Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13231 del 25/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 07/04/2017, dep.25/05/2017),  n. 13231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9852-2016 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VITTORIA

COLONNA 32, presso lo studio dell’Avvocato UGO ARCURI, rappresentato

e difeso dall’Avvocato M.F.;

– ricorrente –

contro

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA;

– intimata –

nonchè contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA, depositata il

03/03/2016.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/04/2017 dal Consigliere GIUSTI ALBERTO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che l’Avv. M.F. ha proposto opposizione, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 e dell’art. 702 – bis c.p.c., avverso il decreto con il quale il Tribunale di Reggio Calabria, in composizione collegiale, aveva liquidato in favore dello stesso, quale difensore di L.G., ammesso al patrocinio a spese dello Stato, la complessiva somma di Euro 463,50, oltre accessori di legge, in relazione al procedimento per separazione consensuale recante il n. 24/2001 R.G.A.C., definito con decreto di omologazione;

che il Tribunale di Reggio Calabria, con ordinanza in data 3 marzo 2016, ha rigettato l’opposizione, rilevando che le ragioni addotte dall’opponente a sostegno della proposta opposizione non sono condivisibili, non essendo stato dimostrato che l’incarico svolto abbia presentato aspetti di particolare complessità, e sottolineando anzi che la natura della causa, la durata, la qualità e la quantità dell’attività professionale espletata dal predetto difensore nel procedimento summenzionato, avuto riguardo all’esito consensuale della vicenda processuale, fanno ritenere che l’importo liquidato a titolo di compensi sia congruo;

che per la cassazione dell’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria l’Avv. M. ha proposto ricorso, con atto notificato il 12 aprile 2016, sulla base di un motivo;

che l’intimato Ministero della giustizia non ha resistito con controricorso, limitandosi a depositare un atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che è inammissibile l’unico motivo di cui si compone il ricorso (violazione e/o errata interpretazione del D.M. 8 aprile 2004, n. 127, in combinato disposto con il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 130), perchè la dedotta violazione della inderogabilità delle tariffe forense è fatta dipendere da una nuova valutazione, nel merito, delle attività prestate dal professionista e delle prove a tal fine fornite, con particolare riferimento al mutamento del titolo della separazione (da giudiziale a consensuale) ed al fatto che la difesa non si sarebbe esaurita in una mera assistenza alle udienze;

che sotto questo profilo, il motivo – che neppure deduce il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e che omette di specificamente indicare gli atti su cui il ricorso si fonda – si risolve in una generica richiesta con cui vengono sottoposti alla Corte profili relativi alla ricostruzione dell’attività professionale svolta dall’Avv. M., che sono insindacabili in sede di legittimità;

che il ricorso è dichiarato inammissibile;

che non vi è luogo a pronuncia sulle spese, non avendo l’intimato Ministero svolto attività difensiva in questa sede;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

 

dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA