chiara linea evolutiva della legislazione statuale nel senso del superamento del previgente sistema di copertura discrezionale dei costi del servizio (rispondente anche a scelte di indirizzo politico dell’ente locale demandate, in quanto tali, al consiglio comunale) a favore di un sistema tariffario più rigido, perchè sempre improntato (per ragioni di interesse generale connesse al governo della fiscalità locale) a copertura integrale (fattore 1/1).

2. Per le suesposte considerazioni, accolto il motivo di ricorso, segue la cassazione della sentenza impugnata, e, con decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, il rigetto del ricorso introduttivo.

3. In considerazione dell’esito finale della lite, tenuto conto che le questioni giuridiche oggetto di causa hanno trovato soluzione alla luce di interventi legislativi e giurisprudenziali complessi, va disposta la compensazione delle spese processuali di tutti i gradi di giudizio.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso del contribuente;

compensa le spese di tutti i gradi di giudizio.

Così deciso in Roma, da remoto, il 21 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

 

 

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