Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13254 del 30/06/2020

Cassazione civile sez. I, 30/06/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 30/06/2020), n.13254

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31159/2018 proposto da:

A.M.T.G., elettivamente domiciliato presso la

Cancelleria della I sezione civile della Suprema Corte di Cassazione

e rappresentato e difeso dall’avvocato CERIO ENNIO;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata il

17/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/12/2019 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Campobasso, con decreto depositato in data 17.9.2018, ha rigettato la domanda proposta da G.T.M., cittadino del (OMISSIS), volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale o, in subordine, della protezione umanitaria.

E’ stato, in primo luogo, ritenuto che difettassero i presupposti per il riconoscimento in capo al ricorrente dello status di rifugiato, non essendo il suo racconto stato ritenuto credibile (costui, militare di carriera, aveva riferito di essere fuggito dalla (OMISSIS) per il timore di essere ucciso dagli altri militari, essendo fuggito da un campo di addestramento in cui si erano verificati episodi sinistri di cui lo stesso era stato testimone).

Al richiedente è stata inoltre negata la protezione sussidiaria, essendo stata ritenuta l’insussistenza di una situazione di violenza generalizzata nel paese di provenienza.

Il ricorrente non è stato comunque ritenuto meritevole del permesso per motivi umanitari per carenza di una condizione di vulnerabilità.

Ha proposto ricorso per cassazione G.T.M. affidandolo ad un unico articolato motivo.

Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente al solo scopo di una eventuale partecipazione ad un’udienza di discussione.

Il ricorrente ha depositato la memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Espone il ricorrente che, alla luce di quanto disposto dalla norma sopra indicata, l’obbligo di cooperazione che incombe sull’autorità decidente impone alla stessa di fare riferimento, per contestare seriamente la domanda di protezione internazionale formulata da un soggetto richiedente, a reputate ed apprezzate fonti istituzionali internazionali (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, osservatori vari, riviste specializzate nell’analisi dei sistemi politico-giuridici).

In particolare, premesso che l’asserita inverosimiglianza e contraddittorietà del racconto del richiedente non può essere da sola motivo di esclusione della protezione sussidiaria – ricorrendo il pericolo di danno grave alla persona allorquando il grado di violenza indiscriminata è così elevato da fondare il timore per qualsiasi civile, in caso di rimpatrio nella regione di provenienza, di subire la detta minaccia per la sua sola presenza sul territorio – l’autorità giudiziaria, per escludere l’esistenza di una situazione di pericolo per i civili in una determinata regione di uno Stato, deve fare riferimento a fonti autorevoli.

Nel caso di specie, il giudice di merito ha valutato in maniera apodittica la situazione del suo paese di provenienza, non indicando, nel ritenere insussistente una situazione di violenza diffusa ed indiscriminata, alcuna fonte internazionale qualificata ed autorevole, se non con un mero richiamo all’ultimo report di Amnesty International, peraltro, nella parte relativa alla (OMISSIS).

Infine, espone il ricorrente che le sue doglianze possono essere ritenute valide anche per il riconoscimento della protezione umanitaria, potendosi ben valorizzare a tal fine la situazione di insicurezza del paese d’origine.

2. Il ricorso è inammissibile.

Va preliminarmente osservato, quanto alla richiesta protezione sussidiaria, che questa Corte ha più volte statuito che, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, deve essere interpretata, in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), nel senso che il grado di violenza indiscriminata deve avere raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 13858 del 31/05/2018, Rv. 648790).

Nel caso di specie, il giudice di merito, valorizzando una fonte internazionale accreditata e recente come il rapporto di Amnesty International 2017-2018, ha evidenziato l’insussistenza di una situazione di violenza indiscriminata nel paese di provenienza del ricorrente e tale accertamento costituisce apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità (Cass. 12/12/2018 n. 32064). Ne consegue che le censure del ricorrente, sul punto, si configurano come di merito, e, come tali, inammissibili in sede di legittimità, essendo finalizzate esclusivamente a sollecitare una rivalutazione del materiale probatorio già esaminato dal giudice di merito.

Nè può il ricorrente sostenere che non sia stata citata dal giudice di merito alcuna fonte internazionale qualificata in ordine alla situazione politico-sociale del (OMISSIS).

Come evidenziato recentemente da questa Corte (Cass. n. 13449/2019), l’indicazione delle fonti di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 non ha carattere esclusivo, ben potendo le informazioni sulle condizioni del Paese estero essere tratte da concorrenti canali di informazione, quali ad esempio i siti internet delle principali organizzazioni non governative attive nel settore dell’aiuto e della cooperazione internazionale, come ad esempio Amnesty International e Medici Senza Frontiere.

Infine, meramente assertive sono le deduzioni con cui il ricorrente lamenta che il Tribunale avrebbe esaminato il rapporto di Amnesty International con riferimento alla situazione della (OMISSIS).

Anche la richiesta di protezione umanitaria è inammissibile.

Va preliminarmente osservato che questa Corte ha già avuto modo di affermare che, anche ove sia dedotta dal richiedente una effettiva e significativa compromissione dei diritti fondamentali inviolabili nel paese d’origine, pur dovendosi partire, nella valutazione di vulnerabilità, dalla situazione oggettiva di tale paese, questa deve essere necessariamente correlata alla condizione personale che ha determinato la ragione della partenza. Infatti, ove si prescindesse dalla vicenda personale del richiedente, si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti, e ciò in contrasto con il parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (in questi termini Cass. n. 4455 del 23/02/2018).

Nel caso di specie, oltre a non essere stato dedotto assolutamente nulla dal ricorrente in ordine alle condizioni personali di vita prima della sua partenza dal paese d’origine (se non con riferimento ai motivi del suo allontanamento, ritenuti e non credibili dal Tribunale), è stata dedotta la violazione dei diritti fondamentali in (OMISSIS) in modo molto generico, per lo più con riferimento alla situazione di instabilità ed insicurezza presente nel paese.

L’accerta inammissibilità del ricorso non comporta comunque la condanna ricorrente al pagamento delle spese processuali, in relazione all’inammissibilità per tardività della costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, del ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2020

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