Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13335 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 18/05/2021, (ud. 25/11/2020, dep. 18/05/2021), n.13335

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTEROLOZUTORIA

sul ricorso iscritto al numero 22824 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

I.G., nella qualità di socio accomandatario e legale

rappresentante di (OMISSIS) s.a.s. di G.I., oggi fallita,

rappresentato e difeso, giusta procura speciale apposta in calce

alla memoria di costituzione di nuovo difensore (in sostituzione del

precedente Avv.to Gioacchino Bifulco), dall’avv.to Fabio Valeriani,

elettivamente domiciliato presso lo studio del difensore in Roma,

alla Via Stefano)acini n. 68;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore;

– resistente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, n. 56/48/13, depositata in data 18

febbraio 2013, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25 novembre 2020 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati

Viscido di Nocera.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

– con sentenza n. 56/48/13, depositata in data 18 febbraio 2013, non notificata, la Commissione tributaria regionale della Campania, previa riunione, rigettava gli appelli principali proposti dal Fallimento (OMISSIS) s.a.s. e dai soci I.R., I.C., I.D. e I.G. nei confronti dell’Agenzia delle entrate, in persona del Direttore p.t., e accoglieva l’appello incidentale dell’Ufficio avverso la sentenza n. 223/18/2011 della Commissione tributaria provinciale di Napoli che, previa riunione, aveva accolto parzialmente i ricorsi proposti: 1) dal Fallimento (OMISSIS) s.a.s. avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) con il quale l’Ufficio, previo p.v.c. della G.d.F., aveva accertato nei confronti della società, per l’anno di imposta 2003, un maggiore reddito imponibile (di Euro 840.063,00), ai fini Irap e Iva, oltre a sanzioni, in relazione a costi ritenuti indebitamente dedotti e maggiori ricavi non dichiarati a fronte di movimentazioni bancarie risultate ingiustificate; 2) dai singoli soci avverso gli avvisi di accertamento n. (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), emessi relativamente alla loro quota di partecipazione societaria;

– avverso la sentenza della CTR, G.I., nella qualità di socio accomandatario e legale rappresentante di (OMISSIS) s.a.s. di G.I., oggi fallita, ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi; l’Agenzia delle entrate ha depositato “atto di costituzione” al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione ex art. 370 c.p.c., comma 1;

– il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c.;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia della CTR in ordine alle censure proposte in sede di appello circa la rideterminazione arbitraria del reddito di impresa operata dal giudice di primo grado senza prendere in considerazione, al fine di valutare la redditività media della società, le risultanze scaturenti dal relativo studio di settore;

– con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973. art. 39, comma 1, lett. d), e art. 2729 c.c., per avere la CTR ritenuto legittimo l’accertamento- accogliendo l’appello incidentale dell’Ufficio e rideterminando il reddito di impresa imponibile in Euro 360.566,00 – ancorchè difettassero presunzioni gravi, precisi e concordanti a fondamento dello stesso;

– quanto alla legittimazione attiva del ricorrente G.I., nella qualità di socio accomandatario e legale rappresentante di (OMISSIS) s.a.s. di G.I., fallita, essendo stato l’appello principale proposto dal Fallimento (OMISSIS) s.a.s. (oltre che dai soci) occorre che venga chiarita la condotta del curatore relativamente al presente procedimento (se in termini di inerzia/disinteresse o in termini, dopo la concreta attivazione, di manifestazione della volontà di non proseguire nella controversia); ciò in quanto, la L. Fall., art. 43, è interpretato da questa Corte nel senso che la perdita della capacità processuale per effetto della dichiarazione di fallimento non è assoluta ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto (e, per essa, al curatore) è concesso eccepirla, traendosene la conseguenza che se il curatore rimane inerte ed il fallito agisce in giudizio per proprio conto, la controparte non è legittimata a proporre l’eccezione nè il giudice può rilevare d’ufficio il difetto di capacità (o di legittimazione) (v. per es. n. 3031 del 1978; Cass. n. 6371 del 1979; Cass. n. 1381 del 1987; Cass. n. 3400 del 1997; Cass. n. 4865 del 1998; Cass. n. 7132 del 1998; Cass. n. 5238 del 1999; Cass. n. 12879 del 1999; Cass. n. 6085 del 2001). Si è però ulteriormente specificato in giurisprudenza che il difetto di capacità (o di legittimazione) è opponibile da chiunque ed è rilevabile d’ufficio, quando il fallito intenda tutelare, direttamente e personalmente, beni e rapporti già acquisiti al fallimento, di cui gli organi fallimentari abbiano mostrato concretamente di volersi interessare (v. per es. Cass. n. 464 del 1972; Cass. n. 7200 del 1998; Cass. n. 8116 del 2000; Cass. n. 5202 del 2003); in applicazione del principio da ultimo enunciato, è stata più volte affermata l’inammissibilità, eccepibile dalla controparte e rilevabile d’ufficio, dell’impugnazione proposta dal fallito. Si è argomentato che la legittimazione del fallito alla tutela giurisdizionale dei rapporti compresi nel fallimento presuppone inerzia e disinteresse da parte degli organi fallimentari; inerzia e disinteresse che mancano nel caso i cui detti organi, dopo essersi concretamente attivati, abbiano poi ritenuto conveniente o prudente di non proseguire nella controversia. (Cass., sez. un., n. 1390 del 1967; Cass. n. 1858 del 1975; Cass. n. 1061 del 1978; Cass. n. 6458 del 1982; Cass. n. 7320 del 1996; Cass. n. 529 del 2003; Cass. n. 5202 del 2003; da ultimo Sez. L, 06/06/2017, n. 13991; Cass., sez. 5, n. 24028 del 2018 e Cass. sez. 2, n. 31313 del 2018);

– peraltro, va osservato che a partire dall’arresto di Cass., sez. un., 4 giugno 2008, n. 14815, “in materia tributaria l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5, e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comportano che il ricorso tributario proposto anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società, riguarda inscindibilmente sia, la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali – sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio necessario originario” (Cass., sez. 5, n. 7357 del 2020); da ciò consegue che, nel caso di specie, non essendo stato notificato il ricorso per cassazione nei confronti degli altri soci ( I.R., I.C., I.D.) parti nel giudizio di appello, va, comunque, disposta la necessaria integrazione del contraddittorio nei confronti di questi ultimi.

PQM

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo, assegnando al ricorrente termine di 60 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per chiarire la condotta del curatore del Fallimento (OMISSIS) s.a.s relativamente al presente procedimento e per integrare il contraddittorio nei confronti altri soci ( I.R., I.C., I.D.) parti nel giudizio di appello.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

 

 

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