Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13291 del 18/05/2021

Cassazione civile sez. III, 18/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 18/05/2021), n.13291

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 37369/19 proposto da:

A.Y., elettivamente domiciliato a Roma, via Alberico II, n. 4,

(c/o avv. Farina), presso l’avvocato Paolo Coseano, che lo difende

in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso l’ordinanza del Giudice di pace di Udine 8.11.2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13 gennaio 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. A.Y., cittadino (OMISSIS) entrato clandestinamente in Italia, presentò domanda di protezione internazionale nel 2016. Venne rigettata con sentenza passata in giudicato.

Il ricorrente reiterò la suddetta domanda nel 2018, che in questo caso venne ritenuta inammissibile dalla competente commissione territoriale, perchè non fondata su fatti nuovi.

All’esito di queste vicende, il prefetto di Udine il 23 luglio 2019 ordinò l’espulsione dello straniero dal territorio nazionale.

2. A.Y. ha impugnato dinanzi al giudice di pace di Udine il provvedimento di espulsione.

L’impugnazione è stata rigettata con ordinanza dell’8 novembre 2019.

Tale provvedimento è stato impugnato per cassazione da A.Y. con ricorso fondato su due motivi.

La prefettura di Udine non si è difesa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7.

Deduce che il provvedimento di espulsione che gli è stato notificato era redatto in italiano e tradotto in inglese. Il ricorrente deduce che tale lingua non era a lui nota, e che sarebbe stato onere della pubblica amministrazione provare l’eventuale conoscenza, da parte dell’opponente, dell’italiano o di una delle cosiddette lingue veicolari.

1.1. Il motivo è fondato.

Il giudice di pace, infatti, ha rigettato il motivo di opposizione fondato sulla circostanza che il decreto espulsivo non fosse tradotto in lingua urdu con la seguente motivazione: “quanto alla mancata traduzione in lingua conosciuta dal ricorrente, il decreto di espor non è stato tradotto in inglese, ovvero in una delle cosiddette lingue veicolari, ai sensi dell’art. 2, comma 6 e art. 13, comma 7, del testo unico sull’immigrazione”.

Dalla motivazione del provvedimento impugnato non risulta, tuttavia, nè che il giudice di pace abbia indagato sull’effettiva conoscenza, da parte dell’opponente, della lingua italiana o di quella inglese; nè che l’amministrazione resistente abbia allegato e dimostrato l’incolpevole impossibilità di tradurre il decreto nella lingua del destinatario di esso.

1.2. Il provvedimento impugnato, pertanto, ha violato i principi ripetutamente affermati da questa Corte, riassumibili come segue.

Il decreto di espulsione deve essere redatto in una lingua nota all’interessato.

Se questi alleghi di non conoscere nè l’italiano, nè una delle lingue c.d. “veicolari” in cui il decreto di espulsione sia stato redatto (e cioè francese, inglese o spagnolo: D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 6), il provvedimento può produrre i suoi effetti solo in due casi.

Il primo caso è quello in cui il giudice di merito accerti, anche in via presuntiva, che lo straniero da espellere conosca l’italiano o una delle lingue veicolari (Sez. 1 -, Ordinanza n. 2953 del 31/01/2019, Rv. 652623 – 01).

Il secondo caso è quello in cui l’amministrazione alleghi, ed il giudice ritenga plausibile, l’impossibilità di predisporre un testo nella lingua conosciuta dallo straniero per la rarità di essa, oppure l’inidoneità di tale testo alla comunicazione della decisione in concreto assunta (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 13323 del 28/05/2018, Rv. 649327 – 01).

Quando non ricorra nè l’una, nè l’altra di tali circostanze, il decreto di espulsione redatto in una lingua che il destinatario alleghi di non conoscere è nullo (Sez. 3 -, Ordinanza n. 24015 del 30/10/2020, Rv. 659526 – 02).

1.3. Nel caso di specie pertanto il giudice di pace, dinanzi al motivo di opposizione con cui l’odierno ricorrente dedusse di non conoscere nè l’italiano nè l’inglese, non avrebbe potuto limitarsi a rilevare che “il decreto di espulsione è stato tradotto in inglese”, ma avrebbe dovuto accertare, alternativamente:

-) o che l’opponente mentiva, nel dichiarare di non conoscere l’italiano o l’inglese;

-) oppure che la prefettura era venuta a trovarsi incolpevolmente nell’impossibilità di tradurre il decreto di espulsione in lingua urdu.

L’ordinanza impugnata va dunque cassata con rinvio, affinchè il giudice di pace provveda a compiere i suddetti accertamenti e le conseguenti valutazioni, ovviamente con riferimento alle sole allegazioni già compiute ed alle sole prove già fornite dall’amministrazione, in considerazione del carattere chiuso del giudizio di rinvio.

2. Il secondo motivo di ricorso resta assorbito.

3. Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

PQM

(-) accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; cassa l’ordinanza impugnata e rinvia la causa al Giudice di pace Udine, in persona di altro Giudicante, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2021

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