Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13254 del 31/05/2010

Cassazione civile sez. lav., 31/05/2010, (ud. 27/01/2010, dep. 31/05/2010), n.13254

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BRUXELLES

59, presso lo studio dell’avvocato FERIOZZI ANTONIO, rappresentato e

difeso dall’avvocato DE GIROLAMO ANTONIO, giusta mandato a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIANI

GIUSEPPE, STUMPO VINCENZO, TRIOLO VINCENZO, giusta mandato in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente in mandato –

avverso la sentenza n. 3355/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 23/09/2005 r.g.n. 1311/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/01/2010 dal Consigliere Dott. MONACI Stefano;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo

del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia trova origine nella richiesta dell’assicurato signor M.E. di percepire gli assegni familiari per il figlio non convivente, ma assegnato alla madre dopo la separazione del M. stesso dalla moglie.

L’interessato ha chiesto in giudizio la condanna dell’Inps a corrispondergli gli assegni, e l’Istituto assicuratore ha proposto azione riconvenzionale per la restituzione delle somme che l’assicurato avrebbe riscosse indebitamente. Il giudice di primo grado rigettava la domanda dell’assicurato ed accoglieva per gran parte di quanto richiesto quella riconvenzionale di restituzione.

Con sentenza n. 3355/04, depositata in cancelleria il 23 settembre 2005 (e, per quanto risulta, non notificata), la Corte d’Appello di Roma, decidendo sull’appello proposto dal M.E., dichiarava la ripetibilita’ nei limiti dei tre quarti dell’indebito contestato con lettera del 6 maggio 1999.

La sentenza di appello riteneva che il diritto del prestatore agli assegni familiari fosse venuto meno perche’ il figlio, per cui per cui percepiva gli assegni familiari, era stato assegnato alla madre in sede di separazione.

Solo il coniuge affidatario aveva diritto a percepire gli assegni familiari sia che di essi abbia diritto per un suo rapporto di lavoro, sia che di esso fosse titolare l’altro coniuge.

L’Inps aveva contestato, appunto con lettera del 6 maggio 1999, l’indebito per le somme indebitamente riscosse, e questa domanda doveva essere accolta nei limiti dei tre quarti, perche’ i redditi del M. nell’anno 2000 erano stati superiori ai limiti indicati nella L. n. 448 del 2001 (Legge Finanziaria per il 2002).

Avverso la sentenza d’appello l’interessato ha proposto ricorso per Cassazione con due motivi di impugnazione, notificato, in termine, il 20 settembre 2006.

L’Istituto assicuratore si e’ limitato a depositare procura professionale rilasciata in calce alla copia notificata del ricorso, senza svolgere una specifica attivita’ difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Nel primo motivo si deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. e error in procedendo.

Il ricorrente lamenta che Corte d’Appello non avrebbe motivato su di un punto della propria impugnazione, quello in cui argomentava che doveva essere ulteriormente ridotto l’importo da restituire all’istituto a titolo di assegni familiari indebiti, sia perche’ parte delle somme richieste erano state percepite dal M. per altri due figli a proprio carico, sia per il suo stato di buona fede.

Quest’ultimo contesta i calcoli del consulente tecnico di ufficio, fatti propri dal giudice di merito, e sostiene che il giudice di secondo grado si era limitato a stabilire quale fosse la quota indebita non recuperabile, ma non l’ammontare della somma da cui scomputare la quarta parte non restituibile.

2. Nel secondo motivo il ricorrente lamenta, in via gradata, l’omessa o insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia, e ripropone sotto un diverso profilo la medesima problematica. Sostiene che il CTU di primo grado aveva detratto gli importi corrisposti per gli altri due figli non dalla somma effettivamente corrisposta a titolo di assegni familiari, ma da quella maggiore versata anche ad altro titolo (maggiorazioni che gli spettavano per gli altri due figli, compensazioni per omessi o ritardati pagamenti per il secondo ed il terzo figlio).

Anche su questo punto la sentenza non aveva motivato, e non vi era neppure un richiamo generico alle risultanze della consulenza tecnica.

3. Il ricorso non e’ fondato e non puo’ trovare accoglimento.

Va premesso, per chiarezza, che, in linea di principio, la sentenza della Corte d’Appello di Roma applica correttamente la legge. Da un lato il diritto del ricorrente a percepire gli assegni familiari per quel determinato figlio era venuto meno a seguito dell’affidamento di quest’ultimo alla madre in sede di separazione coniugale, rendendo cosi’ indebita la loro percezione da parte del M., dall’altro le somme indebitamente percepite nel periodo di riferimento (che e’ anteriore al gennaio 2001) erano ripetibili nei limiti dei tre quarti, qualora l’assicurato avesse superato il limite di reddito imponibile di Euro 8.263,31, indicato dalla legge (L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 38, comma 7), perche’ non risulta che il reddito imponibile del M. fosse inferiore all’importo indicato.

4. I due motivi sono strettamente connessi e devono pertanto essere trattati congiuntamente.

Nelle sue censure il ricorrente prospetta una questione giuridica che presuppone, pero’, un accertamento di fatto relativo all’esistenza di un errore materiale nella individuazione della base di calcolo su determinare la quarta parte non soggetta a restituzione.

Le circostanze di fatto indicate nel ricorso e di cui il giudice non avrebbe tenuto conto non risultano, pero’, dal testo della sentenza impugnata.

Nella parte narrativa del ricorso per cassazione sono riportate soltanto tra quelle dedotte in sede di appello, ma non viene precisato che lo erano state nel giudizio di primo grado.

Manca dunque ogni prova che fossero state dedotte fin dal ricorso introduttivo.

Come recentemente sottolineato da questa Corte, “qualora si lamenti che una questione giuridica, implicante un accertamento di fatto, non risulta trattata in alcun modo nella sentenza impugnata (nella specie: omessa pronunzia su una eccezione) il ricorrente, al fine di evitare la statuizione d’inammissibilita’ per novita’ della censura, ha l’onere non solo di allegare la avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice del merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dare modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicita’ di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa”. (Cass. civ., 16 aprile 2009, n. 9021).

Nel caso di specie il ricorrente lo ha fatto soltanto nella fase di appello, ma non in quella di primo grado, ne’, tanto meno, nel ricorso introduttivo del giudizio.

Le censure proposte percio’ risultano tardive per novita’ della questione.

Questo comporta l’infondatezza del ricorso che non puo’ che essere rigettato.

Dato che l’Istituto assicuratore intimato non ha svolto attivita’ difensiva in questa fase, la Corte non deve provvedere sulle spese.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Cosi’ deciso in Roma, il 27 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2010

 

 

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