Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13229 del 17/05/2021

Cassazione civile sez. I, 17/05/2021, (ud. 18/02/2021, dep. 17/05/2021), n.13229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17888/2020 proposto da:

S.S., elettivamente domiciliato in Isernia, via XXIV Maggio n.

33, presso lo studio dell’avv. P. Sassi, che lo rappresenta e

difende, come da procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositato il

12/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Campobasso ha respinto il ricorso proposto da S.S. cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale sia come “rifugiato” che nella forma della protezione sussidiaria che di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di essere scappato dal suo paese per timore dello zio, il quale si era impossessato dei beni del padre defunto oltre ad avere sposato la madre, e al quale aveva sottratto una parte dei beni per guadagnare un pò di soldi.

A supporto della decisione di rigetto, il tribunale ha ritenuto che il racconto del ricorrente non consentiva l’accesso ad alcuna forma di protezione internazionale, per essere estraneo al perimetro dei presupposti per concedere tale protezione, in quanto la vicenda era personale e privata dovuta ai dissidi insorti con lo zio in ordine alla eredità di suo padre. Il tribunale ha accertato, inoltre, l’assenza di situazioni violenza indiscriminata nel (OMISSIS) non sussistendo conflitti armati in corso. Il tribunale non ha ravvisato, inoltre, la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.

Contro il decreto del medesimo Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione del Tribunale: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e successive modifiche, perchè il tribunale aveva esaminato la situazione generale del paese di provenienza del ricorrente senza citare alcuna fonte informativa; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 9, 14 e art. 27, comma 1 bis, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 1, lett. e) e g), art. 3, art. 14, art. 16, comma 1, lett. b) e per vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla mancata valutazione della vicenda personale del richiedente, ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato e della situazione esistente in (OMISSIS) sulla base della documentazione allegata e dell’omessa attività istruttoria. Mancanza totale di motivazione; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e vizio di omesso esame di un fatto decisivo, in relazione alla mancata valutazione della situazione esistente in (OMISSIS) sulla base della documentazione allegata e dell’omessa attività istruttoria.

Il primo motivo è infondato, in quanto il tribunale conduce l’accertamento sulla situazione generale del paese, alla luce di precise fonti informative (sito della Farnesina aggiornato al marzo 2020), mentre il ricorrente esprime una censura generica senza proporre neppure fonti alternative.

Il secondo motivo è inammissibile, perchè solleva censure di merito sull’accertamento, condotto dal Tribunale, sulla situazione generale del paese di provenienza, formulato in termini di mero dissenso e in maniera non consentita nel presente giudizio di legittimità (Cass. n. 25608/13). Inoltre, la richiesta di audizione è risultata generica (Cass. n. 21584/20).

Il terzo motivo è infondato, in quanto la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455/18), è stata effettuata dal Tribunale che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2021

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