Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13226 del 17/05/2021

Cassazione civile sez. I, 17/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 17/05/2021), n.13226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 18721/2017 proposto da:

Sgobbo Costruzioni S.r.l., in persona del liquidatore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Licio Giorgieri n. 82, presso

lo studio dell’Avvocato Carlo Ciarmoli, che la rappresenta e difende

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Società Cooperativa Edilizia a r.l. Il Tricolore, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, Via Lazio n. 20-c, presso lo studio dell’Avvocato Giuseppe

D’Onofrio, rappresentata e difesa dagli Avvocati Umberto Forcelli, e

Cinzia Talamo, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Bari del 19/7/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/2/2021 dal cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Sgobbo Costruzioni s.r.l. proponeva reclamo, ai sensi del combinato disposto della L.Fall., artt. 22 e 195, avverso il decreto con cui il tribunale di Foggia aveva rigettato la sua istanza di dichiarazione di insolvenza della soc. coop. edilizia a r.l. “Il Tricolore”. La Corte d’appello di Bari escludeva che la cooperativa reclamata versasse in stato di insolvenza, dato che la stessa aveva seriamente contestato il credito vantato dalla controparte, in presenza di vizi dell’opera realizzata da Sgobbo Costruzioni s.r.l., come era stato accertato dal C.T.U. nominato in sede di accertamento tecnico preventivo.

2. Per la cassazione del decreto di rigetto del reclamo ha proposto ricorso Sgobbo Costruzioni s.r.l. prospettando tre motivi di doglianza, ai quali ha resistito con controricorso la soc. coop. edilizia a r.l. “Il Tricolore”.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. Occorre preliminarmente rilevare, nel senso eccepito dalla compagine controricorrente, l’inammissibilità del ricorso presentato. In vero, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte il decreto reiettivo del reclamo che, a sua volta, ha respinto l’istanza di fallimento non è idoneo al giudicato e non è, dunque, ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, posto che, oltre a non essere un provvedimento definitivo, non ha neppure natura decisoria su diritti soggettivi, non essendo il creditore portatore del diritto al fallimento del proprio debitore (cfr. Cass. 5069/2017, Cass. 20297/2015, Cass. 6683/2015, Cass. 19446/2011, Cass. 21834/2009, Cass., S.U., 26181/2006, Cass. 15018/2001).

Questo principio trova applicazione anche rispetto all’accertamento giudiziario dello stato di insolvenza di un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa, in quanto il decreto con cui la Corte d’appello respinge il reclamo avverso il rigetto del ricorso presentato a tal fine rimane regolato sempre dalla L.Fall., art. 22, cui la L.Fall., art. 195, comma 6, rimanda, e ha la stessa natura del provvedimento che respinge il reclamo avverso il rigetto dell’istanza di fallimento, trattandosi di verificare anche in questo caso il ricorrere dei presupposti per dare avvio alla procedura concorsuale.

Ne discende che pure la statuizione di rigetto resa ai sensi del combinato disposto della L.Fall., artt. 195 e 22 non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, difettando dei requisiti della definitività (in quanto la richiesta di dichiarazione di insolvenza è riproponibile) e della decisorietà (perchè non incide su un diritto del creditore).

L’inammissibilità dell’impugnazione presentata rende superfluo l’esame dei motivi di ricorso proposti al suo interno.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.300, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2021

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