Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13329 del 01/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 01/07/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 01/07/2020), n.13329

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8491-2019 proposto da:

G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

FABRIZIO VINCENZI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1330/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 03/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 11/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CROLLA

COSMO.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. G.P. proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Torino avverso l’avviso di liquidazione, notificato dall’Agenzia delle Entrata in data 26.2.2015 al Notaio rogante, con il quale veniva richiesto il pagamento dell’importo di Euro 6.401,75 a titolo di imposta proporzionale con riferimento all’atto istitutivo del Trust “Brio”.

2. La Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso per asserita carenza di legittimazione attiva.

3. La sentenza veniva impugnata dal contribuente e la Commissione Regionale Tributaria della Regionale del Piemonte rigettava l’appello rilevando la cessazione della materia del contendere.

5. Avverso la sentenza della CTR il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione affidandosi a due motivi. L’Agenzia delle Entrate si è costituita depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, e dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; si sostiene che la CTR, disponendo la cessazione della materia del contendere abbia precluso al contribuente, unico legittimato, in quanto parte sostanziale del rapporto di imposta, ogni possibilità di far valere il diritto al rimborso dell’imposta illegittimamente richiesta.

1.2 Con il secondo motivo viene dedotta violazione del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47, per non avere la CTR ritenuto la tassazione del trust autodichiarato in misura fissa e non proporzionale con conseguente diritto del contribuente al rimborso.

2. Il primo motivo è fondato.

2.1 Per consolidato orientamento giurisprudenziale “In tema di imposta di registro, l’avviso di liquidazione per l’integrazione dell’imposta versata, notificato al notaio rogante, può essere impugnato anche dalle parti contraenti, in quanto la previsione della notifica al notaio vale solo a costituirlo quale responsabile di imposta, ma non incide sul principio fissato dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57, per cui i soggetti obbligati al pagamento dell’imposta restano le parti sostanziali dell’atto medesimo” (Cass. n. 4047/ 2007; Cass. n. 18483 /2010; Cass. n. 5016/2015 22138/2017).

2.2 La CTR si è correttamente uniformata a tale insegnamento riconoscendo la legittimazione attiva al soggetto istitutore del trust.

2.3 I giudici di seconde cure hanno, tuttavia, ritenuto che l’avvenuto pagamento da parte del Notaio rogante avesse determinato la cessazione della materia del contendere nel giudizio di accertamento dell’illegittimità dell’avviso di liquidazione promosso dal contribuente “in assenza di istanza di rimborso”.

2.4 Tali conclusioni non possono essere condivise.

2.5 Secondo l’orientamento costante di questa Corte ” Nel processo tributario, come in quello civile, la cessazione della materia del contendere presuppone, da un lato, che nel corso del giudizio siano sopravvenuti fatti tali da eliminare le ragioni di contrasto e l’interesse alla richiesta pronuncia di merito e, dall’altro, che le parti formulino conclusioni conformi. Ne consegue che l’allegazione di un fatto sopravvenuto, assunto da una sola parte come idoneo a determinare la cessazione della materia del contendere, comporta la necessità della valutazione del giudice, a cui spetterà l’eventuale dichiarazione dell’avvenuto soddisfacimento del diritto azionato ovvero la pronuncia sul merito dell’azione” (Cass. nr. 11153/20195188/2015, n. 10553/2009), “Nell’ipotesi di pagamento avvenuto nel corso del giudizio non si verifica la cessazione della materia del contendere (che presupponendo il venir meno delle ragioni di contrasto fra le parti, fa venir meno la necessità della pronuncia del giudice) allorchè l’obbligato non rinunci alla domanda diretta all’accertamento dell’inesistenza del debito” (Cass., 15705 /2002).

2.6 Orbene adeguando tali principi al caso di specie è evidente che il semplice versamento da parte del Notaio dell’imposta determinata dall’ufficio, verosimilmente effettuato con provvista del contribuente, al solo fine di “scongiurare procedure esecutive” è di per sè insufficiente alla declaratoria di cessazione della materia del contendere.

2.7 Nè va sottaciuto, a conferma del persistere dell’interesse del contribuente ad una verifica giudiziaria della validità dell’atto impositivo, che l’Istanza di rimborso di quanto versato dal notaio in conseguenza dell’avviso costituisce un atto consequenziale e dipendente dell’impugnazione dell’avviso di liquidazione, a cui è strettamente connessa.

3 II secondo motivo è assorbito in quanto l’esame del merito delle questioni poste dalle parti è demandato alla CTR.

4. Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla competente CR anche in ordine alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte:

accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 1 luglio 2020

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