Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13301 del 17/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2011, (ud. 08/03/2011, dep. 17/06/2011), n.13301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

I.S., I.R., STUDIO IALENTI DI RICCARDO

IALENTI & C. SNC;

– intimati –

avverso la sentenza n. 86/2005 della COMM. TRIB. REG. di CAMPOBASSO,

depositata il 14/09/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/03/2011 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito per il ricorrente l’Avvocato GENTILI, che ha chiesto

l’accoglimento, il difensore dell’Amministrazione ricorrente fa

presente che con ordinanza 11686/09, che deposita, è stata

dichiarata la nullità dell’intero giudizio conseguente al ricorso

proposto dal socio I.V. per violazione del

litisconsorzo necessario e che il problema si pone negli stessi

termini anche in questi giudizio dovendosi integrare il

contraddittorio oltre che nei confronti di I.V., anche

nei confronti del socio all’1%, che risulta essere la moglie di

I.R. e, dei detentori della residua quota del 25%;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’annullamento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel maggio 2009 l’Ufficio delle Imposte Dirette di Campobasso notificava alla società Ialenti di Riccardo Ialenti & c. snc e ai soci I.R. (socio nella misura del 24%) e S. I. (socio nella misura del 25%) avvisi di rettifica relativi all’ILOR della società ed all’IRPEF dei soci per l’anno 1993.

Principale oggetto della rettifica era il trattamento fiscale delle somme che nel 1993 l’INPS aveva versalo alla società quale rimborso, a titolo di sgravio, degli oneri sociali da questa sostenuti negli anni dal 1986/93. La società aveva considerato tali somme come contributi in conto capitale e, conseguentemente, le aveva iscritte in bilancio per sottoporle a tassazione per quote costanti nell’esercizio in cui erano state percepite e nei nove successivi, dichiarando quindi come reddito relativo al 1993 solo una frazione del relativo importo. L’Ufficio considerava invece tali somme qualificabili come sopravvenienza attive interamente tassabili nell’anno di realizzo, ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 55, comma 1, e quindi pretendeva di recuperare a tassazione la differenza tra la totalità dell’importo e la frazione del medesimo dichiarata come reddito nella denuncia dei redditi presentala dalla società nel 1993.

Al suddetto oggetto della rettifica si aggiungeva la ripresa a tassazione dell’importo versato dalla società a titolo di ILOR per saldo 1992 e primo acconto 1993, erroneamente portato in deduzione dai redditi 1993.

Gli avvisi di accertamento erano impugnati dalla società e dai soci R. e I.S. e i relativi ricorsi venivano riuniti dalla Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso, che – confermato il recupero a tassazione delle somme erroneamente portate in deduzione – annullava la ripresa fiscale sugli sgravi INPS, affermando che tali sgravi dovevano ritenersi contributi in conio esercizio e, pertanto, esenti da imposta perchè espressamente esclusi dall’ambito delle sopravvenienze attive ai sensi del D.P.R. n. 597 del 1973, art. 55, comma 2, lett. a.

Adita con l’appello dell’Amministrazione finanziaria, la Commissione Tributaria Regionale confermava la pronuncia di primo grado con la sentenza 86/2/05 depositata il 14.9.05.

L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale sulla scorta di un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 53 e 55 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3); motivazione insufficiente e contraddittoria su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Gli intimati I.R., I.S. e società Ialenti di Riccardo Ialenti & c. snc non si sono costituiti nel giudizio di cassazione.

Il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 8.3.011 in cui il PG ha concluso come in epigrafe.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

in via preliminare si deve dichiarare la nullità del giudizio di merito.

Le Sezioni Unite di questa Corte hanno infatti chiarito, con la sentenza n. 14815 del 2008, che – per il principio per cui i redditi delle società di persone si imputano automaticamente a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 TUIR) – la rettifica della dichiarazione dei redditi di una società di persone e le conseguenti rettifiche delle dichiarazioni dei redditi dei relativi soci si fondano su un accertamento unitario; dal che discende che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci (salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali);

cosicchè in tali casi ricorre una ipotesi di litisconsorzio necessario originario tra tutti questi soggetti, con conseguente nullità assoluta, rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento, del giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari.

Nella specie il giudizio di merito definito con la sentenza d’appello impugnata dalla difesa erariale si è svolto nel contraddittorio della società e dei soli soci R. e I.S. (detentori, rispettivamente, della, quota del 24% e della quota del 25% della società). Non hanno quindi partecipalo al giudizio gli altri soci (detentori del residuo 51% della società) e, pertanto, va dichiarata la nullità dell’intero giudizio per la mancata partecipazione al medesimo di tutti i litisconsorti necessari, tra i quali, a quanto emerge dagli atti, la coniuge di I.R. (socia all’1%, come si legge a pag. 2, righi 26 e 27, del ricorso) e il socio I.V., socio al 25%, destinatario di un avviso di accertamento impugnato in un giudizio a propria volta dichiarato nullo, anch’esso per la non integrità del contraddittorio, con l’ordinanza di questa Corte n. 11686 del 2009.

Ricorrono giusti motivi di compensazione delle spese.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassa la sentenza impugnata, dichiara la nullità dell’intero giudizio e rinvia la causa alla Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso.

Spese compensate.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2011

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