Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13219 del 17/05/2021

Cassazione civile sez. I, 17/05/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 17/05/2021), n.13219

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10682/2015 r.g. proposto da:

B.E., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce alla memoria di

costituzione di nuovo difensore, dall’avvocato Damiano Iuliano,

presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Napoli, Via

Pietro Colletta n. 35;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) s.n.c. (OMISSIS) (cod. fisc. (OMISSIS)), in

persona del curatore p.t., rappresentato e difeso, giusta procura

speciale apposta in calce al controricorso, dall’avvocato Vittorio

Sellitti, elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Luigi

Calamatta n. 16, presso lo studio dell’Avvocato Rosario Criscuolo;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso il decreto emesso dal Tribunale di Napoli, depositato in data

30.3.2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/1/2021 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. B.E. domandò l’ammissione allo stato passivo del Fallimento della s.n.c. (OMISSIS) del credito di complessivi Euro 155.041,01, vantato, in virtù del rapporto di lavoro intrattenuto con la fallita, a titolo di TFR e differenze retributive, nonchè del credito di Euro 100.000, preteso a restituzione della somma versata alla società all’atto della stipula di un contratto rimasto inadempiuto.

La domanda fu accolta in minima parte dal G.D., che ritenne provato il solo credito da lavoro di Euro 16.010,56, corrispondente al TFR.

L’opposizione L.Fall., ex art. 98 proposta da B. contro il provvedimento è stata integralmente respinta dal Tribunale di Napoli, che invece, in accoglimento dell’impugnazione incidentale svolta dal Fallimento nella comparsa di costituzione, ha escluso dallo stato passivo anche il credito per TFR ammesso dal G.D.

Il giudice del merito ha in primo luogo osservato che, secondo quanto dedotto dal curatore in via di impugnazione incidentale, B. non aveva fornito prova che le prestazioni da lui svolte in favore della fallita, di cui era stato socio, trovassero la loro fonte in un rapporto di lavoro subordinato; ha quindi affermato che l’ulteriore pretesa creditoria azionata dall’opponente risultava paralizzata dalla fondata eccezione di compensazione sollevata dal fallimento; ha al riguardo rilevato: che alla scrittura negoziale del 5.7.2011- dalla quale emergeva che B. aveva versato alla società poi fallita un acconto di Euro 100.000 sul maggior prezzo pattuito in corrispettivo della promessa, futura cessione di un ramo d’azienda, in realtà mai intervenuta – aveva fatto seguito la Delib. assembleare 26 settembre 2011, in base alla quale lo stesso B. si era impegnato a cedere la propria quota di partecipazione sociale al valore nominale e, poichè questo era negativo, a corrispondere Euro 173.000 subito dopo il perfezionamento del contratto, nonchè ad accollarsi un residuo debito di Euro 26.000 ed un terzo dei debiti verso i fornitori; che, sempre con la stessa delibera, gli altri due soci si erano impegnati a tenere indenne il B. da ogni pretesa collegata alle fideiussioni da lui rilasciate e alla residua esposizione debitoria della società verso gli istituti di credito; che tuttavia l’obbligo di manleva doveva ritenersi collegato alla promessa, contestualmente assunta dal B., di non comunicare alle banche la propria fuoriuscita dalla compagine sociale, mentre doveva escludersi un vincolo di sinallagmaticità fra tale obbligo e le obbligazioni di pagamento assunte dall’opponente in vista della cessione della propria quota; che andava altresì escluso un collegamento negoziale fra la delibera e la scrittura del 5.7.2011; che dunque, non avendo B. adempiuto alle proprie obbligazioni e non potendosi accogliere l’eccezione di inadempimento da lui opposta ai sensi dell’art. 1460 c.c., v’era prova dell’esistenza di un credito della fallita nei suoi confronti superiore a quello restitutorio vantato.

2. Il decreto, pubblicato il 30.3.2015, è stata impugnato da B.E. con ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, cui il Fallimento di P.B. s.n.c. ha resistito con controricorso, con il quale ha anche avanzato ricorso incidentale per un motivo.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo B. – lamentando violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c., L.Fall., artt. 98 e 99 – si duole che il tribunale abbia ritenuto ammissibile l’impugnazione incidentale proposta dal curatore, il cui accoglimento ha comportato la reformatio in peius del provvedimento del G.D., nonostante la natura impugnatoria in senso stretto del giudizio di opposizione allo stato passivo, che preclude la proposizione di nuove domande ed eccezioni e nel quale, pertanto, non possono essere introdotte questioni nuove, che non siano state già sottoposte all’esame del G.D.

Lamenta, per le stesse ragioni, anche l’accoglimento dell’eccezione di compensazione.

Il motivo è infondato per quest’ultima parte, atteso che, ai sensi della L.Fall., art. 99, nel giudizio di opposizione allo stato passivo il divieto di ius novorum di cui all’art. 345 c.p.c. non opera con riguardo alle eccezioni proponibili dal curatore, il quale può formularne anche nuove, non sottoposte all’esame del g.d., purchè entro il termine (di dieci giorni prima dell’udienza) assegnatogli per costituirsi tempestivamente (da ultimo, fra molte, Cass. nn. 27940/2020, 27902/2020, 21490/2020).

La censura va invece accolta nella parte in cui denuncia l’inammissibilità dell’impugnazione incidentale proposta dal Fallimento, anche se per ragioni diverse da quelle dedotte dal ricorrente che, tuttavia, non essendosi verificata sul punto alcuna preclusione processuale, possono essere rilevate anche d’ufficio nella presente sede di legittimità. (Cass. S.U. n. 16979/2019, Cass. nn. 1188/2007, 15705/2006).

Questa Corte è infatti ferma nel ritenere che l’opposizione allo stato passivo del fallimento (come disciplinata a seguito del D.Lgs. n. 169 del 2007), ancorchè avente natura impugnatoria, costituendo il rimedio avverso la decisione sommaria del giudice delegato, non è un giudizio di appello, per cui il relativo procedimento è integralmente disciplinato dalla legge fallimentare, la quale prevede che avverso il decreto di esecutività dello stato passivo possano essere proposte solo l’opposizione (da parte dei creditori o dei titolari di diritti su beni), l’impugnazione (da parte del curatore o di creditori avverso un credito ammesso) o la revocazione. Ciascuno di tali rimedi, peraltro, può essere utilizzato, dal soggetto legittimato, esclusivamente entro il termine di cui alla L.Fall., art. 99, restando concettualmente inconfigurabile un’impugnazione incidentale, tardiva o tempestiva, atteso che, ove il termine sia ancora pendente, non può che essere proposta l’impugnazione a sè spettante, mentre, se sia ormai decorso, si è decaduti dalla possibilità di contestare autonomamente lo stato passivo (Cass. n. 9617/2016; ordd. n. 24489/2016; n. 21581/2018).

L’impugnazione incidentale proposta dal Fallimento nella comparsa di costituzione e risposta era dunque inammissibile. Ne consegue che sull’accertamento compiuto dal G.D. in ordine alla sussistenza del rapporto di lavoro subordinato intrattenuto dall’odierno ricorrente con la fallita, si era formato il giudicato interno, sicchè il tribunale, per un verso, non poteva escludere dallo stato passivo il credito per TFR del B. già ammesso, e, per l’altro, si sarebbe dovuto limitare a stabilire se le prove orali e documentali offerte dall’opponente (le prime ritenute generiche in ragione dell’errato presupposto che fosse ancora controversa l’esistenza del vincolo di subordinazione, le seconde neppure esaminate) valessero a dimostrare il suo diritto ad ottenere l’ammissione anche degli ulteriori crediti da lavoro pretesi.

2. Resta assorbito il secondo motivo del ricorso, con il quale B. lamenta l’errata od omessa valutazione di tali prove.

3. Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1243 e 1322 c.c., nonchè vizio di omesso esame di fatto decisivo in relazione al capo della pronuncia che ha respinto la domanda di ammissione del credito da lui vantato a titolo restitutorio, accertando la sussistenza di un maggior credito della s.n.c. nei suoi confronti da opporre in compensazione. B. osserva che il credito della fallita non poteva ritenersi liquido; lamenta, inoltre, l’erroneità dell’interpretazione fornita dal giudice in ordine all’assenza di collegamento negoziale tra la scrittura privata del 5.7.2011 e la Delib. assembleare 26 settembre 2011, nonchè fra le varie pattuizioni della stessa delibera, ed assume di aver legittimamente rifiutato di adempiere alle proprie obbligazioni in ragione dell’inadempimento di quelle assunte dalla società e dagli altri due soci nei suoi confronti.

Il motivo è inammissibile, in quanto si risolve nella richiesta – fondata su considerazioni meramente assertive – di un’interpretazione dei contratti e delle singole clausole negoziali difforme da quella compiuta dal giudice del merito, senza che sia neppure invocata la violazione degli artt. 1362 c.c. e ss. e senza che sia specificamente indicato il fatto decisivo omesso che, ove considerato, avrebbe potuto condurre all’accoglimento in parte qua dell’opposizione.

All’accoglimento, per quanto di ragione, del primo motivo del ricorso principale conseguono la cassazione del decreto impugnato e il rinvio della causa al Tribunale di Napoli in diversa composizione, per l’esame nel merito della domanda di B. di ammissione dei maggiori crediti vantati in virtù del rapporto di lavoro intrattenuto con la fallita.

Il ricorso incidentale del Fallimento – che lamenta l’errata regolamentazione delle spese del giudizio di merito – è assorbito.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie, nei termini di cui in motivazione, il primo motivo del ricorso principale; dichiara inammissibile il terzo ed assorbiti il secondo e l’unico motivo del ricorso incidentale; cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia al Tribunale di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2021

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