Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13229 del 25/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 04/04/2017, dep.25/05/2017),  n. 13229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2819-2015 proposto da:

C.L., V.L. elettivamente domiciliati in ROMA VIALE

DELLE MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI ANGELOZZI,

rappresentati e difesi dall’avvocato GIOVANNI POLLO POESIO;

– ricorrente –

contro

R.R., F.S., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA DEL FOSSO CENTRONI 129, presso lo studio dell’avvocato ROBERTA

DULCETTI, rappresentati e difesi dall’avvocato GIANFRANCO CORI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 109/2014 del TRIBUNALE di AVEZZANO, depositata

il 16/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/04/2017 dal Consigliere Dott. CORRENTI VINCENZO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– F.S. (cui sono in corso di causa succeduti i legittimi eredi) convenne in giudizio V.L. e C.L., chiedendo dichiararsi la sua esclusiva proprietà su una particella di terreno e, per l’effetto, la condanna dei convenuti alla rimozione delle piantagioni e delle opere sulla stessa realizzate;

– i convenuti resistettero alla domanda, eccependo la maturata prescrizione acquisitiva del diritto di proprietà;

– il Tribunale di Avezzano accolse le domande attoree;

– sul gravame proposto da V.L. e C.L., la Corte di Appello di L’Aquila dichiarò, ai sensi degli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c., inammissibile il gravame;

– per la cassazione della decisione di appello ricorrono V.L. e C.L. sulla base di tre motivi;

– resistono con controricorso R.R. e F.S.,che hanno anche presentato memoria;

Atteso che:

– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 948 c.c., per avere la Corte di Appello ritenuto che essi non avessero contestato l’avverso titolo di proprietà e che l’onere dell’attore in rivendica di provare la proprietà del fondo attenuato) è manifestamente fondato, in quanto:

1) il rigore del principio secondo il quale l’attore in rivendica deve provare la sussistenza dell’asserito diritto di proprietà sul bene anche attraverso i propri danti causa fino a risalire ad un acquisto a titolo originario, ovvero dimostrare il compimento dell’usucapione, non è, di regola, attenuato dalla proposizione, da parte del convenuto, di una domanda riconvenzionale (o, come nel caso di specie, di un’eccezione) di usucapione (atteso che il convenuto in un giudizio di rivendica non ha l’onere di fornire alcuna prova, pur nell’opporre un proprio diritto di dominio sulla cosa rivendicata), anche se la mancata contestazione, da parte del convenuto stesso, dell’originaria appartenenza del bene rivendicato al comune autore ovvero ad uno dei danti causa dell’attore comporta che il rivendicante possa, in tal caso, limitarsi alla dimostrazione di come il bene in contestazione abbia formato oggetto di un proprio, valido titolo di acquisto. Infatti, l’opposizione di un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo a quello del titolo di acquisto del rivendicante comporta che – attenendo il thema disputandum all’appartenenza attuale del bene al convenuto in forza dell’invocata usucapione e non già all’acquisto di esso da parte dell’attore – l’onere probatorio del rivendicante possa legittimamente ritenersi assolto per effetto del fallimento dell’avversa prova della prescrizione acquisitiva, con la dimostrazione della validità del titolo in base al quale quel bene gli era stato trasmesso dal precedente titolare (Sez. 2, Sentenza n. 7529 del 30/03/2006; conf. Sez. 2, Sentenza n. 20037 del 22/09/2010 e Sez. 2, Sentenza n. 8215 del 22/04/2016);

2) nel caso di specie, da un lato, i convenuti si sono limitati a non contestare il titolo della proprietà attorea (rogito notarile del 1965), ma la non contestazione non si è estesa all’originaria appartenenza del bene rivendicato al comune autore ovvero ad uno dei danti causa dell’attore; e, dall’altro, quanto al dies a quo di decorrenza dell’ipotetico possesso utile all’usucapione, hanno dedotto (cfr. pag. 14 del ricorso) che il F., con il frazionamento del terreno e con la costruzione del muro (vale a dire, con attività poste in essere nel 1986 e, quindi, ben 21 anni dopo l’acquisto della proprietà), avrebbe riconosciuto una situazione, di fatto e di diritto, “creatasi da moltissimo tempo sui luoghi di causa”, ma non hanno invocato un possesso reni sibi habendi iniziato dopo il 1965;

3) in quest’ottica, l’onere probatorio posto a carico dell’attore non doveva reputarsi attenuato dalla proposizione da parte del convenuto dell’eccezione riconvenzionale di usucapione, atteso che, quando invoca l’acquisto per usucapione, il convenuto non si limita ad opporre la tutela garantita dalla legge a favore del possessore indipendentemente da un corrispondente diritto di proprietà, ma deduce di possedere nella qualità di proprietario (Sez. 2, Sentenza n. 22418 del 29/11/2004);

4) ne consegue che il F. non ha assolto l’onere probatorio a suo carico mediante la produzione del solo atto di acquisto notarile del 1965;

il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1158 e 2697 c.c., nonchè la carente e contraddittoria ricostruzione della fattispecie in relazione ad un punto decisivo della controversia riguardante la prova dell’avvenuta usucapione, per aver la Corte di Appello ritenuto contraddittoria la prova per testi assunta in ordine all’avvenuta coltivazione del fondo, nonostante le deposizioni testimoniali fossero state chiare e precise) resta assorbito nell’accoglimento del precedente, in quanto la prova testimoniale era diretta a sostenere l’eccezione di usucapione, a sua volta finalizzata esclusivamente a paralizzare l’avversa domanda di rivendica;

– il terzo motivo di ricorso (col quale si deduce la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto decisivo per il giudizio, per non aver la Corte di Appello considerato che, alla stregua della delibera comunale n. 34 del Comune di Capistrello del 30.5.2008, il passaggio tramite le particelle nn. (OMISSIS), necessario per accedere a quella rivendicata, era all’epoca precluso dalla presenza di materiali ed ostacoli vari) resta anch’esso assorbito nell’accoglimento del primo;

– il ricorso va, pertanto, accolto con cassazione e rinvio.

PQM

Accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbiti i restanti, cassa la decisione impugnata e rinvia alla Corte di appello dell’Aquila in diversa composizione.

La presente ordinanza è stata redatta con la collaborazione dell’assistente di studio Dott. P.A..

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile, il 4 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2017

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